domenica 16 ottobre 2011

Teresa e i disordini di Piazza (Roma 15 Ottobre 2011)

Tanto si sapeva di questa robaccia.
Sapevamo che qualcuno avrebbe armato della gentaccia per infilarla, a bella posta, in un ottobrino corteo pacifista.
Qualcuno ci tiene a far confusione quando si tratta del bene della nazione.

L’anno passato Terry era in centro per commissioni, quando nel bel mezzo di un corteo studentesco volarono lacrimogeni, pugni e ceffoni.
Teresa li vide bene, erano solo una decina e assai esperti, i tizi che impartivano ordini e creavano disordini, non ragazzini sbarbati della Roma bene, non quelli dei centri sociali –che poi sono uguali- a parte l’aria alternativa e la birra tra le mani.
Quelli in mezzo alla guerriglia erano gentaglia, erano neri e, dipinta in faccia, avevano un’aria da canaglia.
In quel momento si lottava contro la Gelmini, che poi, solo dopo aver tagliato, dice di avere esagerato, perché qualcosa di positivo deve pur fare, viste le cazzate che si lascia sfuggire.

E così l’Italia onesta e precaria, quella che vuole solo una vita serena e tranquilla, si trova immischiata a chi sobilla, confusa con chi vuole trasformare la medicina in veleno, con chi vuol tenerci separati perché così contiamo meno.
Potrebbe scapparci il morto e quello già c’è stato, anzi ce ne sono stati anche troppi di fatti secretati, di stragi impunite e di ideali massacrati.
Ma forse ne abbiamo abbastanza di esser strumentalizzati.
Qui si domanda solo di finirla, di dettare nuove regole e di non scatenarci contro la guerriglia.




Ma anche se si fosse noi i facinorosi, noi i violenti, e noi i rivoluzionari che cosa ci sarebbe di male? Cosa da rimproverare? Il Governo solo ieri l’altro ha messo sulla poltrona quattro nuovi sottosegretari che credo proprio non fossero così necessari.
Abbiamo detto chiaramente, che dovete piantarla di pagare coi soldi nostri la vostra gente!

Se ai vertici siete incapaci di farvi venire un’idea, e non capite che a essere sbagliata è questa economia, che siamo nelle mani delle mafie è palese, e a questo punto siamo tutti a farne le spese.
Il petrolio devasta la natura che è di tutti, tra poco non ci saranno che pesci cadavere tra i flutti, e continuate a osteggiare le energie alternative, a far finta di volerle per poi fare di tutto per non attuarle.
Ci rendete la vita così amara, che faremmo qualunque sacrificio per comprare quella cosa così cara, quell’oggetto del desiderio profumato, di nuova generazione, e sempre più sofisticato.

Teresa è stanca di lavorare per comprare ciò che sostituisce l’amore, che lenisce la maledetta frustrazione di non sapere se avrà o no, la sua maledetta pensione.
Forse un modo c’è per fare una vera rivoluzione, urla Terry saltando per la stanza, per una settimana sola fermare l’economia globale, e l’idea di Teresa non mi pare troppo male: rifuggire globalmente ogni acquisto, farebbe tremare i polsi a qualunque Primo Ministro.


3 commenti:

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  2. sono triste per non essere venuto a roma ieri
    sono deluso per non aver partecipato al corteo ieri
    sono incazzato perché ho rinunciato, perché era evidente da giorni che sarebbe finita così

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