venerdì 14 ottobre 2011

Teresa senza bandiera

Ma certo che Teresa ci va a manifestare!
Ci mancherebbe altro, ci mancherebbe solo che qualcuno glielo mandasse a dire!
Teresa sa anche come si deve vestire.
Aspetta da sempre il giorno del dissenso globale ma vorrebbe anche fosse l’ultimo, quello finale.
Terry prega che non sia il solito falso allarme ma quello che sancisce l’inizio di tutte le riforme, anziché lasciare che approvi il suo processo breve.
Oggi ci sarà un altro voto di fiducia, e lo raggiungerà anche stavolta: a palazzo Grazioli hanno messo su la tavola rotonda e si son scambiati le promesse, quelle solite che tengono conto soltanto del proprio interesse.

Teresa sbuffa, non vuole più questo governo truffa, e non vuole nemmeno l’altro, quello dell’opposizione, quello che fino a oggi non ha prodotto nessuna interessante azione, e che fin qui non ha fatto che ripetere che “quello lì” se ne dovrebbe andare, come se per dire una cosa così banale, ci volesse quel lauto stipendio e quella pensione.
Terry vuole sapere nei dettagli cosa farebbe questa esile opposizione per sollevare dalla crisi la nazione, e come intendono agire col poco denaro che rimane.
Lei ha una gran paura che una volta eletti, anche questi arrivino a guardare i conti per dirci che quelli di prima ci hanno derubato, e che adesso sarà assai più complicato far quadrare i bilanci dello stato.
Se lo sente dire da quanto è piccolina, tanto che sa a memoria la tiritera e me la canta anche in rima.
Terry, vorrebbe che per primi loro facessero i dovuti sacrifici, come tagliare un po’ di teste degli amici, quelle che siedono in Parlamento o nei comuni, i soliti raccomandati dei grandi elettori.
Comunque Teresa ci sarà a manifestare, ha già passato il lucido sugli anfibi e sul fedele chiodo.
Naturalmente vestirà di rosso ma non avrà bandiera, non c’è nessun partito accanto al quale vorrebbe marciare, a loro preferisce di gran lunga, un qualsiasi e chiassoso centro sociale.
A marciare con i giovani eviterà certe facce stanche, guardare le loro espressioni gravi non è per niente divertente, a star poi dietro una bandiera che non ha più nessun significato, preferisce andare a farsi un bel gelato.


Questa manifestazione dovrebbe fare un bel po’ di casino, convincere quel qualcuno che sta al potere che farebbe meglio a rinunciare, a darsi per vinto e andare in pensione, o meglio ancora a rassegnarsi e visitare, da uomo comune e cittadino, quel luogo con sbarre di ferro verticali, dove stanno tutti quelli che sono ascesi al potere badando a certi oscuri affari.
In questo caso, e qui in Italia, usiamo solo il condizionale, perché da noi le galere sono piene, solo di quelli che non possono pagarsi chi li faccia uscire.
Gli altri pazienza, gli altri fanno parte della massa indistinta e più comune, per loro nessun processo breve, si arriverà anche per Stefano Cucchi alla prescrizione!
Così è ridotta la nostra bella Italia, pensa Teresa mentre pulisce casa e va a fare la spesa: lei non fa spallucce e non si rassegna è una vera donna lei, nata per dar battaglia e per arrivare a soluzioni: che non siano il solito taglio delle pensioni.

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