mercoledì 5 ottobre 2011

Opportunismo.

Lui mi prende alle spalle, sì.
No, non è possibile che mi risponda, mai fatto, e meno che mai che mi passerà a prendere, e nemmeno è ipotizzabile che io me lo veda arrivare così, di faccia, lì davanti a tutti.
Allora gli scrivo così: volevo solo dirti che venerdì c’è l’inaugurazione bla bla bla... sarei felice di rivederti eccetera...
O la va o la spacca.
D’altra parte se non viene, significa una cosa sola... ma non ci voglio pensare.

Quindi lo invito e non aspetto risposta.
È deciso, vado lì da sola e se mi deprimo chiamo qualcuno, sì, perfetto, se vedo che per le undici non arriva, telefono a un amico che abita lì vicino. Ma sì, d’altra parte è venerdì e di depressi ne troverò un mucchio a casa davanti alla tivvù a mangiarsi le unghie.
Non sarà un problema.
Magari a un certo punto esco a fumare, mi porto fuori anche una birretta... sono lì che prendo appunti, che scrivo qualcosa, lì nell’ombra, vicino a un’auto, anzi appoggiata a un’auto, e vedo qualcuno che arriva, aspetto perché tanto non ci si vede niente... ah, ma se non lo vedo io, nemmeno lui può vedermi...
Allora ecco, esco dal locale, con la birra, prendo il quaderno... anzi no, mi metto a sfogliare qualcosa, Marias è perfetto, lo adora, e allora io sono lì seduta su un gradino –tanto credo che metterò i jeans e non un vestito- e sono lì che leggo, e la birra mi frizza sulla lingua quando lo vedo arrivare, lui si avvicina e mi sorride no, sicuramente no –non lo fa mai, non posso proprio immaginarmelo- lui si avvicina e allora... e allora mammamia.

In realtà sono mesi che non lo chiamo, non gli scrivo, non lo taggo, non lo linko... e certo dovrei resistere ancora, non dovrei andare ogni dieci minuti sulla sua pagina, no, non dovrei neanche leggere i profili di tutte maledette trenta, quaranta, cinquantenni, single che ha tra le amiche, no, e poi anche quelle sposate purché appetibili...
Non ne posso fare a meno, no, non è nemmeno pensabile.
Dio!, come mi fa sangue quell’uomo, è così... così... mah... così, e basta.
Sì, in effetti se dovessi descriverlo non saprei proprio da dove iniziare: appena lo vedo il cervello mi va in pappa, e quando ci penso anche, anzi, mi fa impazzire ancora di più, maledizione!

E comunque è così che dovrebbe andare... io esco con la birra, la sigaretta, mi siedo sui gradini, quelli davanti al locale... ah... e se qualche imbecille ci ha parcheggiato la macchina davanti?
Beh, speriamo di no!
Quindi, se il tizio o chi per lui non parcheggia proprio lì io posso sedermi sul gradino, sono lì che leggo e con la coda dell’occhio lo vedo arrivare, anzi no, vedo un’ombra che si avvicina e vedo subito le sue mani, no, una mano, solo la destra, è più bella, e poi non c’è la fede...
La fede...
Sì lo so, lo so, lo so, è questo il problema.
Ma no, no, no che non è questo il problema, non è mai un problema per lui.


Metto il vestito nero, no, i jeans... va beh deciderò dopo, secondo il taglio che mi faccio.
Ma sì, ho voglia di cambiare look così cambio mood...
Che stress.
Sono tre anni che gli corro dietro, lo so, lo so, lo so... è questo il problema!
Ve beh!
Ma se non lo invito come saprà dell’inaugurazione?
Certo potrei fargli arrivare l’invito tra i tanti, un evento, non c’è niente di male... mi è sfuggito, nemmeno ci ho fatto caso, magari lo vede e gli viene voglia di venire.

E quindi sono sul benedetto gradino con la birra in mano e i jeans... beh certo che l’abitino fa molto più... poi lo so che impazzisce per le caviglie, ama i tacchi alti.
Lo vedo il feticista in bacheca come gli dà di bianco e nero super bondage... ecco, ecco, ho trovato! Certo, ma come non mi è venuto in mente prima: trucco pesante, labbra rosso intenso, aderentissima –non c’è nessun problema- e così colpisco duro!


«Ah... tesoro... è finito il film? Domani porti tu i bambini in palestra? Devo andare dal parrucchiere... venerdì lo sai... ma dai ma rimanda questo viaggio!, almeno mi accompagni all’inaugurazione del locale... no eh?, peccato... va beh... dai dammi un bacio amore mio, buona notte».

Dunque, dov’ero rimasta, ah ecco sì, l’invito.
No, così non si può.
Devo almeno avere la certezza che l'abbia ricevuto, e che sappia che io sono lì, così se non viene, mi metto in testa una volta per tutte che non è lui ma che sono io il problema.
Certo, questo è il solo modo per decidere, o almeno cominciare a capire, a dirmi, a convincermi –lo spero- che con lui non c’è nessuna speranza, che non è roba per me, che me lo devo levare dalla testa.
Nessuna certezza.
Huuummm...

(Foto Nicholas and Sheila Pie- http://weimarart.blogspot.com/)

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