giovedì 28 marzo 2013

Deriva #23 Deriva della seduzione: il cinquantenne



Prima parte... 


Perché il chiosatore non sprechi inutili commenti –che tra l’altro mi fanno perdere tempo con altrettante inutili risposte- faccio presente che le seguenti opinioni, storie e fatti, sono personalissimi punti di vista, frutto di costante osservazione della realtà. Inoltre, ed è bene sottolinearlo ogni volta e con doppio tratto blu, le mie opinioni non riguardano certamente il 100% della popolazione maschile, ma la parte di essa che io ho conosciuto. Nel caso vi sentiate colpiti personalmente da uno di questi ritratti, e crediate di essere voi uno degli uomini presi a modello per questa breve e ironica #deriva, state sereni: è proprio così. Ma non farò mai il vostro nome.

Le dinamiche sono sempre le stesse e anche i personaggi.
C’è l’attempato romanticone, l’uomo gentile e premuroso che si è preso la cotta adolescenziale e non ti molla più, che ti rincorre su FB, su Google plus e su qualunque social esistente nella speranza di non si sa bene cosa visto che, alla fine, al punto saliente non arriva mai.
C’è il cinquantenne di successo che plana di profilo in profilo tra avvenenti trenta-quaranta-cinquantenni di spessore e da cui sa, che prima o poi, potrà ottenere qualcosa e senza troppo impegno.
C’è il trenta - quarantenne, in pre pre crisi di mezza età, che ci prova giusto per un po’ e poi si ritira in buon ordine consapevole che:
a        a)    La Signora in questione, che brandisce con esperienza sarcasmo e appuntita ironia, difficilmente si mostrerà a lui così come mamma l’ha fatta senza che ci sia una “base” solida su cui avviare la “liaison digital”.
b        b) Se anche ci riuscisse, sarà difficile non farsi coinvolgere e, poiché la vita è già complicata, il lavoro manca e i figli crescono, preferirà rinunciare o avventurarsi in una più sbrigativa chattata hard core.


E infine c’è il ventenne, che se la sbriga in un singolo DM e poi, giustamente, scappa.

Andrea Camilleri, mio ex insegnante di recitazione, amico e maestro, me l’aveva detto chiaro e tondo che il mio destino sarebbe stato d’interpretare Mirandolina a vita. Al massimo, aveva puntualizzato ridendo sadicamente, farai personaggi drammatici di nascita mitteleuropea alle prese con mariti dall’ego prorompente: così è stato, e non solo sulla scena.
Sapevo anche che il mio karma di donna ragionevole mi avrebbe costretto a dipanare le numerose nevrosi del maschio che, una volta riconosciuta in me la virtù della forza, mi avrebbe scaricato addosso.
Mai e poi mai mi sono illusa che mi sarebbe stato servito del tè nel bel salotto arredato da un costoso interior designer all’ultimo piano del palazzo ottocento di via dei Condotti: troppo semplice.
Ma ritrovarmi in un Vaudeville -tra i più divertenti certo- dove però già dalla PIC e dal tono dei tuit, so quale sarà la battuta d’inizio e quella in chiusura di sipario... Clap clap clap... applausi, ma nessuna sorpresa.
Come sono prevedibili certi personaggi!
Così, in questa commedia dal gusto parigino che è la mia TL, mi diverto a stare dabbasso, nel grande ingresso tinteggiato di colori chiari, a guardare manovre di seduzione, che de Laclos potrebbe anche impallidire. Sempre da qui, distesa sulla dormeuse e con l’iPad in mano, osservo abbordaggi, li subisco, e li provoco.
D’altra parte cosa c’è di più divertente che sedurre?

L’abbordaggio di Mr “x”.
La notte è il momento più giusto per farsi sorprendere dal Signore in questione, quello che svolazza con sicumera tra un profilo e l’altro alla ricerca –mai spasmodica- di trenta/quaranta/cinquantenni dalla testa funzionante (e non solo).
È lui quello che abbiamo adocchiato già da alcune settimane svolazzando a nostra volta attorno al suo account con quieti “Ola”, sorrisini e rituit.
E’ interessante, e per molte ragioni che non sono né la tartaruga addominale –il maschio italiano perde tonicità dai quaranta se non prima- e neppure l’indole romantica.

All’una di notte, quando la luce fioca dell’elegante abtjour d’epoca illumina le sue mani vissute e ben curate, appoggiate sulla scrivania anch’essa d’epoca, e mentre la consorte dorme tra morbidi guanciali, il cinquantenne alfa approfondisce i fatti del giorno leggendo tutto il leggibile: sull’altra finestra twitter, sull’altra FB e sull’altra... beh, fate un po’ voi.
Se il Signore non è un “x” qualunque, non si esporrà mai al pubblico sguardo: ma basterà un brano postato ad arte in TL o sulla bacheca, un sospiro tuittato senza troppa energia ma con esperto tempismo, perché l’esca risulti appetibile.
Un brano anni settanta di Mina, per esempio, Fossati va bene tutto, Paoli anche, del jazz molto soft è ottimo, ma sarà sempre Paolo Conte che farà del radical chic in cachemire (ma dell’intellettuale in genere) un uomo pronto a qualsiasi imprudenza.

Ecco partire il DM fatale: “Cosa fai ancora sveglia?”.
In un tuit così breve ci sono le seguenti domande:
                  - Sei a letto sola?
          . Sei a letto sola e nuda?
          . Dove e con chi vorresti essere adesso?

Secondo la quantità di sostanze benefiche messe in circolo nel suo corpo (adrenalina, endorfina, serotonina...) e della risposta che le dita della Signora digiterà con la dovuta calma, si avrà un abbordaggio di successo.

Scrivere qualcosa che faccia supporre un “sì”, ma non abbastanza, che alluda, ma non troppo. Esattamente come la camicia da notte che lui stesso m’immagina addosso.
Perché il Mr “x” in carriera è furbo, e se sposato starà anche molto attento.
Se politicamente moderato farà finta di cascare dalle nuvole, se di sinistra farà il superficiale, se di destra ci tratterà con sadico distacco.
Per un maschio alfa con potere acclarto, la seduzione deve essere appena più rapida della sua capacità di rendersi conto di ciò che accade.
Lanciare il sasso e nascondere la mano come fa lui sarebbe la tecnica più giusta.
Mai concedergli troppo: mai più su del bordo della sottoveste, come direbbe la mia saggia nonna.

Il maschio è notoriamente lento a capire, o è pigro, spesso un tantino vigliacco. Non ama il rifiuto, è vanesio.
Perché comprenda l’invito è necessario che la donna esponga cartelli con una freccia –grande-che indichino la camera da letto.
Bisogna agire d’istinto, perché è normalmente anche sensibile, ma mai con la tipica generosità d’impulso dei brani in questione appena postati in TL.
Se arriva alla richiesta di foto, non esultate, no, potrebbe essere un inizio, sì, ma anche la fine.

(continua...) 

7 commenti:

  1. Guarda Elena, che io me sò stufato di scriverti sempre che scrivi come una dea pagana e che condivido (quasi) sempre i tuoi ritrattini. Cioè, voglio dire (io sò del '60, il "cioè" ce l'ho nel DNA) scrivi qualcosa di censurabile, ogni tanto, Qualcosa che mi indigni, o che non mi trovi d'accordo, sennò sembra che sto qui a elogiarti a uffa.
    E che cavolo.

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  2. Sempre asciutta, efficace e trasparente. Questa deriva può tranquillamente valicare i confini di Twitter.

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  3. Grazie. Questa #deriva è "l'orlo della sottoveste" del mio primo romanzo Justine 2.0 in uscita a Giugno. Diciamo che è un modo per preparare il terreno e fare ingolosire i lettori. ;)

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  4. andreacremonini28 marzo 2013 19:05

    rido e sghignazzo. soprattutto la parte del cartello che indica la camera da letto è bellissima. grazie.

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  5. Quello che scrivi assomiglia sempre ad una carezza ...una di quelle carezze in cui senti le unghie stuzzicarti la pelle ,e non puoi fare a meno di provare un brivido di piacere ! Grazie Elena .

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  6. Questa non è "semplice" affinità ma lettura del pensiero. :)
    Direi che tengo tutto, bravissima!

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