martedì 2 aprile 2013

Deriva #24 Deriva della seduzione: il cinquantenne

Seconda Parte... 


Mi sento un tantino stupida a dover precisare ogni volta che queste sono mie opinioni e che non riguardano il 100% degli esseri viventi. Ma sono costretta a farlo per quella percentuale di popolazione adulta che, evidentemente, si sente al centro delle mie #derive, che non so per quale ragione si ostina a leggerle, e a vedere in esse un attacco personale: no, non sto pensando a voi, ma a quegli uomini che per gioco, per vanità o per noia, hanno cercato di sedurmi,  ignari del fatto che forse, io, stavo facendo la stessa cosa.  

Siamo al dunque, alle foto hot che il cinquantenne rampante in cachemire, nel silenzio del suo studio, su fondale blu notte e alla luce soffusa dell’abat jour, ha domandato all’account femmina per poter lavorare di fantasia, di mano e di mouse...
Anzi no, perdonatemi: è ancora troppo presto. Facciamo un passo indietro.Perché il cinquantenne gioca di attese e doppi sensi e, per quella che è la mia esperienza, ingrassa il proprio ego di tutti quegli scenari possibili che la vittima prescelta costruirà da quel DM in poi, in quel set multiforme che è la propria mente. Ma è meglio così: la richiesta di foto può essere una trappola. Da buon italiano, anche se colto, anche se ex militante di Democrazia Proletaria e fine oratore, non conosce la differenza tra puttane e libertine. Fa un po’ di tutta l’erba un fascio e si muove tra gli account femminili alla ricerca non di un’amante focosa, ma di qualunque donna sia in grado di aumentare a dismisura la stima –già enorme- che ha di sé.
Dall’altra parte del monitor, della città e forse dello stivale, la donna dalla PIC eloquente, che crede erroneamente di essere l’unica cui il tizio invia DM (direct mesage), è rimasta in un fermo immagine che solo noi possiamo vedere. Sul divano e davanti alla tivù, in tuta rosa di pile con mega cuore rosso sul petto, si è appena infilata in bocca un grosso pezzo di cioccolata e cerca disperatamente una risposta sorprendente a una domanda tra le più banali e lise «Che cosa fai ancora sveglia a quest’ora?». Questa è la giusta punizione per averlo cercato, provocato, rituittato. Se è un politico, l’avrà anche pubblicamente difeso, se è uno scrittore, l’avrà letto con voracità sorprendente e menzionato, se ha un blog avrà scritto di lui e del suo nuovo romanzo: perché tuitter è l’emblema del mondo democratico grazie al quale ogni cuore sembra a portata di clic. L’albero della cuccagna dove chiunque, con un po’ di intelligenza e una certa avvenenza di base, può aspirare al prosciut... ops... al maschio più appetibile.
Comunque abbiamo fatto un passo in avanti.
Dal formale “lei” il maschio Star è passato al più caldo “tu” e, scorrendone foto e tuit in attesa che lei gli risponda, si rafforza in lui l’idea di quel nude look nero sotto cui, per citare Mickey Sabbath: intravede già la sua intera biografia. Ma, al contrario del meraviglioso e lurido antieroe raccontato da Philip Roth, il nostro cinquantenne non è pronto a digitare un più scandaloso e pragmatico «ecco a te la freccia del desiderio» corredato da tanto di foto del suo membro in erezione. No. Perché qui si parla di testa, di funamboliche manovre mentali che, di account in account, il maschio mette in atto, non si sa bene per quale ragione visto che, almeno a me che da anni studio la faccenda, non è mai capitato, non dico di andare a goal, ma nemmeno a pranzo fuori.
La donna sa che deve prendere tempo, il giusto, quello che serve a non doppiare una banalità. Perché cosa crede che faccia ancora sveglia all’una di notte? Certo se avesse un amante caldo a letto, non terrebbe lo sguardo sul monitor alla ricerca di un’isola.
Lasciarlo senza risposta per tutta la notte sarebbe una buona tattica, forse la migliore: in fondo da twitter si viene e si va, per lo più si sta tutti dietro le persiane a guardare la gente sfilare per il Corso, per farcene un’idea, un’opinione e una ragione.
Ma se la donna ha svolazzato per un bel po’ attorno al suo account di maschio autorevole e appagato, se è stata folgorata dalla sua ironia originale, se ha notato le sue lunghe assenze –talvolta create ad arte- e ne ha sofferto cliccando sul suo maledettissimo account almeno cinquanta volte in un’ora, se ha guardato una per una le altre icone femmine e le ha odiate con tutta se stessa, non rispondere le sarà impossibile. Non rispondere a un Amministratore Delegato di quel peso (e non solo in termini di chilogrammi intendo), a un parlamentare, a un giornalista o a uno scrittore, sarebbe come dare le spalle a una rockstar che ci ha appena fatto il baciamano fuori dal camerino: non si può.
Infatti, la donna ha il viso color porpora e il labbro superiore appena imperlato di sudore. La cioccolata non basta più e si rolla una sigaretta, ma anche quella non basta a trovare una risposta.
E il tempo stringe.
Sono passati appena quattro minuti e trentotto secondi dalla ricezione del DM che lei già sogna di appoggiare il proprio piede -appena uscito dal centro estetico e con unghie leopardate- sul prezioso tre alberi ormeggiato a Capalbio, ad Ansedonia o a Porto Ercole. In realtà non c’è ancora nulla tra i due ma lei ha già fatto fuori (idealmente è chiaro) la moglie -in realtà resistente a ogni urto- e l’intera famiglia. Non l’ha nemmeno incontrato e già gli rifà il nodo alla cravatta e lo saluta con un bacio sulla porta del grande appartamento in centro città.
Lei sa che una risposta sbagliata lo porterà al silenzio e al defollow immediato.
Ne ha almeno ottomila in fila e ordinate nelle icone. Tutte possibili protagoniste di una storiella virtuale che le faccia sognare un po’ e, forse,  disponibili a rivelare segreti e impudicizie che, almeno così separati dal monitor, sono sempre più facili da raccontare. Desideri e immagini ardite si possono finalmente digitare in assoluta libertà e sarà ovvio, se il gioco è condotto con tattica superba, che la donna s'immagini persino al top della classifica nazionale dei libri più venduti.
Ma da qui, io non posso certo suggerirle che, al posto della banalità che sta per digitare, sarebbe più proficuo inviargli un link pepato.La scena cult di “Ultimo tango a Parigi” per esempio, con un Gato Barbieri in sottofondo che stacca la pelle per quanto emoziona, o meglio ancora la scena di Sabina sullo specchio ne “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, scene che dicono: sono qui, sono libera, sono ribelle e pronta alla clandestinità.
Il cinquantenne ha puntato sull’effetto sorpresa, l’ha contattata l’unica volta in cui lei non indossa reggicalze. Perché si sa, ed è una banalità proprio perché accade sempre così: il maschio, quello che vogliamo veramente, ci arriva alle spalle e quando meno ce l’aspettiamo.
«Pensavo proprio a te».  Non ridete ma è così. 
Le dita smaltate della donna hanno digitato esattamente questa frase: Pensavo proprio a te.
E lui? Ci crederà? Sorriderà a tanta ingenuità? Risponderà a sua volta o lascerà la casella dei DM miseramente vuota?
Casomai le offrisse tremila euro cash per un incontro clandestino, lei, cosa farà?

(continua... )

2 commenti:

  1. Una signorina per bene risponde grazie, prego, scusi, me ne vo (ma ti pare? Tremila per un incontro? Ma nemmeno l'ultima prostitutée sulla Tiburtina, su)

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  2. L'affare si ingrossa, tanto per rimanere su derive similporno. Effettivamente, oltre ai soliti elogi per la qualità della scrittura, rispetto alla prima parte della deriva sembra che tu abbia già intrapreso un cammino più definito, come se avessi già un'idea in mente (o un ricordo nel retrobottega).
    In un certo senso la prima parte era più aperta, poteva condurre in molti luoghi mentre qui stiamo già cancellando un po' di possibili alternative, con il risultato che restringendo il campo sei stata costretta a definire con maggior nitidezza i personaggi di questa farsa.
    Poi, è chiaro che nella trasposizione letteraria si tende magari a banalizzare un po' identificando dei modelli generici di intellettuale ("cinquantenne rampante in cachemire" è una foto) ma nonostante ciò rimane viva la tensione della curiosità del voler capire dove e come va a finire con, in fondo, quel pizzico di morbosità che necessariamente rende appetibile un racconto come questo.
    Aribrava.

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