mercoledì 4 aprile 2012

Teresa, l'uovo e la sorpresa


Ormai è tutto chiaro, ormai l’abbiam capito,
che i tecnici lassù ci han cotti a scottadito.
Equitalia no non basta a pretendere palanche
da quelli che ogni dì stanno assieme alle banche.
La Casta è ben protetta come i grandi capitali
che si sa qui in Italia han piumose e larghe ali.

Finiremo come in Grecia, in Spagna e Portogallo:
salveranno se si può il figliol di questo e quello.
Equità dicono ancora i signori Professori
ma io quaggiù non sento che grossi malumori.
Ormai siamo al collasso e si muore come mosche,
mentre lassù complottano le lor future mosse.

Vorrei da idealista che si azzerasse tutto,
che i parlamentari lasciassero il Palazzo,
rinunciassero a stipendi e assurdi vitalizi,
per il Popolo Sovrano e in barba a tutti i vizi.
Così io mi addormento facendo il grande sogno,
di un’Italia più pulita e dell’onestà che agogno.

Sogno di vederli sol per due legislature
perché non abbian tempo di fare congetture,
di unirsi in matrimonio e fare trattative
per mettere il marito in Comune a lavorare.
Sogno dei Politici con un’ideologia
che lavorino a Palazzo ma senza bulimia.

Per questa santa Pasqua vorrei resurrezione
che avvenga  della Casta la vera abolizione,
che un Angelo con spada cada loro sulla testa
e noi col nostro uovo tutt’intorno a fargli festa.
Sogno che per noi ci sian concorsi veri,
con tanto di scadenza e commissari seri.

Sogno che la mano potente del Signore
li metta tutti in riga in nome dell’amore.
Vorrei per questa Pasqua la vera innovazione
che si accorci la distanza tra me e il malfattore,
tra me e chi si paga il mutuo coi miei soldi
tra noi e chi ci crede ciechi, muti e anche stolti.

Così come l’agnello tocca solo al religioso,
vorrei un po’ di coerenza su un affare assai spinoso:
siamo tutti pronti sì a fare sacrifici
purché loro non salvino il culo degli amici.
Il punto è solo questo e che non facciano ricatti,
siamo pronti questo sì, ma non siamo certo matti.


Vorrei che questo cielo diventasse tutto scuro
che una voce di lassù li chiamasse un per uno.
nomi e cognomi e capi d’imputazione
per far vincer così la nostra Costituzione.
È da quando son bambina che sto a manifestare
ma non ho più la forza, giuro, né più voglia di urlare.

Che di lassù tuonasse, ma proprio per davvero
e che scendesse in terra a far un discorso vero.
La voce di quel tizio più che rivoluzionario
condannato da qualcuno assai più reazionario,
ci spingerebbe forse a far sì che s’impedisca,
la legge che impone che il più debole fallisca.



1 commento:

  1. Finisce che teresa è tutti noi, accidenti…

    (sandra petrignani)

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