lunedì 23 aprile 2012

Il Sadomaso che piace ha il sapore dolciastro di un gelato alla Vaniglia


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Sarebbe notevolmente più semplice scrivere ciò che il sadomasochismo non è, piuttosto che il contrario. E anche se le definizioni mi stanno strette più di un busto contenitivo, mi rendo conto che ormai sono d’obbligo, così come le semplificazioni e le riduzioni a manuale d’uso.
Ed è per me urgente fare alcune precisazioni, soprattutto quando il mercato dell’editoria –quello che conta- entra con forza in un ambito come questo, spacciando storie certamente ben scritte come “Fifty shades of Grey” dell’inglese E. L. James, per ciò che non sono.
Di luoghi comuni ce ne sono troppi e la cattiva letteratura, appunto, ha dato una buona mano affinché si radicassero come gramigna, per creare confusione in un campo già difficile da conoscere se non praticato a dovere e di persona.
Le solite immagini di donne in tute di latex, bustino e frusta, e di vergini incatenate su tacchi vertiginosi invadono il web, ma le risposte esaustive, in effetti, scarseggiano.
Il motivo c’è ed è la vastità della materia, di gruppi, di categorie e sottocategorie di cui la “parafilia”è composta.
Ciò che non si sa, per esempio, è che in questo tipo di attività, e nella maggior parte delle sue sottocategorie, il coito è quasi del tutto escluso, così come l’assunzione di alcol e droghe: lucidità e consensualità, sono alla base di questa pratica.  Di questo, quelli che nutrono il proprio immaginario erotico di festini con champagne e donnine nude, sono del tutto all’oscuro, e forse a ragione, visto che vanno in cerca solo un colorito preliminare a una buona scopata casereccia.
Ma allora vi prego, chiamiamo le cose con un altro nome.
Sculacciate (spanking), cravatte eleganti che legano magri polsi femminili, stivali alla coscia e guêpière stile bordello fine secolo, affollano i sogni dell’italiano medio stanco del solito menage quotidiano. Questo però è carnevale e luogo comune. Il cesso di un bar di periferia, e un corpulento signore sconosciuto che la slave deve servire per ordine del suo Master, sono sicuramente scenari più indigesti al grande pubblico, ma certamente più vicini alla realtà.
E si ritorna al punto di sempre: realismo o favoletta? Marketing o verità?
Sono più vicine alla realtà del Sadomaso le orge praticate da Carlo e dettagliatamente descritte da Pasolini in Petrolio, o la storia di una casta ragazzina istruita dal fichissimo Manager cinquantenne che abita l’attico di lusso?
È ovvio che il pubblico propende per una visione edulcorata della realtà, ma sfatare falsi miti e strappare “veli di Maya” dagli occhioni già troppo addolciti da romanzetti rosa, mi rende “sadicamente” felice.

Il sadomasochismo è un rapporto consensuale (SSC- sicuro, sano e consensuale), in cui il Master, il dominatore, conduce la Slave alla scoperta del piacere attraverso pratiche di sottomissione. Più la Slave è in grado di godere delle sue attenzioni spostando in là la soglia del dolore, più il godimento del Master sarà supremo. In questo gioco, però, e anche qui l’ignoranza la fa da padrona, non c’è violenza né esiste un vincitore anzi, spesso e volentieri è proprio la o il sottomesso a creare dipendenza nel dominante.
Le pratiche usate durante le “sessioni” –così si chiamano gli incontri S/M- sono tantissime e tutte hanno un nome e una ritualità da rispettare, come si trattasse di un linguaggio universale in grado di mettere in contatto gli appartenenti al Club in qualunque parte del mondo essi si trovino.
E tra Spanking  e Altocalciphilia –passione per tacchi vertiginosamente alti-, ci sono pratiche che disgustano i più ma che, vi piaccia o no, vengono praticate nella realtà. Il “Pissing”, urinare sul partner o, spostando l’asticella più in là, fargliela bere, o lo “Scat”, che non è l’improvvisazione vocale nel jazz ma l’imposizione delle proprie feci al sub, fanno parte del gioco né più né meno che elegante foulard di Hermès sugli occhi.

Ridurre il Sadomaso alla semplice legatura alle sbarre del letto con manette dorate è un falso, nemmeno d’autore, buono per chi confonde ciò che è di lusso con ciò che è cafone.
Ma talvolta è solo una questione di sfumature, e le sfumature, si sa, sfuggono ai più.
E nella nuova tendenza del sadomaso soft –definizione ridicola in una pratica che non ammette confini a parte la “safe word”-, ci si dimentica volutamente di pratiche di base magari poco trendy, come la flagellazione delle piante dei piedi, la costrizione dei genitali, l’Armpit e l’Anal Worship -adorazione delle ascelle e dell’ano- o la pratica della castità –tortura di massimo dolore per i vivaci sub-.
Insomma, il Sadomaso vanta una gamma di giochini che le casalinghe divoratrici di romanzi rosa e i signori alla ricerca di input eccitanti, troveranno ripugnanti.
E posso anche capirli. Ma allora facciamo le cose per bene e non confondiamo il falso con l’originale.
Se al Sadomaso togliamo il rapporto empatico e psichico, il legame mentale e sentimentale tra Master e Slave, se lo decontestualizziamo da un passato –rapporti familiari, background culturale, educazione-, se lo allontaniamo dal presente –responsabilità lavorative e familiari, pressioni psicologiche e contesto sociale- gli leviamo la poesia da cui, in definitiva, esso nasce.
Farsi punire e infliggere punizioni sono necessità dolorose che hanno avuto un percorso mentale preciso e sono giunte al punto in cui devono essere a tutti i costi accontentate, che lo si voglia oppure no.
Essere sottomessi, spogliarsi finalmente da ogni responsabilità, vuol dire“affidarsi” completamente all’altro, darsi generosamente alle cure amorevoli del Master o della Miss, alla sua esperienza e all’equilibrio che li contraddistinguono.

E anche sui “personaggi” che animano questo vasto mondo occorre fare chiarezza e sfatare un po’ di luoghi comuni.
È proprio chi nella vita detiene il potere, il forte, il capo d’impresa, il comandante, che nella sessione si piega e ha bisogno di lasciarsi andare. Sono uomini e donne di potere che domandano in ginocchio il bavaglio, che vogliono essere puniti per aver licenziato, umiliato e offeso, o semplicemente perché sono troppo seducenti. Il Master non è mai arrogante e pieno di sé ma è un placido ed equilibrato uomo medio, calmo e pieno di buon senso, un creativo che ha viaggiato molto, forse, e conosce a fondo le filosofie d’oriente. In generale, è proprio quello che non diresti mai.
Ma oggi impera la necessità di accomodarsi tra le proprie basilari e talvolta misere fantasie e credere che tutto il mondo finisca lì, non troppo oltre la punta del proprio naso, per credersi al centro della vita.
Di sicuro, pensare che quest’antica pratica oggi così di moda, si riduca a una sculacciata, lascerà dormire tutti sonni più tranquilli. D’altra parte, anni di prigione tra Saint – Lazare e il manicomio di Charenton-Saint-Maurice non sono bastati al buon vecchio Marchese De Sade a farsi perdonare.
Non mi meraviglia, che ciò che oggi ha successo abbia, ancora una volta, il sapore dolciastro e poco autentico di un gelato alla Vaniglia

3 commenti:

  1. molto interessante e ben scritto,
    Darix.

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  2. Davvero notevole. Complimenti a chi ha scritto l'articolo. Non so se sono faccio cosa gradita, ma visto che siamo in tema di sadomaso e visto che anche io sono un appassionato del genere, vorrei segnalare agli amici della community un sito di incontri sadomaso, sul quale ho fatto qualche interessante amicizia. Eccolo: http://www.incontripersadomaso.com

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  3. "Farsi punire e infliggere punizioni sono necessità dolorose che hanno avuto un percorso mentale preciso e sono giunte al punto in cui devono essere a tutti i costi accontentate". In cornice.

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