sabato 23 ottobre 2010

Non basta essere una buona porchetta per essere ricordata.


E' inutile continuare a prendersi in giro, pur passando gli anni, le mode e le rivoluzioni la natura umana rimane quella, e noi donne 2.0 dobbiamo farci i conti.
La nostra indole, nonostante dichiarazioni d'indipendenza urlate a destra e a manca, è ancora bisognosa di amore, avida di attenzione, coccole e protezione la loro, quella dei maschi, almeno quella più diffusa, è di soddisfare l'istinto attraverso l'atto sessuale. Tutto il resto, non è che letteratura.
In breve tempo dalla nostra comparsa sul pianeta, per preservare la linea di sangue, giustificare l'istituzione famiglia, la fedeltà coniugale e per essere, diciamolo pure, più urbani, abbiamo ammantato di romanticismo, passione e poesia quello che era e rimane un semplice impulso naturale, come il sonno e la fame.
Bisogna che sia ben chiaro a noi signore moderne, che nessun uomo rifiuterà della buona porchetta da divorare su un prato o in macchina durante la gita fuori porta anzi, il maschio affamato, goloso o semplicemente stufo del familiare minestrone, aspetta l'uscita del fine settimana proprio con l'idea di un pasto diverso.

Pieno di aspettative e guidando con calma, cercherà ai margini della strada il cartello messo alla meglio, quello attaccato con la corda, la scritta fatta a mano con il pennarello grosso, meglio se con qualche buffo errore di ortografia -ben sapendo che più rozza è la dicitura, più angusto e pieno di gente è il locale, più la porchetta sarà ambita e l'attesa ricompensata-.
Una volta individuato l'esercizio tanto cercato, fingendosi non così interessato, indaffarato e comunque solo di passaggio -al contrario degli abitanti del posto che già coi nasi lucidi sostano davanti alla salumeria bevendo birra - si farà largo tra la folla con il suo incedere cittadino.
In attesa dietro il bancone aspetterà il suo turno in piedi, un quarto d'ora e anche oltre.
Nonostante la ressa e la gente che maleducata gli passa avanti, sarà costretto a lasciar correre e ad assecondare il desiderio, come natura comanda e quella voglia così elementare.
L'acquolina in bocca e i morsi della fame sempre più acuti, il maschio aspetterà il suo turno senza fiatare.
Finalmente dietro al vetro, così vicino da poterla toccare, vedendola grassa e farcita, lucida e profumata non resisterà azzardandosi a ordinarne addirittura il doppio di quanta ne desideri realmente.
Scelto con calma un luogo tranquillo, sintonizzata la radio sulla sua stazione preferita, non esiterà a farla fuori in tempi brevissimi, avido e affamato.
Lasciando che quel grasso profumato gli coli sul mento, sulle sue mani e anche sui pantaloni godrà di quella meraviglia proibita dal cardiologo, ignorata dalla moglie vegetariana e al riparo dallo sguardo critico della figlia perennemente a dieta, gustandola chiudendo di tanto in tanto gli occhi e sospirando, fra un morso e l'altro.
Una volta sazio, opterà forse per un sonnellino all'ombra di un platano, magari nei pressi di un corso d'acqua, oppure deciderà per una più salutare passaggiata in paese in cerca di un bar dove dissetarsi a lungo e mandar giù qualcosa di forte.
Prima di rimettersi in cammino e per non lasciare traccia, butterà via l'involto unto, maledirà la solita distrazione per le macchie di grasso difficili da occultare ripromettendosi infine di evitarla nei giorni a seguire, sazio di certo ma anche un po' nauseato.
Il lunedì, in ufficio, al riparo da orecchie indiscrete racconterà della grassa mangiata a qualche collega o amico, aggiungendo infine che sono cose che si fanno una volta ogni tanto.

Credo quindi che non basti essere una buona porchetta per essere ricordate e che, nonostante la generosità e capacità di saziare, il maschio tornerà prima o poi al solito, monotono e per lui più salutare minestrone.

5 commenti:

  1. ahahahah... fantastica, bella metafora!!!

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  2. strabiliante fotografia iper-reale da diventare surreale! credo che come per l'economia bisogna promuovere una "decrescita", in senso di porchettagine proposta e/o simulata da noi donne. Alla fine così facendo, non si fa che rafforzare e confermare l'antico potere maschile. Bisognerebbe con coraggio invece accentuare questa diversità e differenza persino istintuale, con coraggio sobbarcarsi la propria solitudine anche come missione in un certo senso "umanitaria" (?) lasciandoli soli, non assecondando la loro istintualità, che comincino un po' ad evolversi costoro, maschi?

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  3. insomma austerità come rivalsa, come soluzione altra, come non resa a un mondo maschile cieco e accecato. meglio un niente assoluto, emancipato, emancipatorio, che un niente connivente e complice!

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  4. esatto Piera. Il senso è proprio questo. :D elena

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  5. Bello Elena, mi ha fatto pensare che resta però una colpa di fondo delle madri (visto che il padre spesso non può essere un buon esempio): la mancanza d'insegnamento ai propri figli maschi di una sensibilità maggiore...
    Vero è che l'ormone e l'istinto agiscono in fretta, ma una forte educazione all'elaborazione dell'emozione repentina, una maggiore razionalizzazione e come dice Goleman, l'insegnamento della "posticipazione della gratificazione" possono un pò cambiare lo scenario secondo me...ci sono state e ci sono ancora madri che crescono i propri figli senza cercare di sviluppare in loro la facoltà di empatia profonda verso il resto del creato. Assecondando capricci non appena si presentano e ignorando l'educazione emotiva tante madri han messo al mondo maschi prepotenti e poco sensibili, assecondando la natura animalesca che è geneticamente rimasta allo stadio della giungla...per poi non parlare dell'esempio che le donne devono dare alle nuove generazioni, anche questo può cambiare le cose..non subire ma ribellarsi, rendersi indipendenti da tutti i punti di vista, non aver paura di restare soli, tutto ciò permetterà all'uomo che ora è bambino di crescere con diversi modelli di donna...è forse deprimente dirlo, ma penso che molte "insensibilità" di uomini di oggi e di ieri e di domani sono dovuti anche agli esempi di donne che hanno costellato la loro infanzia. Questo non giustifica, ma crea un concorso di colpa..

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