martedì 19 ottobre 2010

E anche Teresa è finita nella rete

E anche la mia amica Teresa, stanca dei deludenti rapporti “analogici” è finita in rete! Tardi, penseranno in molte già avvezze a certe abitudini e probabilmente alla ricerca di qualche attrezzo in lattice che possa fornire loro uguali emozioni, forse un tantino algide è vero, ma per lo meno prive di elaborate controindicazioni. Lontana da me l’idea di perdermi in dissertazioni socio filosofiche sulla questione: dell’amore liquido parlano da tempo sociologi illustri, oltre che innumerevoli personaggi colpevoli dell’inutile abbattimento di alberi… ma questa è un’altra storia.
Da reporter improvvisata non faccio che riferire e ragionare su fatti, avvenimenti e parole che mi sorprendono di più ogni giorno. Ci sono alcune opinioni che mi sono fatta dell’altro sesso, quello “forte”, che difficilmente potrò rivedere -da eterosessuale senza scampo me ne dispiaccio- vizi e difetti che, a mio avviso, trovano nel 2.0 l’habitat congeniale per radicarsi nel maschio e proliferare, come colture batteriche. Ossessioni e debolezze,manie compulsive, tic e comportamenti vili che in rete, grazie ai tempi dilatati e alla possibilità di rimandare decisioni ingrandiscono, fino a esplodere.
Mi dico spesso che dovrei trovare in loro qualcosa di positivo, e ci provo, ma ogni volta che mi ci applico con più forza e determinazione, il telefono squilla e Teresa inizia a piangere e a raccontare.
E ascoltando le sue storie, capita che le lunghe sessioni di auto analisi passate a ripetermi che gli uomini hanno sicuramente qualcosa per cui valga la pena amarli, o per lo meno frequentarli, vengono cancellate in un istante, frantumandosi.
La mia amica è attualmente alle prese con un cinquantenne 2.0. La verità, mi confessa dopo alcune reticenze, è che sono più di una dozzina gli uomini pescati in rete con cui Terry cerca di svagarsi alla meglio.
- Eh sì- mi dice giustificandosi -per farne uno buono, devo metterne assieme un bel po’- e ride, cercando di nascondere quel vago sentimento di tristezza e rassegnazione che vedo spesso anche su di me, quando m’incontro nello specchio per parlare un po’.
Ha una belle attività, mi dico, e un po’ la invidio pure.
Il filosofo disoccupato che la porta per campi o al mare e che vuole solo fare l’amore, ma che non c’è mai quando ne avrebbe voglia lei, l’intellettuale più che indaffarato con il suo ego bucherellato ma che a tratti, elargisce carezze e gentilezze d’altri tempi, l’onorevole, che puntualmente manca agli appuntamenti e poi magari fa sega anche alla Camera, il padre di famiglia rassicurante, che sfugge all’incontro perché ha paura e che nel frattempo, le invia e mail raccapriccianti sulla sua frustrante condizione interiore.
Questi rapporti, si trascinano per mesi nel mondo digitale tra faccine, e mail di insulsi “buon giorno” con poesia o canzoncina, per terminare così come sono iniziati, magari con una e mail, breve come i loro amplessi, ma anche senza, tanto non ha importanza.
E invece, la mia romantica amica, ci mette dentro tutta se stessa: la notte, lascia che i suoi capelli ricci vengano accarezzati da quell’idea di amore che lentamente, giorno dopo giorno, stato dopo stato, post dopo post, progetta, edifica e amplia, in quel modo tutto femminile di guardare al di là delle apparenze e di sognare l’impossibile.
E sta proprio qui l'errore! Penso che se tornasse all’analogico avrebbe ben poco sognare.
Al di là delle loro manie e fissazioni, del famoso calzino spaiato, di quella capacità innata di mettersi al centro della nostra vita, ingordi di rassicurazioni, in cerca di qualcuno che badi al loro delicatissimo superio smangiucchiato e liso, non c’è niente.
Non hanno retro pensieri, sono solo ciò che vedi, e se anche il loro “stato”, digitale e non, sembra riferirsi proprio a te, non è che una citazione trovata su un libro la sera prima, la canzone romantica postata poco fa non è che una scelta casuale, e se un mattino qualunque, ti pare di sentire una frase che suona sincera, non è che un effetto fisiologico, un eccesso di pressione sanguigna alla quale è bene non dare peso.
La leggerezza con la quale off line ci prendevano per abbandonarci, magari a notte fonda, alla fermata di un autobus, la stessa con cui inventavano un amore adolescenziale che li avrebbe “segnati” a vita, l’amore per una moglie che in effetti detestano, nel 2.0, si è fatta consuetudine.
Il problema però, è che di loro, in questa realtà digitale, non rimarrà né il ricordo dell’errore, né il dolore dell’abbandono al quale, talvolta, è piacevole lasciarsi andare, nel quale a volte è necessario cullarsi, per avere almeno qualcosa da raccontare che non siano le solite scadenze del mutuo.
In questa specie di rappresentazione 2.0, basterà cliccare sulla ics per farlo scomparire, affogarlo nel buio dei pixel e dimenticare.
Teresa però, nonostante tutto non riesce a non crederci, non può fare a meno di prenderli sul serio, mentre vaga per il web alla ricerca di un’anima solida, che spera fra le migliaia di icone di trovare un giorno.
Un uomo che possa dirsi tale, che voglia sentire il suo odore e che faccia almeno finta di non scappare.
Forse, Teresa preferisce l’illusione a questo ragionevole e triste tirare a campare.

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