martedì 21 agosto 2012

La deriva di Twitter


Il mondo è vasto e multiforme, ma nemmeno tanto, e i social media, e posso dire purtroppo, sono lo specchio della realtà, a volte parziale ma pur sempre effettiva.
Qualcosa sta cambiando fuori e dentro il mio Mac.
L’aggressività aumenta a dismisura e pare che il solo fatto di avere facoltà di parola faccia sentire buona parte di umanità in credito di opportunità e di insulti.
Insultano sui giornali, su Feisbuc, per strada.
Sui quotidiani on line leggo dei commenti da far accapponare la pelle. I webmaster sono costretti a mettere filtri per non vedere i propri giornalisti lapidati pubblicamente per aver scritto una verità o azzardato un’ipotesi. E solo per invidia, perché due anni fa qualcuno si è svegliato in vena di fare il giornalista e perché tutti quelli che stanno dall’altra parte del vetro, si sa, sono dei raccomandati e basta.
Insultano se per caso fai notare a qualcuno che va contromano.
Come quando, picchiata in strada e aiutata dalla folla, la vittima difende il suo carnefice scagliandosi su chi l’ha difesa, succede, eccome.
Siamo diversi.
Comunque twitter sta cambiando e la sua trasformazione si è palesata durante questo agosto rovente di anticicloni e perturbazioni dai nomi fantastici e su cui a lungo si è tuittato.
Anche la meteorologia si adegua ai tempi.

Un tantino diffidente, l’account su tuitter l’avevo aperto mesi fa.
Ero affezionata al mondo ovattato di feisbuc, all’universo del consenso obbligato, degli autoscatti, dei cani randagi, dei gattini finti, dei “ciao chi sei” e dei “buongiorno mondo”.
Inoltre, il mio maestro ed ex datore di lavoro, Roberto Cotroneo, fuggito molti mesi fa da FB, scriveva sul suo blog dei post così sublimi sull’uso di twitter e il suo senso filosofico, sul linguaggio e sui modi da usare da sentirmi quasi intimidita e inadeguata a questo nuovo mondo pieno d’intellettuali e giornalisti. Mi pareva si trattasse più di una lezione di semiotica che di un social media.
Aperto l’account sono rimasta a guardare.
Il giudizio positivo del mio amico scrittore dipende forse dal fatto che ha quasi diecimila follower e meno di trenta following? Che la sua finestra è aperta su un cortile pieno di magnolie e gelsomini con poca gente e tutta ben educata? È logico che poi giustifichi persino “l’intellettuale di Voghera” e il citazionista dato che nemmeno li vede.

A casa mia non farei mai entrare una che si chiama “masturfantasy” o roba del genere, e che la prima cosa che mi ha domandato stamattina è se e quanto mi piace masturbarmi, e che vista la mia risposta, ha smesso di seguirmi.
Come se l’avessi fatta accomodare nel mio bel salotto liberty, mi avesse domandato del tè, e al mio educato “mi spiace bevo solo caffè” se ne fosse andata senza salutare e sbattendo la porta.
Strano che non mi abbia anche insultata. Però potrebbe sempre farlo dopo la lettura di questo post.
Vorrei tanto sbagliarmi, ma mi sa che tuitter Italia sia giunto alla deriva.
A differenza di qualche settimana fa vedo moltissimi account con due, trecento follower e due, trecento following.
E questo dice molto.
Dice che da oggi, per i "commons", vige la legge del do ut des.
Racconta che il cyber opinionista, il narratore di colazioni, pranzi e ruttini del nipote, il fotografo di spiagge affollate e brutte, di sentieri di montagna e della casa al paesello, il pensionato, disoccupato, professionista o urlatore, non ti segue se non seguito a sua volta.

La bellezza e la caratteristica rivoluzionaria di twitter sta proprio nella mancanza di obbligo di reciprocità. È un po’ il manifesto dell’umiltà –termine in disuso-, il riportare le cose ad avere un senso: io sono un personaggio conosciuto e tu no. Che sia a ragione o a torto è comunque un dato di fatto e anche se pieno di bile conviene che te ne faccia una ragione.
Funziona, o dovrebbe, che leggi un tuit interessante, perlustri le poche info presenti sul profilo e provi a vedere come va. Se quella persona ti piace continui a seguirla anche se lei non ti segue, se poi ti piace un casino o ti serve conoscerla per lavorare o flirtare, cerchi il modo più intelligente per farti notare. Essere seguiti o essere letti non è un diritto. Lo fai perché è un giornalista, un intellettuale (pseudo o reale è sempre complicato da capire attraverso un monitor) ma comunque, come in una festa affollata, cerchi e magari lo trovi, un modo per attaccare discorso.
Non puoi pretendere di restare in un angolo buio e che qualcuno t’inviti a ballare solo perché stai lì.
Le regole comunque sono e dovrebbero restare queste: evitare i saluti collettivi –che io cestino immediatamente e ai quali non rispondo- i post banali sul caldo, la pioggia e la neve, i “chi sei” tanto per perdere tempo, quando basta dare un’occhiata al profilo o domandarlo a google. Evitare di entrare nel merito di affermazioni dal sapore poetico, rintuzzare di continuo le battute e le opinioni -che tali sono e dovrebbero restare-, soverchiare con la propria le voce quella degli altri. Evitare i FF (Forward Friday) al lunedì o al sabato.
Se sei un cafone con famiglia chiassosa al seguito, non posso impedirti di guardarmi, però posso evitare di interloquire con te.
Non risponderti.
Ignorarti.
Invece, da un po’ di settimane a questa parte, il neofita di twitter ti insulta anche se non gli rispondi.
Infatti, il molestatore viene proprio da FB, dove da mesi non ho più riscontri di lavoro né umani.
Si clikka sui post senza leggerli -non tutti sanno che esistono modi legali per sapere chi viene realmente sul blog-. Commentano articoli senza sapere di cosa si parla, tanto basta il titolo, come da bambini bastavano le figure. La maggior parte degli utenti di FB potrebbe condividere un articolo pro pedofilia senza nemmeno saperlo.
Ma naturalmente guai a dirlo.
Ci sono i negazionisti diplomati e i difensori della facoltà di parola a tutti i costi. Quelli che con la scusa della “persona e la legge” giustificano anche il più efferato delitto.
Pazienza se quella frase è stata rubata, se quel tuit lo leggo per la centesima volta e mi sento in piena demenza senile, non importa se si parla di un autore senza averlo letto e si pretende anche di avere ragione.
Lo stesso temo stia accadendo su twitter.
Che l’insensatezza e la banalità si stanno diffondendo come un virus letale. Che la filosofia viene ingoiata e digerita e riproposta come propria.
Che le regole vengono cambiate e se non si ha un pensiero raffinato e in grado di riassumere idee complesse in 140 caratteri, pazienza, si scrivono post a puntate.
Un’urgenza può concludersi nella toilette di un aeroporto o aver bisogno di una vita intera per esaurirsi. Perché non tutte le esistenze hanno diritto di essere narrate né di essere seguite.


10 commenti:

  1. Sì. Sono solo sfogatoi troppo liberi, gratis, troppo a contatto degli altri. Ho un paio di mesi di tweet e non so quanto andrà ancora a vanti. Un po' più su Fb, ma lo tengo proprio solo come diario. Elimino senza pietà tutti quelli che non mi garbano, segnalandoli anche FB, hai visto mai? L'unica riflessione un po' meno banale è che si dimostra finalmente che anche la "cultura" (e anche questa, pur bassa, lo è) in mano ai marrazzoni da 4 soldi è come una pistola in mano a un bambino. Cari saluti

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  2. Naturalmente per me, che vengo dalla internet degli anni novanta la non reciprocità di twitter è la sua più grande pecca. Non a caso è terreno ideale per chi vuole esibirsi, essere osannato e pascersi di fronte al counter dei followers ma non messo in dubbio.Credo ne vessimo già parlato.E' impossibile, anche volendo prendere una posizione puramente di principio, difendere il rumore di fondo o le voci che hanno la pretesa di farsi ascoltare anche se non hanno nulla da dire, o magari hanno cose da dire non originali (ma in questo caso sarei meno severo, vedo sempre più difficile elaborare pensieri "nuovi", questo credo sia un problema noto anche alla "filosofia" che tu citi).
    Naturalmente per via della mia militanza di lungo corso non mi piace l'opinione di Dante Salmè ("sono sfogatoi TROPPO liberi") ma concordo pienamente con lui quando parla della possibile eliminazione senza pietà.
    E' bellissima la chiusura del tuo post, anche se anche in questo caso si potrebbe puntualizzare: "non tutte le esistenze hanno diritto di essere narrate...": potrebbe anche dipendere da chi le narra e come le narra. Ma qui sconfiniamo in altri terreni. :-)

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  3. In realtà il problema c'è e c'è sempre stato. Ma è una dinamica che si riscontra dopo un tot di tempo che sei presente su un certo media e lo senti "invaso" da persone "maleducate".
    Non voglio assolutamente negare quello che dici ma io questa cosa l'ho rilevata già circa un anno e mezzo fa, ma solo perchè su twitter ci stavo già da tempo.

    Il tutto è dettato da fatto che non si riconosce una certa "anzianità" di esercizio secondo me, ma vale solo il principio del "chi urla di più la vacca è sua" (detto delle mie parti, ereditato dalla società agricola).

    Alcuni spunti anche dal mio blog:
    http://blogs.ugidotnet.org/odamiani/archive/2012/02/08/emergenza-twitter-web.aspx

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  4. Le persone che affollano i social network sono di vario genere, alcuni aprono account sotto falso nome apposta per sfogare le proprie frustrazioni e patologie.
    Vanno gestiti, non è un salotto, bisogna vederla più come una curva da stadio, la cosa bella di Twitter e i SN in generale, è che si possono bloccare e non considerare, che è poi la cosa che più infastidisce questi molestatori.
    In bocca al lupo.

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  5. Alberto Verciani3 novembre 2012 14:31

    Sono da pochi mesi su Twitter, per cui non posso apprezzare differenze cronologiche nel suo utilizzo, e sono poco informatico e non iscritto ad altri S.N. Ritengo pero' che sia un problema antico legato ad un mezzo nuovo. La possibilità di interagire senza muoversi, tipo andare in una libreria od in un punto di ritrovo specifico elimina la prima selezione naturale sulle persone che si scelgono di ncontrare, per cui non rimane che evitare i contatti "segando" i non desiderati. La libertà di seguire chi ci attira e' un bene prezioso ma ci lascia un senso di sospensione non poter interagire, ma ancora come una volta per conquistare una mente va attratta e qui sta il bello. Ma bisogna anche serenamete essere liberi di evitare chi ci irrita. Dante purtroppo la pistola e' in mano ad adulti arroganti.

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. Tuitter sta diventando famoso. Lo capisce anche il più sprovveduto quando ogni notizia politica in ogni TG viene corredata dai commenti che il protagonista ha rilasciato su TW.
    L'effetto immediato è la transumanza delle masse da FB a TW, portando con sé le consuetudini locali (foto dei cugini, auguri di buon compleanno e liti incluse).
    La notorietà coincide con l'inizio del declino perché i "vecchi" (di tuitter) e gli snob cominciano a provare fastidio nella condivisione con il popolino; continueranno a starci fino a quando non nascerà il nuovo social che lo soppianterà.
    Il fatto è che non importa quale strumenti si usi ma come. E, anche se è brutto ammetterlo, la massa non è composta in prevalenza di eleganti intellettuali ma da individui spesso maleducati e talvolta rissosi.
    Paola

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  8. Leggo il tuo bel post e imparo.
    Grazie e complimenti per la chiarezza.

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  9. Come ha scritto di recente qualcuno sulla tua pagina Twitter, fai venire “l’invidia della penna”. Tu Elena scrivi in modo da rendere accattivanti anche giudizi non sempre condivisibili, ma solitamente sbagli di poco. La tua filosofia da S.N. si è affinata in modo diverso dalla mia. Io sono un vecchio Faccialibro, ed ex Wikipediano, solo da settembre 2012 su Twitter. Non so come era prima. Prima era un mondo lontano, ostico, sconosciuto per me.
    Prima in montagna andavano solo i pochi ricchi, ora le piste deturpano le nostre belle valli alpine e sono battute da cafoni, ma anche da gente comune, persone tranquille, non elite.
    Io ho un camper ormai da rottamare. Quando l’ho preso, con mio figlio piccolo, già iniziavano a mettere divieti ed oggi praticamente non si può più andare quasi in nessun luogo liberamente. Un mio amico mi racconta che anni prima invece lui dormiva in piazza a Perugia, oppure stava sul lago di Garda senza alcun problema, per giorni. Oggi io non posso più farlo, e neppure i miei primi tempi.
    Twitter è cambiato? Certo. E cambierà ancora, per colpa di nuovi arrivati che impongono nuove regole con la sola forza dei loro numeri. Io sono tra questi. Non me ne vanto, ne prendo solo atto. Amo seguire chi si interessa alle cose che dico, ma non disdegno di seguire anche chi neppure mi vedrà mai, perché non sono oggettivamente nessuno. Ho tanti follower e un numero di poco superiore di following. Sono quello che tu definisci #deriva. Sono l’esempio negativo. Rappresento il modo diverso di vedere il mezzo. Malgrado questo però cerco una mia via, un mio modo di essere, cerco di dire la mia e rispettare le persone, prima ancora che rispettare le regole più o meno suggerite da te.
    Twitter ha ancora il senso che vuoi tu, se selezioni in un certo modo chi segui, e nessuno ti impedisce di farlo. Twitter però non ha più il valore dirompente, almeno in Italia, di chi sosteneva le primavere arabe, o di chi lotta e cerca nuovi mezzi di comunicazione che superino la censura. Non so, qui mi fermo. Non mi abbasso a parlare di ruttini e cagnolini, nei miei tweets, cerco di testimoniare alcune idee, leggo con interesse alcuni, ignoro e poco a poco defollowo altri che mi hanno stancato o che mi spingerebbero ad abbassarmi. Mi piace essere seguito, non lo nego, perché nessuno è su Twitter per non farsi leggere. Si può leggere infatti senza avere alcun account. Grazie comunque della tua estrema chiarezza (che io non ho). Silvano.

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  10. Come dico spesso è la nostra TL a decidere il modo di vedere TW. se hai una finestra senza vetri chiunque può entrare e mettere le mani nei tuoi cassetti. Non me la voglio "tirare" come alcuni sostengono, sono una snob e non l'ho mai nascosto, e nemmeno me ne vergogno, anche se per me la Signorilità non dipende dal censo, anzi, e ho anche cercato di spiegarlo nell'ultima #deriva. Non giudico, osservo e riporto la mia opinione che non è certo un dictat, e se qualcuno si offende e perché si sente parte di quelli che fanno finta di scegliere la borsa di Borbonese per poi accaparrarsi la busta vuota della Boutique. Io non l'ho mai fatto semplicemente perché ho mai voluto fingermi diversa. Tutti vogliono farsi leggere, lo so, ma non tutti hanno idee originali o la capacità di esprimerle così come io non so fare di conto né so programmare la mia vita che è tutta uno sfacelo. Il poco che ho, che è forse -forse- una certa capacità di comunicare, caro Silvano, non credo che nessuno vorrebbe scambiarlo con le proprie "certezze". Lasciami il gusto di pensare che la mia scrittura possa cambiare qualcosa o che possa darmi quel poco di serenità che una vita "a rischio" mi ha tolto. Felice che tu mi legga e ancora di più che tu voglia dialogare.

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