martedì 7 dicembre 2010

PORTRAIT - POLAROID n°4: Il gelo della perfezione


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            Quando suo marito si liberava dagli impegni e da quella cornice elegante, scendeva da  cavallo e in carne e ossa, bello come dio l’aveva voluto, sedeva dietro la scrivania fra le foto di famiglia.
Dal canto suo, Claudia condivideva  con lui lo studio ampio dalle finestre sempre spoglie di tende con affaccio sulle mura di Roma e, silenziosa, tagliava lo spazio di rado, fermandosi di tanto in tanto a guardarlo e a lodare se stessa per tanta fortuna.
Ma quel pomeriggio la donna taceva un segreto, nascondeva il tarlo che la ossessionava e che, rumoroso, si celava dietro l’ordine simmetrico del piccolo tavolo da lavoro, dietro il monitor del computer e dietro una calma apparente.
La ricerca di una colpa qualsiasi del marito si era rivelata inutile, la password era quella, paulvalery –tutto attaccato e minuscolo-,  una specie di parola d’ordine per la coppia perfetta, ma nel suo portatile non c’era niente.
Il vuoto.
Anche la posta elettronica aveva rivelato un’assenza di colpa e conteneva solo noiosi scambi di “accademiche” idee e opinioni con i colleghi “baroni”; la cronologia non era stata cancellata e il cestino era pieno, ci aveva guardato, ma nemmeno lì aveva trovato traccia della più piccola distrazione dalla quotidiana rettitudine e dall’ordine morale che quell’uomo si portava anche addosso.
Non una Tatiana incontrata su uno dei tanti voli a Mosca, non una Sonia “accompagnatrice” per una cena di lavoro e nemmeno una piccola fuga nel mondo hard core.
Lo odiava.
E adesso anche la trasgressiva nonna Lilia la guardava con sospetto, e le parve di scorgere sul viso rotondo e sorridente che aveva in quella foto, una leggera piega di rimprovero.
Che suo marito fosse puro e trasparente come l’acquamarina che portava al mignolo non c’erano dubbi, ma l’idea che a fronte di ciò dovesse rinunciare a quei pomeriggi caldi e appassionati con Alessandro le diede una fitta alla bocca dello stomaco.
Lo guardò mentre muoveva le mani lunghe e perfette fra mouse e agenda, intento a trascrivere appuntamenti e a rispondere a e mail.
Claudia tagliò di nuovo lo spazio e reclinando la testa all’indietro con più vigore del solito, lasciò cadere il largo fermaglio che imprigionava i capelli sottili nello chignon ordinato.
Lui non alzò nemmeno lo sguardo, non ce n’era bisogno,  Claudia sapeva bene quanto suo marito detestasse i capelli lasciati sciolti, gli oggetti fuori posto, i ritardi o le bugie e faceva di tutto per evitare la sciatteria che le era connaturata, la stessa che nel piccolo appartamento assolato a San Giovanni si dichiarava al mondo e al suo amante perfetto, Alessandro.
Raccolse il fermaglio, quello che lui stesso le aveva fatto fare con nervi di bue intrecciati a oro bianco, e corse in bagno a rimettersi in ordine.
E come per quel fermaglio, aveva costruito a suo gusto anche la moglie e, dopo anni di lezioni e un lungo tirocinio, Claudia era diventata la donna perfetta, almeno per lui.
Entrambi nati da una razza “padrona”, si erano rinchiusi in un rapporto razionale e quieto dove il rispetto dettava legge, la buona educazione, una scansione rigida delle giornate e dei pensieri.
Tutto ciò a fronte di una vita senza scatti d’ira o di risate improvvise, o figli.
Dormivano in stanze separate. Massimo le aveva fatto comprendere quanto il dormire assieme non avesse nulla a che vedere con il sesso anche se ancora oggi –ma non lo aveva mai confessato-  Claudia pensava che, forse, quell’intimità avesse molto a che fare con l’amore.

Stretta in un ampio pullover scuro, raggomitolata sulla poltrona stretta, raggelata dietro il monitor disegna piccoli cerchi concentrici e infantili cuoricini.
            E in quel movimento automatico calcò in lei la certezza assoluta di non poter lasciare neanche Alessandro, l’uomo perfetto che si adattava al suo corpo come un abito di sartoria o una tuta da sub, come un romanzo, che appena lette le prime righe subito ti prende.
Alessandro aveva la stessa età di Massimo, la stessa corporatura e anche lo stesso segno zodiacale, ma sembrava in tutto il suo negativo, o positivo, dipende dai punti di vista.
Disordinato, eccentrico e privo di punti fermi, quell’uomo, orfano di padre e madre e della sua infanzia, era in grado di appagare l’altra parte di Claudia, quella che doveva nascondere al marito e che abitava un monolocale pieno di sole e creatività disordinata e sciatta.
Il marito avrebbe certamente capito.
E si affacciò appena dal monitor per guardarlo.
-Claudia?-
e seguì il lungo silenzio della richiesta.
- Vuoi dirmi qualcosa?-
disse Massimo nascondendo l'ansia che sentiva nascere certo che, di  lì a poco, qualcosa lo avrebbe turbato e distolto dal suo lavoro.

(foto Man Ray)



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