mercoledì 8 dicembre 2010

Teresa e l'acquisto compulsivo


Questa volta avrei dovuto proprio evitare di prestare ascolto alla sua ennesima richiesta di aiuto.
Alle 12:00 invece sono a Piazza di Spagna e la guardo venirmi incontro.
Teresa è proprio bella, ma di una bellezza originale, resa unica da strani cappelli colorati, grandi spille vintage, dal trucco sempre curato grazie al quale assottiglia sapientemente il viso rotondo e le labbra troppo grandi.
Zoppica un tantino ma subito mi tranquillizza, sono i tacchi troppo alti, eppure l’espressione da cane bastonato tradisce l’ansia che si porta addosso da almeno un paio d’ore e che cerca di nascondere dietro una morbida sciarpa rosso cardinale.
Dopo il caloroso bacio con cui sempre mi accoglie fra le braccia profumate e tintinnanti di qualcosa, Teresa mi trascina altrove.
Facendo lo slalom fra le signore profumate che a grappoli affollano la strada e le vetrine luccicanti, ci spingiamo fino a Via del Babuino in un caffè tranquillo dove avrebbe -mi dice con un mezzo sorriso- un  appuntamento con un tipo.
Le faccio qualche domanda in proposito ma glissa, abile, e con un breve cenno della mano guantata di rosa mi lascia intendere di lasciar perdere, che non è nulla di così vitale.
Evidentemente ha cose più importanti di cui parlarmi, nuove scoperte di cui mettermi al corrente.
-Ti giuro, non so come ho fatto...te l’ho detto che detesto il bancomat e la carta di credito. Ma questa volta mi sembra incredibile!-
Aspetto di capire se si soffia il naso per un leggero raffreddore o perché sta piangendo ma da come ordina un panino al salame capisco che non è nulla di grave.
- Quanto Teresa?- le domando, e già preparata a quell’evenienza tiro fuori il blocchetto degli assegni.
- Quanto puoi...fai tu...il problema è che ho fatto fuori l’intero stipendio, e in sette giorni!!!-
E non ha il coraggio di guardarmi in faccia mentre la signora che fino a qualche attimo fa sorseggiava serafica il tè la squadra, e giustamente, quasi fosse una bestia rara.
La verità è che Teresa in questo è come una bambina e più la sua personale quotazione scende, più la sua autostima perde consenso, più sale quella delle grandi firme.
Ogni delusione per lei è una puntata in centro, è il completino intimo che proprio le mancava, gli stivali, quelli a saldo, che comunque costano trecento euro, la crema da notte o rassodante, il libro sui chakra e la lampada ai cristalli, il parrucchiere e l’estetista, la seduta di psicoanalisi e quella dall’iridologo.
Teresa cambia espressione davanti alle vetrine, come quella volta che aveva giurato a se stessa – e a me- di non aver proprio bisogno di nulla e, appena mi voltai per rispondere al telefono, aveva già un piede nel negozio e la carta di credito in mano.
Perché in quel momento tutto quello che ha nei cassetti perde di valore, reggicalze, maglioni, cappotti acquistati la scorsa stagione impallidiscono di fronte alle novità profumate di magazzino. Teresa trema, le sale l’acquolina in bocca, non riesce a trattenersi, si sente depressa nel dover rinunciare a tanta grazia, magari ci prova, torna fino a casa e ci dorme anche sopra ma il giorno dopo, eccola all’apertura del negozio con il portafogli in mano.
Lo scorso anno, per esempio, a Natale, decise di non fare regali a nessuno a parte che a se stessa e senza nemmeno sentirsi in colpa!
In questo Teresa è un genio.
Quando vado a casa sua e mi mostra i nuovi acquisti che tiene ben imbustati fino all’occasione perfetta, giustifica la spesa con il solito: ogni tanto, qualche gratificazione...
E la gratificazione arriva puntuale come lo stipendio e la delusione, la telefonata mancata, il tizio sbagliato e la fatica di un lavoro che non la soddisfa.
-Questa volta hai esagerato, Terry!- e lo dico con tono severo anche per tranquillizzare la signora che continua ad ascoltare la nostra conversazione e che mi guarda adesso con aria complice.
-Ok, Terry, facciamo un accordo-
-Ti pago le bollette ma stavolta non ti do un euro in mano-
La signora, soddisfatta della mia proposta, si alza lanciandomi un’ultima occhiata di approvazione.
Ci avviamo verso la metro mentre Teresa mi tira sulla sinistra, come un cagnolino indisciplinato.
Poi si ferma di scatto, ha un’idea e mi sorride da sotto la falda larga del cappello anni settanta.
-A quando i saldi?-

2 commenti:

  1. E'quasi l'inconscio che ci fa deprimere a comando quando decidiamo di non comprare un paio di scarpe. Allora pensi "Se devo stare così, sti duecento euro li spendo; la tristezza la pago più cara alla fin fine..." Io sono guarita completamente, ma mi capitava anche di affezionarmi all'oggetto che avevo visto, e di pensare che la cosa era pure reciproca :/ (Non sto scherzando)

    RispondiElimina
  2. immagino... questa cosa di pensare fosse reciproco vedo di inserirla... è stupenda!!!

    RispondiElimina