venerdì 3 dicembre 2010

Laura e il calciatore

-No, non puoi farlo ancora. E adesso basta Laura! –
E appoggiò la rivista di gossip sul tavolino del parrucchiere.
Aspettava impaziente che il lavoro della sua amica Gaia si asciugasse del tutto –con quello che costa!- e guardò soddisfatta le unghie nuove piene di strass e cuoricini.
Uno strass se l’era messo anche sul dente, qualche anno prima, quando si usava, e ricordava bene il disagio che provò mostrando quel sorriso “brillante” nel fare scena muta all’esame di quinta elementare.
Per non parlare dei tatuaggi di cui il corpo era pieno: le caviglie grosse abbracciate da edere e rose, farfalle colorate e festose sugli omeri e cuoricini infranti sulle spalle.
Allungò il passo per evitare  le vetrine.
Attraversò in fretta la strada per sentirsi più al sicuro e allontanarsi da quel pensiero continuo e martellante.
-ventinove e novanta- e quel cartellino continuava a fluttuarle davanti agli occhi nascosti dal trucco abbondante e a danzarle intorno al viso rotondo, da bambina.
Rallentò di nuovo e frugò nella borsetta alla moda, piccola e paffuta, rigonfia di ogni ben di Dio e nessuna speranza.
Contò meticolosamente le sigarette e decise che poteva concedersene ancora una prima di rientrare a casa, ma per accenderla volle andare di nuovo dall’altra parte di quella grande strada di periferia, dalla parte delle vetrine e dei bar.
Le dita erano quasi viola per il freddo e quei maledetti Jeans a vita bassa facevano sì che ogni folata di vento penetrasse fin dentro le viscere e nel cervello.
Era stata Monica a farle comprare quella marca, lei lo sapeva che erano troppo stretti e che non le stavano bene –se continui a imbottirti di pizza!- le aveva detto l’amica che si nutriva invece d’insipide gallette di riso e sigarette.
Non poteva dirle di no, nessuno poteva farlo perché Monica era la più bella di tutte.
Monica aveva sempre il taglio più scalato e alla moda e le unghie sempre perfette, Monica e la sua cameretta e l’enorme guardaroba, Monica che poteva permettersi il cinema e la piscina e non poteva mai essere contraddetta.
Monica era un mito e quei pantaloni che adesso la guardavano dalla vetrina le ricordavano soltanto le sue gambe grasse e non un consiglio sbagliato.
Fece un rapido calcolo della spesa settimanale: ricarica del telefono, maglia Emporio presa d'occasione all’outlet, riviste varie, parrucchiere, pantaloni e orecchini, presi alla bancarella ma all’insaputa di Monica.
Non era poi una spesa così devastante.
- Sabato andiamo al Pub e non ho nemmeno un abito decente!- e scrollò i capelli biondi e decolorati, la frangia lunga e stirata piombava dritta sulle sopracciglia scure e gli occhi nocciola si perdevano in una girandola di occasioni possibili che, senza quell’abito nuovo, di certo non si sarebbero potute avverare.
Immaginava l’amica con i nuovi pantaloni stretti sotto, sicuramente le ballerine bianche e magari, a completare l’opera, il bolerino grigio che aveva comprato la settimana prima insieme a lei.
-Monica fa presto a dire andiamo in centro che ho visto un negozietto carino! Il padre è ragioniere! –E ogni volta era un supplizio di Tantalo per Laura e l’amica si divertiva pure a fargliele provare quelle cosine tanto sfiziose ma così care. E intanto ripassava mentalmente quell’abitino che sicuramente ancora l’aspettava in vetrina e che trovava bellissimo dall’inizio alla fine, sì, tutto, dal bordo della gonna ai polsini larghi con gli specchietti colorati
-ventinove e novanta-
Fra addizioni e sottrazioni in un tourbionne di numeri e date di pagamenti di rate del motorino Laura si era avvicinata di nuovo alla vetrina luminosa.
-Madonna mia che figurone!- e già si vedeva scendere la scale del Pub insieme a Monica, i capelli lisci da urlo e il trucco messo a punto dall’amica Sara -tanto quella non esce mica, deve perdere almeno cinque chili prima di rimettere il naso fuori dalla porta- guardava l'abito che le sembrava già familiare –Ventinove e novanta, ma magari me lo sconta, potrei trovare un piccolo difetto o staccare un bottone- pensava e l’emozione dentro cresceva. –Hilary ne aveva uno simile qualche settimana fa alle jene, certo quella è magra ed è la più bella di tutte-
Prese il cellulare e lo guardò seria, lo mise in borsa e subito pensò -Se dimagrisco gliela faccio vedere io a quelli della Primavera, prima o poi me lo sposo anche io!- e, accompagnandosi al braccio di un ricco calciatore Laura con i suoi chili di troppo entrò in quel brillante negozio di periferia.
Ventinove e novanta: il costo di quel  sogno di cui non poté fare a meno.

4 commenti:

  1. trisrezza a ventinove e novanta euri, mannaggia!

    annamaria

    ps
    brava E !

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  2. Annamarì lo so... e ce ne sono...ce ne sono...

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  3. Elena, sei davvero brava. :)

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  4. grazie "Anonimo"... spero che gli editori la pensino come te. ;))

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