venerdì 5 novembre 2010

Teresa e "gli sfigati"

Non è passata una settimana che Terry è di nuovo in ansia.
Quando mi telefona però fa sempre la vaga, non è mai diretta. Educatamente mi domanda come sto per poi dirigere il discorso su un argomento a caso.
Oggi, per esempio, ha esordito urlando da un chiassoso tram che questa moda non le piace, di quanto sia difficile trovare una gonna classica che cada bene, che detesta il bancomat perché lo stipendio finisce in un attimo, concludendo poi che non esce mai e sarebbe quindi una spesa inutile.
Siamo anche cadute dolorosamente sui soliti luoghi comuni, che la nostra dignità è stata calpestata, che anni e anni di lotte di piazza hanno portato solo alle quote rosa- preservazione della specie e piccolo contentino alle bambine di casa nostra-, che una donna è stata eletta per la prima volta a capo della CGIL e che nessuno ne parla, presi come sono dagli usi scostumati del nostro Presidente.
Poi ha rivangato la storia del tizio che l’ha mollata dopo “la seconda”, sottolineando, con penna rigorosamente rossa, quanto fermarsi all’apparenza sia sintomo di superficialità e infantilismo e che, in fondo, uno così è meglio dimenticarlo.
-la colpa è degli sfigati- ha detto poi con un tono diverso, sicuramente già con la sigaretta fra le dita in attesa di un altro autobus << è vero che alla fine mi sono innamorata solo di sfigati…>> e aveva già un nodo in gola, ne sono certa, e, mentre la sentivo che affannata correva dietro a qualcosa, ha dichiarato << Mi metto sempre con gli sfigati e va pure a finire che quelli s’innamorano>>!
A questo punto abbiamo dovuto aprire una parentesi così lunga che Teresa ha dovuto rinnovare la ricarica.
Mi domando spesso chi siano gli sfigati e, francamente, ho la sensazione di nuotare come sempre controcorrente come un grasso salmone.
Se per lei lo sfigato è quello che non ha soldi per portarla a cena in un ristorante degno del nuovo abito firmato, il tizio che a cinquant’anni vive di pura poesia o che inseguendo un’etica di altri tempi ha deciso di ripagare i suoi debiti materiali e non, se così fosse, io e Terry saremmo in disaccordo.
E da trota implacabile comincio a esplorare il suo punto di vista.
Purtroppo è così, Teresa, come molte donne, misura la sfiga non con il metro della realizzazione ma con quello della notorietà.
Forse è una di quelle che “posta” frasi contro Berlusconi ma che darebbe un piede per diventarne l’amante, una che ha la cattiva abitudine di credere ancora che un uomo importante potrebbe risolverle la vita, dimenticando che a una certa età lo stesso signore la lascerà per una ventenne.
Forse la mia amica è nata in una famiglia dove il primo requisito è la posizione sociale e lo stipendio, e che da sempre è cresciuta nell’idea che formarsi una famiglia sia lo scopo prioritario per una donna.
Di contro, per me che sono cresciuta nelle sedi fumose dei partiti di estrema sinistra, che ho provato più e più volte su di me l’umiliazione del tradimento, lo sfigato è indubbiamente l’uomo pragmatico che conta il tempo con l’agenda, che dimentica di salutare -così preso a rincorrere se stesso- e che divide i buoni e i cattivi secondo i favori ricevuti.
Lo sfigato è, a mio avviso, chi si crede immortale tanto da rimandare il piacere dell’attimo a un domani di fatto inesistente, è l’uomo che ha i piedi così per terra da non vedere al di là della punta delle sue scarpe fatte a mano.
Quello che non ti domanda mai come stai, così autoreferenziale da dimenticarti in autogrill, da scordarsi di quella mostra che volevi tanto vedere assieme.
Lo sfigato è quello che non sa che ti accontenteresti anche di una rosa o di vedere i suoi calzini nel cesto della biancheria e che tralascia ogni gesto gentile in attesa di un regalo che la sua lei non potrà scordare mai, di qualcosa che invece appaga solo lui.
Per me lo sfigato è il bugiardo, il millantatore, quello che per mirare sempre più in alto calpesta chiunque sbadatamente gli vada incontro; è l’opportunista, quello che dice “ti amo” e, appena ti volti, controlla l’ora.
Lo sfigato è il tizio che si fidanza con una bella donna solo per mostrarla agli altri, quello che racconta in giro di quante gliela danno, quello che evita la curiosità intellettuale come la peste pur di non perdere tempo, che accumula consensi a tutti i costi.
Se misurassi l’uomo in base al requisito dell’apparire, allora dovrei passare la mia vita sotto palazzo Grazioli, se poi ancora cercassi un uomo che mi sostiene, che mi accudisse e si prendesse cura di me, vorrebbe dire che la vita non mi ha insegnato proprio niente.
Penso che Teresa sia una come molte, una che mi rimanda indietro di cento anni, calpestando così tanta letteratura e storia e vita da farmi vergognare di essere una sua simile.
Ma non è l’unica.
Di donne così è piena la rete e il mondo.
Donne che cercano nel rapporto a due solo una stampella, che delegano a un altro la responsabilità della propria vita, che cercano fuori di sé la causa della carenza di autostima e di felicità.
Donne di questa specie farebbero bene ad applicare un po’ più di coerenza e a non far perdere tempo con inutili giri di parole a quei pochi meravigliosi sfigati che sorseggiano la vita con calma e guardano il corpo di una donna sapendo bene come darle di meglio.

4 commenti:

  1. Analisi acuta. Coincide con qualche riflessione che ho fatto anch'io: è difficile lasciarsi alle spalle la zavorra di condizionamenti plurisecolari, continuamente rafforzati e rinverditi dai luoghi comuni imperanti. E quando qualcuno prova nella sua vita una "navigazione in mare aperto", senza queste bussole avariate e/o fuorvianti, spesso si ritrova da solo. Uomo o donna che sia. Si deve far tesoro anche di questo, comunque, in my humble (very hunble) opinion... Ivan

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  2. i rapporti comunque, almeno quelli di coppia, sono per la maggior parte un tentativo maldestro di non rimanere soli.

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  3. Penso che sia impossibile non pensarla come te. Ma Teresa un giorno troverà un impiego di moglie molto ben retribuito, e di noi dirà "Che sfigate...."

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  4. c'è qualcuno capace di stare insieme? stare insieme per stare insieme?
    ciò detto elena scrivi molto, molto bene

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