domenica 21 novembre 2010

Il Mercante


Odiava Milano.
Quella luna calante poi grande e sfuocata dava, ai suoi occhi miopi, un senso di solitudine ancora più profondo e caotico.

-Ecco, questa sarebbe una bella inquadratura, vieni qua... guarda da qui-
Un consiglio che sembrava più che altro un ordine perentorio, la raggiunse da dietro le spalle minute e subito dopo, una mano caldissima le avvolse la nuca-
- Lo vedi bambina che da qua la riprendi meglio? Certo, la luce non è il massimo ma con queste robe moderne ce la farai comunque- e il suo accento toscano rimbalzò sui tubi innocenti per disperdersi nel silenzio immobile delle due del mattino di un giorno feriale.
Luciana non riusciva proprio a catturare l’espressione intensa di quella notte e invece di stargli accanto per fermare le ultime ore di quello strano incontro, camminava rapida alcuni metri davanti a lui che procedeva lentamente guidato da altre visioni e da altri pensieri, diversi.
-Lu guarda che bello quel murales, questo è da foto- le disse fermandosi di colpo e Luciana gli disobbedì, andando dalla parte opposta a fotografare altro. L'uomo rise.

Quella sera Luciana si accompagnava ad una di quelle persone che s’incontrano raramente nella vita, di quelli in grado di fermare il tempo con la mano e ridurre le distanze lanciando ponti di parole, di progetti e di possibilità.
Era uno di quegli uomini che non ammettono rassegnazione o lamenti: un Mercante di sogni, uno di quelli che al mattino, aprendo gli occhi, ti accorgi che non c’è più e non saprai mai se sia stato un sogno, uno strano scherzo della mente o un viaggio da LSD - Ma tanto fa lo stesso- pensava la donna arrampicata su un ponteggio nel tentativo d’inquadrare qualcosa: la grande luna e l’ombra di lui assieme.
E sapeva di poter aspirare solo a quello, alla sua ombra.
Se quell’incontro fosse avvenuto solo pochi anni prima, avrebbe ululato dal dolore alla luce di quel destino ma oggi, sapeva bene che certi incontri non sono mai casuali e che quelle cicatrici e quei piccoli tagli che aveva sul corpo, quei segni un tantino lividi e doloranti, andavano protetti e custoditi il più a lungo possibile come unica prova della sua esistenza.
E riprese a seguire quell’ombra allungata, che adesso si muoveva sul muro e su quel dipinto scolorito, gesticolando nel racconto dell'ultimo viaggio a Singapore.

Lo aveva incontrato solo tre giorni prima, in Stazione Centrale. Appena scesa dal treno lui aveva apprezzato i suoi capelli ricci e morbidi chiedendole gentilmente di toccarli. Dopo un istante di incredulità quello le parve il primo sguardo umano dopo secoli di cecità, uno sguardo come il suo: sorpreso.
Poi le chiese cosa facesse a Milano e come se i suoi impegni non avessero alcuna importanza rispetto ai doni che lui le avrebbe elargito a piene mani: in breve Luciana si piegò a disdire Hotel e incontri di lavoro.
- Allora? Che cosa vuoi per cena? – le disse quando Luciana gli puntò addosso, incredula per la sua stessa decisione, gli occhi neri.

La cena fu a base di ostriche e champagne.
La donna confondeva il sapore del mare con il profumo di cannella, sandalo e canfora che il Mercante emanava dagli abiti dai colori orientali e dalla pelle scura e che adesso la guardava curioso, succhiare avidamente il prezioso mollusco mentre gli occhi acquosi di lei, gli stessi che lo avrebbero dissetato quella notte quando lui le avrebbe permesso di urlare e piangere, lo guardavano invece grati.
-Allora bambina si va da qualche parte?- e da quel momento avrebbero passato tre giorni e tre notti insieme, esplorandosi l’un l’altro senza una meta precisa, senza limiti e condizioni d'uso e Lu si sarebbe finalmente lasciata andare a quelle mani delicate di cui si fidava ciecamente senza pensare al dolore, conscia di quell’ulteriore abbandono.

Finalmente le parve che l’inquadratura fosse perfetta e scattò.
Rimase solo alcuni istanti ancora dietro l’obbiettivo, poi alzò lo sguardo.
Il Mercante non c’era più e così l’ombra che pochi istanti prima geticolava, riflessa sul Murales da una grande luna, sospesa su Milano.

Lu si voltò e si voltò ancora.
Anche la sua ombra non c'era più, e l'asfalto non rifletteva altro che la forma scura e allungata dei lampioni e delle fermate del tram.
E nemmeno la luna le rispose: Il Mercante, l'aveva portata via con sé, e per sempre.

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