domenica 3 febbraio 2013

Deriva #17 Real Core 2.0: che mi mandi qualche scatto?



E non è importante su quale social media ci troviamo, ma se i DM potessero parlare o le caselle di chat, le mail e qualunque altro supporto, scopriremmo che anche nostra sorella, quella silenziosa e così distante da certe dinamiche, ha inviato foto oscene al suo ex compagno di classe, al datore di lavoro, all’anonimo che si nasconde dietro grosse spalle. Ma anche nostro marito, sì sì, proprio il coniglietto incredibilmente ostile a certe esibizioni, ha una cartella “contratti esterni” assai sospetta, e che forse, sarebbe meglio non aprire.
Lo so perché gli uomini confessano, e anche le amiche. Magari sotto tortura, è vero, spesso si sbottonano – e questo è il caso- solo se minacciate di rendere pubbliche certe vecchie storie o di lanciare il loro piccolo cagnetto giù dal decimo piano, ma alla fine parlano.
I metodi di richiesta “hot” sono diversi, così come varia la tipologia di scatto, archiviazione, e invio del materiale hard, ma alla fine anche il più pio tra i contatti, in un attimo di sconforto, di esaltazione o di pura curiosità, arriverà a domandare: che mi mandi qualche scatto?

Quindi l’approccio.
Una richiesta non arriva mai, o assai di rado, se dall’altra parte non è più che evidente una buona disposizione all’arte della fotografia e dell’autoscatto.
Inoltre le voci girano, e anche rapide, e se il richiedente in questione ha contatti maschili cui guarda caso, tempo fa abbiamo inviato un primo piano di qualcosa, è ovvio che si sono passati voce. Non facciamoci illusioni, fanno finta di essere discreti ma i maschi sono come le formiche, certe informazioni di tipo sessual riproduttive se le passano attraverso lievi cenni delle antenne e senza aver bisogno di parlare.
È normale che se la trentenne rampante si mostrerà incline al narcisismo e alla dimostrazione quotidiana che il suo didietro è di gran lunga superiore rispetto a quello del 99% delle donne del pianeta, la richiesta giungerà di default.

Il materiale in questione può essere “di archivio” o “espresso”.
Le donne che inviano materiale “di archivio” (ossia fatto per altri uomini), sono quelle che normalmente trattano con almeno tre contatti per volta. In un caso così non si può perdere tempo a fare foto su richiesta: tanto varrebbe farsi pagare. Ma poiché normalmente i gusti si sposano alla perfezione e le fantasie volano più o meno su stereotipi sempre uguali, non c’è neppure bisogno di accontentare richieste così strane.
Le donne che scattano foto “espresse”, invece, sono più selettive e molto romantiche. In realtà non cercano solo di affermarsi attraverso l’organo riproduttivo ma vogliono essere valutate anche per sensibilità e intelligenza. Così, assieme alle foto, ecco un mini trattato su “La critica della ragion pura”, tanto per affermare la propria validità intellettuale.

Il foot fetisher.
Di grandissima moda negli ultimi anni, e sempre grazie a letteratura di serie zeta, è praticato soprattutto da ultra cinquantenni intellettuali e uomini politici che normalmente fanno giri lunghissimi per arrivare a un punto che non toccano mai, poiché inclini alla fuga poco prima di un possibile appuntamento live.
Ignari che la pratica originale si basa sul rapporto esclusivo con piedi e scarpe attraverso l’uso della lingua, dell’olfatto e di altre zone sensibili, e che normalmente non prevede –almeno nel mondo che io frequento- pratiche sessuali del tipo “missionario”, i signori domandano lo scatto più hot e che vada “più su del ginocchio”.
Se fate qualche giro, il nostro mondo virtuale è pieno zeppo di donnine anonime –e se vi offendete, è un problema soltanto vostro- che, prive di problemi economici o amiche del proprietario di un negozio di scarpe, sfoggiano foto con piedi guantati in elegantissime e importabili grattacieli con zeppa o tacco da vertigine.
Sono proprietarie di un bel piede trentasette che, sempre ignaro della crisi economica avanzata, viene condotto settimanalmente dal pedicure per essere poi sottoposto a primi piani indecenti.

Per il mondo Tuittero che nemmeno millanta di conoscere certa letteratura e che discorre per lo più di gel per unghie, estention e nuove marche di jeans, ho scoperto profili che vivono esclusivamente dell’esibizione di sé.
Tenere e infantili ventenni mettono in una sola PIC: poster del cantante, letto a una piazza, bambole, peluche e reggicalze leopardati o rosa confetto su corpi anoressici e seni evidentemente finti.
Attraverso falsi account –di cui non saprete nulla nemmeno minacciando le mie gatte- ho scoperto che queste giovani inviano foto hot a chiunque, con faccia in bella mostra, e in un tempo di frequentazione che va da due a sette giorni.
Benedette figlie, direbbe il “Don” di turno e dice la vecchia zia: non so cosa vorrete fare da grandi, ma se faceste a meno di mandare a chicchessia foto in pose piccanti prive di pecettina sul viso, ci metterete un attimo a evitare l’amara sorpresa di un ricatto post matrimoniale col garagista di sotto, o nel caso in cui scriviate un best seller sulla coltivazione dei tulipani.

Chiaro, questo non è che un racconto microscopico di ciò che avviene tra i pixel, dietro le quinte e tra un’interazione e l’altra.
Questa è una visione parziale, è una #deriva.
Queste righe, condivisibili o meno, sono il mio personale e cinico punto vista che non ha nulla a che vedere con una visione moralistica dell’amore ma piuttosto con l’ottenimento di ciò che alla fine, purtroppo, cerchiamo tutte: una posizione stabile e una lavoro.
Non c’è bisogno delle solite chiose, al massimo di una confessione completa per mail, così che possa arricchire il mio materiale real core.
Mi rendo conto che l’immaginazione gioca un ruolo enorme, che l’attesa e la palpitazione mettono in orgasmo, ci fanno liquidi, ci portano al settimo cielo finalmente lontani dal quotidiano monocolore e bidimensionale. Ma la conoscenza tattile, la vista, l’olfatto -che per me conta più di tutto- non potranno essere sostituiti da nessuna foto, e che la curiosità, è l’unico passepartout per qualunque cuore.
A voi la conclusione.

1 commento:

  1. Porca miseria Elena, quanto sono indietro, se vede che sò proprio invecchiato.
    Vabbè che vabbè, ma proprio non mi ci ritrovo, e pure che mi fido di te e delle tue sensazioni e pure che fosse che è una visione parziale, mi ritrovo a strabuzzare gli occhi e a sorridere di questo sordido scambismo di immagini, di corpi, di sorrisi ben riparati dietro ad uno schermo, di pezzi di corpo in macellerie immaginarie in case di borghesi, con il pc in studio e la moglie nel letto, e a me me tocca immagginalli mentre si toccano con uno sguardo al pc e l'orecchio alla porta della stanza, di intuibili solitudini che poi se c'hanno voglia di un caffè non trovano n'anima che ce l'accompagna, ma la ragazza/donna che je mostra i piedi si, quella si che la trovano, su internette, che è diventato il fine e non il mezzo con cui procurarsi una caccola di felicità dei successivi sessanta secondi.
    La ricerca compulsiva di immagini nella speranza che possano soddisfare una fame che nulla sembrerebbe avere di naturale, mi ricordano tanto "ne abbiamo provate tante, proviamo anche questa" come se la varietà potesse sopperire alla qualità.
    No, niente, sono decisamente cresciuto in un altra dimensione spazio temporale. E pure se sono un visivo (a luce spenta non me lo gusto il sesso, devo vedere con chi e cosa sto facendo) proprio non riesco ad esprimere passione per un pezzo di corpo se appartiene a qualcuno che non conosco, ad una donna di cui non ho annusato l'odore, di cui non ho potuto sentire la grana della pelle. Una tetta è una tetta, se non sai a chi appartiene, se non conosci la sua storia - in quanto tetta di - che senso ha?
    Ciò premesso, mi mandi una foto del tuo culo?

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