mercoledì 27 febbraio 2013

Deriva #20 Io, BANNO da sola


Più volte durante questi giorni pre e post elettorali ho avuto il desiderio di chiudere tutti i miei account, ma è stato un bene che non l’abbia fatto. Amici falsi si sono finalmente palesati, alcuni hanno appeso al pennone più alto della propria incompetenza una nuova bandiera, certi sono saltati in corsa sul carro del vincitore: buona fortuna.
Sì, ci sono sicuramente persone splendide, tantissime, e tante sono tra i miei follouer e tra i vostri. Tra l’altro io posso tollerare tutto, siamo liberi, almeno pare. E soprattutto, io sono libera di bannare chi voglio per non dover battibeccare giornalmente con l’adepto di turno. Il che non significa non rispettare le idee altrui o essere fascista. Il fatto è che stare su un social network non può diventare un mestiere, e se hai qualcosa d’importante da dire, mi telefoni.
È vero, i giudizi qui sono parziali, ma sono pur sempre giudizi, allora penso che se non si è in grado di riassumere un pensiero completo in centoquaranta caratteri, sarebbe meglio esimersi dal farlo.
Protetti dall’anonimato poi, siamo tutti pronti all’insulto, che sia politico o meno.
In difetto di parole e con problemi di sintassi, direi che il rischio di essere fraintesi è altissimo.

Ma se la mancanza di rispetto si è fatta sputo e bestemmia durante questa storica chiamata alle urne, non è così diverso nel quotidiano.
Scrivo #derive e ho già spiegato il perché.
La maleducazione perpetrata verso chi scrive, per esempio, si trova nell’indiscrezione, come se dai pixel trasudassero chissà quali verità e segreti. Come se non fosse abbastanza chiaro che, per quanto sinceri, qui siamo tutti dei personaggi.
La cafoneria esibita, lucida e brillante come le scarpe del contadino alla domenica, sta nel supporre che tra chi scrive e ciò che racconta ci sia totale adesione, come se lo scrittore di gialli andasse in giro ogni notte ad ammazzare qualcuno.
Io, per esempio, non sono nessuno, e non ho niente da dire oltre ciò che scrivo sul blog.

La maleducazione sta nell’inviare pubblicità, articoli e recensioni non richiesti, stramaledette mail collettive, post dai quali mi “staggo” da anni. È segno di superficialità non capire, non accorgersi che a qualcuno non interessa ciò che gli propiniamo settimanalmente, nel costringerlo quindi a dire per primo che non ne può più, perché gli stiamo affollando la casella di posta.
Il mondo è pieno anche di opportunisti. Non è bello interloquire con qualcuno quasi ogni giorno per poi defollouarlo perché non si piega alla reciprocità dopo il primo scambio di battute. Non è bello neppure dichiarare stima e amore incondizionato per le prime tre settimane e poi mettere il profilo del cuore in un cantuccio: mi capita sempre più spesso con le donne, che tra fiorellini, stelline e tvb riescono sempre a farmi cascare nel tranello.

La deriva dei social network sta nella provocazione insistente e diretta verso chi la pensa diversamente da noi e che ha già evitato di risponderci almeno dieci volte.
La deriva delle opinioni sta nel voler imporre la propria idea commentando ogni giorno qualsiasi post e nel pungolare l’interlocutore come una zanzara fastidiosa, nonostante il proprietario dell’account non risponda più da giorni.
La deriva del pensiero sta nel non voler vedere al di là del nostro naso ottimista e della nostra TL considerando il pessimismo altrui, un difetto: senza valutare esperienze e vissuto che noi non conosciamo.
La maleducazione sta nel non essere tra i miei follouer ma seguirmi con costanza solo per insultarmi con parolacce e frasi adolescenziali: «capisci un cazzo, tu».
La deriva dell’ipocrita sta nel commentare un tuit ma non apertamente, per carità, facendo riferimenti velati ma fin troppo chiari agli occhi del bersaglio di turno. Un bzzz... bzzz... continuo e fastidioso. Un pettegolezzo vigliacco, il famoso “chi ha orecchie per intendere intenda”.

La maleducazione dell’inetto sta nell’approfittare del follou back per bombardare qualcuno di DM, cui veramente si può fare a meno, in un “non luogo” dove si sta per seguire i fatti del mondo e commentarli in diretta, tuitstar e cafonissimi dell’ultima ora assieme.
Se vogliamo conoscere veramente qualcuno, domandiamogli il cellulare o la mail. Se non ce lo darà significa che è opportuno cambiare soggetto, un modo utile per evitare perdite di tempo e “ban” improvvisi.

La maleducazione sta nel leggere un rigo solo di ciò che viene scritto e commentarlo a sproposito, sta nel parlare male in DM di un contatto comune, nel fare battute sconvenenti: solo perché ci diamo del “tu” non significa che possa permetterti certe libertà. Solo perché ci diamo del “tu”, non significa che oltre a fare pensieri osceni su di me tu possa anche manifestarli in pubblico.
La maleducazione sta nel superare il confine e allungare la mano, provarci quantomeno, e nonostante si sia respinti di continuo.
È maleducato anche inviare manoscritti chiedendo una valutazione e sparire al momento di accettare o meno un preventivo.

È tanto maleducato ed è tanto stupido, e misero, farsi benvolere giusto il tempo che serve a ricevere il follou back per poi sparire.
È cafone, oddio, quanto è cafone usare trucchi elementari, svelarsi poco raffinati, falsi e bugiardi, pensando di avere davanti un povero imbecille.
Il diavolo fa le pentole non i coperchi, e qui su tuitter le voci girano.
La deriva di twitter sta nel non rituittare mai e poi domandare pubblicamente: perché mi hai defollouato? Sta sicuramente nel chiedere un #FF quando non me ne hai mai fatto uno.

Ciò che io cerco fuori e dentro i social media è il rispetto dell’altro da me, il numero dei follouer, per chi non è una tuitstar sta nel suo essere irreprensibile. O almeno coerente.
Non faccio collezione di follouer, non m’interessa, se mi segui vuol dire che ti piaccio nonostante le mie idee politiche tutte da rottamare.


#FF Follow Friday: indicazione fatte il venerdì degli account da seguire
Follow Back: essere seguiti a propria volta
TL: Time Line
DM: Direct message (messaggi privati)
Ban: Bannare, impedire a qualcuno di trovarci sul s.m.

5 commenti:

  1. concordo e riconosco di essere responsabile di un paio di mala attivita'. Grazie

    RispondiElimina
  2. adorabili quando confessate... ;))

    RispondiElimina
  3. ciao Elena, ti leggo da un pò e pur non essendo iscritta ai vari social, guardando quindi da fuori come uno spettatore -oltretutto parziale- nonchè sentendo le voci di amici che invece lo sono, mi trovo a concordare in pieno con le tue analisi.
    Aggiungerei una cosa però, oltre alla possibilità dell'anonimato: la gratuità, che a mio avviso amplifica di parecchio quelle che sono le possibilità di mal-usare mezzi come il web ed in particolare i social.
    La costruzione di un mondo parallelo dove tutto è possibile perchè è gratis e facilmente ottenibile con un clic, ampiamente inapplicabile nella real life credo porti molti a non saper più distinguere i confini, e portare il tutto alla 'deriva' appunto
    (ammesso che sia questo il significato di 'deriva' che dai ad altri tuoi post)


    RispondiElimina
  4. Bruno Del Frate3 marzo 2013 12:34

    Io ormai ho smesso da tempo quasi tutte le attività su Twitter, tranne la lettura di pochissimi; avevo anche un blog, ma l'ho cancellato.
    Abbiamo avuto strumenti straordinari, ma non li abbiamo potuti sfruttare al meglio per colpa di troppa gente, ed ai motivi da te brillantemente esposti nel corso di tutti questi post non ho nulla da aggiungere.
    Ormai il rumore ha superato il segnale, ed è un peccato.

    RispondiElimina
  5. Ogni volta che mi capita sotto agli occhi uno dei tuoi scritti leggo e continuo a pensare quanto é vero ciò che scrivi. Grazie per aver espresso anche i miei pensieri,

    RispondiElimina