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sabato 16 luglio 2011

Quando il papà è in vacanza...


Dopo un giugno pescoso tra i seni procaci e rifatti di trentenni single adescate all’ombra dei caffè del centro storico, alla fine di un mese di lavoro quieto, dietro la larga scrivania di qualche assessorato o di una banca, terminato un estenuante darsi da fare davanti al Tv tra sane partite alla play station e la fine del campionato con tanto di fantozziano "rutto libero" ecco che, il maschio italico, raggiunge la piccola villetta al mare per riunirsi, “ob torto collo”, in seno alla famiglia.
Le feste per il suo arrivo non sono ancora terminate, chili di peperonata preparata dall’amata suocera e melanzane alla parmigiana lo hanno appena appena sfamato da un mese di sesso sfrenato –a suo dire- e da risotti e paste precotte.
Sulla sdraio, nascosto da figlie, mogli e nonne, lo vedo darsi da fare con questioni di cui, fino a qualche giorno prima, ignorava persino l’esistenza. Confonde i nomi dei figli con cui cerca di essere affettuoso e di riprendere un discorso interrotto l'estate precedente e finge di non ascoltare le loro urla di cui, nella quiete oziosa dell’appartamento romano, aveva dimenticato l’esistenza.
Cosa farà quell’uomo pieno di sensi di colpa nel vedere la sua bimba, ormai adolescente, tatuata e in perizoma, correre festosa verso un gruppo di ragazzi dall’aria capace?

Io, dalla mia spiaggia libera a un passo dal suo ombrellone, non niente da fare se non leggere notizie, sempre le solite.
Mi annoio a morte e decido di seguirlo, guardarlo non vista, dietro grandi occhiali da sole.
Conto quante volte prende e lascia quel benedetto cellulare: dieci, in otto minuti e trenta secondi.
Annoto quante volte apre e chiude l’ultimo di Camilleri: al momento ha letto solo il retro di copertina.
Il maschio si guarda attorno e sorride stordito dalle chiacchiere della moglie, fuori forma e inquieta, che è ormai al decimo resoconto della settimana.
Lui, sembra comunque felice, annuisce di continuo e se proprio deve dissentire, abbassa appena gli occhiali e lancia un’occhiata, almeno per sua moglie, severa.

È evidente che ha promesso a se stesso di dedicarsi alla sacra famiglia, di ribadire regole a sua insaputa infrante da anni e mentre guarda il figlio domandandosi stupito da quanti anni porta gli occhiali, vede una bionda che si avvia fra le onde.
Ha capelli lunghi e l’abbronzatura di chi prende il sole da quando è finita la scuola: a colpo d’occhio, il mio,  è un’adolescente.
Lui evidentemente non ha la vista lunga e, atletico, sfoggia, tirandosi su dalla sdraio, addominali appena accennati, risultato del lungo e inutile lavoro invernale.

Sulla riva, mentre ancora valuta la temperatura dell'acqua e immediatamente circondato dai figli, rinuncia a raggiungere la sirena dal colore ambrato e ripiega sul bar. Generoso, riempie i marmocchi di coni e ghiaccioli sperando così di comprare il loro silenzio e di potersi calare in acqua in santa pace mentre vago, rivolge ancora uno sguardo agli scogli, abbastanza distanti dalla riva, dove la ragazza, selvaggia e dorata come una donnina di Manara, si è morbidamente distesa.

A questo punto poco importa se Chiara è in sella a un centauro e fuggirà oggi stesso con un maggiorenne abbronzato perdendo verginità e onore. Chi se ne frega se Matteo è stato picchiato a sangue assieme ai suoi occhiali e se il piccolo Lorenzo si sta per buttare in acqua con la pizza in mano: il cinquantenne è preda del miraggio,  lui,  è stato chiamato.
Riesce anche a spazientire la moglie quando a un carico di affetto «vengo con te amore» risponde secco «bada ai regazzì che è mejo».

Ce l’ha fatta.
Finalmente libero, nel suo metro e ottanta, si avvia verso i flutti.
Si trattiene alcuni minuti sulla riva, guarda indietro pensoso come avesse scordato qualcosa, sarà il senso di colpa o la paura a trattenerlo? No, dura solo un istante.
Eroico si tuffa rumorosamente in acqua facendo molta schiuma, ignaro di aver richiamato su di sé gli sguardi affettuosi di tutta la famiglia che ora, ammirata, lo segue allontanarsi verso gli scogli in uno stile che, più che libero pare solo disordinato.

Pende tempo e fa alcuni giri di boa, si lancia più in là e sembra approdare sugli scogli, invece no, desiste e si spinge oltre.
Aspetto qualche minuto e riapro il giornale: meglio la settimana enigmistica.
Niente, non mi concentro, la verità sono assai preoccupata per il suo cuore di sicuro appesantito da sigarette e vino, gricia e carbonara.
Rivolgo di nuovo lo sguardo agli scogli e lo vedo, fatto il giro del piccolo molo ecco il vile spuntare da dietro gli scogli: la prende alle spalle.  
Allungo il collo e inforco gli occhiali, da dove sono lo vedo sorridere alla bionda che, inaspettatamente, si alza per dargli la mano e sorride.
Lui annuisce e ride e dopo appena pochi istanti si esibisce di nuovo in un pericoloso tuffo di testa con relativa panciata cui moglie e suocera applaudono dalla riva compiaciute.
Ha il fiato corto quando si butta sulla sdraio, il suo cuore gonfio pare voler sfondare la cassa toracica.
«Bellina la figlia di Guido eh?» gli dice la moglie con un largo sorriso tirato.
Lui cala il sipario, abbassa gli occhiali sullo sguardo annoiato «visto, visto... » e apre il suo libro a pagina uno.
«Bella eh? Ha un corpo davvero invidiabile» rincara la dose la moglie morbosa.
«A che ora si pranza?» il marito cambia discorso e posizione.
Sì, mettiti di schiena, è meglio, che stavolta hai preso un grosso granchio!

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