sabato 9 luglio 2011

Addio, romantico cyber love.


Finite le romanticherie al buio del web 1.0 e quelle ancora opache del 2.0, ci si dirige con passo certo verso il crudo e crudele realismo delle video community.
Il nuovo plug in che sarà applicato a Facebook metterà molti utenti in crisi, toglierà a tutti (bellissimi inclusi) “quel pizzico di fascino in più” costringendoci a mostrarci così come siamo, sempre.
Sono secoli che la rete offre l’opportunità di scoprire diversi mondi e soprattutto modi nuovi di relazionarsi e forse, un po’, anche di amare.
Dico un po’ perché ho sempre pensato all’amore come a una conseguenza naturale dell’attrazione fisica in primo luogo e poi, di quella mentale.
Ai cosidetti amori “di testa”, ho sempre ceduto con entusiasmo essendo una donna più che razionale e anaffettiva, ma non ci ho mai creduto fino in fondo; non che ci sia niente di male, ma di tanto in tanto, un saltello nella realtà fa bene a chiunque. E poi, e lo dico per esperienza diretta, dietro certe storie che si trascinano per anni senza che si concretizzino mai, si nascondono esseri patologicamente incerti che, se riportati nel reale, sono anche pericolosi.
Comunque, adesso la rete è alla portata di tutti, anche di mia madre che fino a qualche anno fa non sapeva nemmeno accendere il PC e che ora legge i quotidiani e prenota on line anche i viaggi.
Però io ricordo con una certa nostalgia il brivido di navigare in anonimato e di conoscere personaggi sempre fuori dal comune.
Allora, parlo della metà degli anni novanta, la rete era inaccessibile a molti e forniva certamente spunti più interessanti, direi autenticamente “hot”.
Sui newsgroup di musica, di jazz o di teatro potevo scambiare opinioni con critici e musicisti che, oggi come oggi, si fanno gestire le pagine sulle community da qualcun altro o peggio, non rispondono.
Le community esistevano anche allora ma erano frequentate fondamentalmente da “esperti” da pionieri dei “generi” e non dalla massa: il sado maso, per esempio, e tutta la famiglia del BDSM, ho avuto modo di scoprirlo nella maniera più giusta, chattando e scambiando opinioni con veri esperti del genere. Oggi ho fatto un giro da quelle parti per dare un’occhiata alle novità, e ho trovato solo ridicoli e pudici annunci di novizie e pseudo Master in cerca di roba light e vanilla, vocabolari del bondage e spiegazioni elementari di certe pratiche basilari.
La rete è ormai piena un sapere diffuso e caotico, superficiale e troppo spesso poco interessante.
Sì, la rete non è più quella di una volta.
Un tempo, per scovare qualcosa di veramente “in” dovevi farti consigliare da gente proprio “cool” e che conoscesse a fondo il “net” oggi, la rete è piena di cadaveri, di vecchi siti in decomposizione, di contenuti e di notizie inutili.
Le relazioni che prima, nel preistorico seppure così vicino 1.0, si protraevano in chat per mesi e mesi e prevedevano carteggi assai lunghi, poetici e ricercati -e anche rari, visto quanto complicato era avere una connessione a portata di mouse-, oggi si consumano nel giro di poche ore. Quelle “liason” che ci lasciavano sognare per mesi, e che solo se abbastanza convincenti si tramutavano in notturne ed estenuanti conversazioni telefoniche e poi, forse, in un emozionante incontro “al buio”, si esauriscono oggi alla prima video chiamata.
E poi vogliamo paragonare il batticuore e il senso di sfinimento dell’attesa di una “snail mail” con quello ben più breve e deludente dell’e mail?
Ma ormai ci siamo dentro da anni, e io mi rendo conto di appartenere a un’antiquata elite.
E in fatto di relazioni, i tempi si accorceranno ancora di più, a discapito, come accade sempre più spesso, di sensibilità e belle intelligenze fisicamente inadeguate, almeno per certi canoni TV.
E se prima potevamo passare dei mesi a sognare e “cristallizzare” l’oggetto del nostro desiderio, oggi ci troviamo costretti a fare giornalmente i conti con il suo insensibile disinteresse e la sua cupa distanza, anche se è lì, magari on line, che chatta da ore con chissà chi.
Oggi, infatti, possiamo sapere in qualsiasi momento quando il nostro “oggetto di attenzioni” è on line: tutte le attività svolte lasciano una traccia, foto e brani postati, stati e amicizie, e la fredda passione via pixel si svolge fra ipotesi e tesi, botta e risposta rapidi e talvolta troppo istintivi, di cui spesso ci pentiamo.
Il soggetto “x” e il soggetto “y” di calviniana memoria, già messi sotto scacco dalla telefonia mobile, non potranno mai più vedere prolungarsi a dismisura l’attesa di un incontro d’amore a causa di un appuntamento sbagliato, del ritardo del treno o di un problema improvviso.
Il dubbio corrosivo, quello ahimè assai romantico della passione non corrisposta, lascia spazio all’autentico e inequivocabile “non ti voglio” espresso attraverso il semplice ignorare un’e mail o un breve messaggio in chat.
L’offesa è dietro l’angolo, nascosta da un’indifferenza mai provabile concretamente.
Lo sviluppo delle tecnologie e il web democratico hanno portato all’afflusso delle masse nelle community e all’imbarbarimento della rete prima auto regolamentata da una lista precisa di diritti e doveri, dettati dai pionieri del network. Oggi la gente ti chiede l’amicizia e nemmeno saluta, non ringrazia e se hai qualcosa da ridire, ti cancella senza dare spiegazioni e tira via.
Sarà complicato da ora in avanti, trovare on line qualcuno che ci piaccia per come è ma anche per ciò che pensa e dice, e se prima potevamo tirare avanti per un po’ illudendoci di aver sconfitto la nostra fisiologica solitudine, adesso ci troveremo a fare i conti con la cruda realtà.
Meglio quindi tornare in strada, perché fra barbarie e barbarie preferisco l’umanità di un “vaffanculo” detto a voce.

12 commenti:

  1. Brava Elena mi è piaciuto per la verità che rappresenta.

    RispondiElimina
  2. letto e sottoscritto
    come sono lontane le notti degli anni '90

    ciao Elena

    RispondiElimina
  3. ciao Luca, sì lontanissime. quasi quasi mi riconverto al 1.0... eh...eh...eh... buona domenica.

    RispondiElimina
  4. Magari Elena.
    Quelle notti fatte di linea analogica a 33k, collega e ricollega e ricollega ancora decine di volte, di chat che cadono, server congestionati, nick improbabili, umorismo sopraffino. Di regate nella tv muta, di stereo in sottofondo, di birretta in una mano, camino acceso a illuminare.
    Sembrano passati secoli
    Buona domenica a te

    RispondiElimina
  5. detto da te “Rivista intelligente" è un plus che mi gratifica! ;))

    RispondiElimina
  6. Mi ritrovo molto in questo tuo post. Anch'io ho sperimentato con entusiasmo, all'epoca (dalla fine degli anni Novanta, per la precisione) il Web 1.0, con le sue chat, i suoi siti ancora "naif" e i newsgroup di Usenet, pieni di persone interessanti e competenti, ma basati sulla pura e "spartana" comunicazione testuale, che oggi sembra preistoria...
    Ho imparato allora come funziona la psicologia di chi nascosto dietro un nickname, si inventa un'identità virtuale. C'erano (e ci sono) mitomani e paranoici, capaci di scatenare risse virtuali basate sul nulla, certo, ma c'erano anche, come giustamente dici, persone interessanti, che usavano il Web in maniera disincantata e razionale - allora come adesso, è l'unica maniera di utilizzarlo per quel che davvero è e può dare.
    Oggi bisogna essere molto più selettivi, forse, nell'uso del Web, vista la quantità di siti-ciarpame esistenti, pieni di fandonie o testi copiati; e bisogna imparare a destreggiarsi fra "impostazioni della privacy", per limitare sapientemente i danni che una "condivisione" indiscriminata (stile Web 2.0) può produrre.
    E credo che oggi il miglior modo di usare la Rete sia quello di attraversare la visibilità stile "vetrina permanente" che il Web 2.0 offre mantenendo un profilo basso e noncurante. E' la nuova sfida...

    RispondiElimina
  7. sai cosa Ivan, stiamo andando verso l'anonimato diffuso, nel senso che, essendo ora le tecnologie alla portata di tutti, chiunque si dichiara artista, scrittore, giornalista, e non si può più riconoscere l'autentico dal falso. Io sono spaventata. Non ci sono più individualità. mah! orrore.

    RispondiElimina
  8. Sì, con questi nuovi mezzi tecnologici si accresce la "volontà di potenza" delle persone, e la tendenza alla megalomania e alla millanteria di alcuni. D'altra parte, specularmente anche i vecchi "filtri" istituzionali o tradizionali non sono più in grado di svolgere la loro funzione, e non distinguono più il vero dal falso: gli editori sono sempre meno capaci di individuare i buoni scrittori, le case discografiche i buoni musicisti, e così via... Quindi ci sarà un generale "rimescolamento di carte", che forse nel breve periodo sarà caotico, e porterà alla ribalta molti "auto-esaltati" senza valore; ma nel lungo periodo i filtri si ricostituiscono sempre, secondo me, e anche stavolta, forse dopo un processo complicato e caotico, si ricreeranno distinzioni e scelte a monte.
    E comunque, chi si appiccica da sé un'etichetta (di artista, scrittore, ecc.) sperimenta prima o poi l'inutilità di quell'atto, visto che accanto a lui/lei cento, mille altri/e fanno la stessa cosa, rendendo vana ormai ogni "volontà di potenza".

    RispondiElimina
  9. non ci sono più parametri, andiamo avanti ma senza direzione. io sono impaurita ma mi sento forte del fatto che sì, certo, vorrei tanto pubblicare, ma la verità è che per il momento, scrivere è una necessità: tanto mi basta a farlo. E tenendo questo blog che comunque comincia darmi soddisfazione, mi rendo conto dei limiti della mia scrittura, di certe legnosità e delle tante ingenuità da eliminare. Mi piace raccontare ciò che vedo, basta. Non credo a un rimescolamento delle carte, credo che dovremmo incominciare a imparare i classici a memoria. Io ho già un elenco. Buona notte e grazie Ivan.

    RispondiElimina
  10. Anonimi o no. Ritorniamo al 0.0 e ripartiamo.

    RispondiElimina
  11. Sì!!! Scendiamo in piazza e guardiamoci negli occhi.

    RispondiElimina