domenica 31 luglio 2011

Le gioie della bifamiliare


Non posso certo pretendere che tutti abbiano letto Kant e che sappiano che la propria libertà finisce dove comincia quella dell’altro, e anche se ormai la cultura in pillole si acquista nei Bar e i libretti di aforismi si trovano accanto agli accendini, dal tabaccaio, l’educazione–e aggiungo purtroppo- no.
L’educazione, quella buona, sembra essere stata spazzata via ed è inutile stare a ricordarci il perché.
Conosciamo tutti la debolezza propria dell’essere umano che protende sempre alla prevaricazione e a fare il proprio comodo indisturbato: saltare la fila, parlare addosso all’altro e fottersi donne, soldi e idee dell’altro e, come se i millenni passati non avessero alcun peso, sono queste le attività primarie del nostro homo sapiens. Sappiamo che l’uomo vede se stesso sempre al centro del mondo, ignaro che la propria esistenza è misera, un granello di sabbia, una porziuncola –intesa come luogo dell’anima- così invisibile, che dovrà faticare molto per ottenere peso e magari essere, un giorno, ricordato.
Siamo ben consci che gli eroi del “Grande fratello” saranno presto dimenticati e per fortuna.
Invece, l’uomo della strada, quello che evidentemente non è stato educato a rispettare il prossimo, continua a ingrassare la propria esistenza magra di contenuti facendo rumore, imponendo il proprio chiasso interiore al mondo circostante.
Quando i miei nuovi vicini si sono trasferiti, ho suonato il campanello di casa loro con un grande sorriso e con in mano un cesto di prugne del mio giardino - mia nonna mi ha insegnato che se non sono loro a farlo, è buona educazione porgere il benvenuto per primi e offrire la nostra completa disponibilità-, e ho pronunciato le solite frasi di rito «Di qualunque cosa abbiate bisogno, siamo qui accanto!».
In effetti, i due anziani mi hanno guardata come se fossi scesa da un altro pianeta, e si sono sentiti così autorizzati a darmi del “tu”: ed ecco che un primo mattone dell’alto muro della mia privacy è inesorabilmente caduto.
I lavori di ristrutturazione mi hanno fracassato l’esistenza per circa una settimana, grazie a Dio con tante scuse da parte degli anziani e la promessa che non sarebbe accaduto mai più. «Ma ci mancherebbe altro, è normale, state tranquilli» è stata la mia risposta calma, e nonostante il mio lavoro ne avesse risentito.
«Sa, il muro è spesso ma la distanza che ci separa è veramente poca anzi, mi dica pure se il volume della tv è troppo alto» aggiungo io che nella vita cammino in punta di piedi e che ho ricevuto un’educazione quasi ottocentesca.
Non dico che si debba sapere come e di fronte a chi alzarsi quando si viene presentati a qualcuno durante un party o al caffè, come stare a tavola e usare le posate giuste, come comportarsi dopo una cena, -ne ho date tante in vita mia e avrò ricevuto sì e no, due biglietti e tre telefonate di ringraziamento-. Basterebbe porgere l’orecchio per rendersi conto che se il tuo vicino alza la voce lo senti chiaramente e quindi, logica vuole che se compri ai tuoi due nipoti maschi già rumorosi per natura, l’ambulanza elettronica, frantumerà i nervi a tutto il vicinato giacché, il tuo giardino, dista appena un metro dal mio.
Non credo sia un problema di etichetta, di bon ton e galateo, nemmeno di educazione e buon senso ma solo di discrezione.
Io non tollero che i miei vicini sappiano cosa mangio, che film guardo, come parlo o come faccio l’amore, ma forse sono anche una che non guarda i talk show di Maria de Filippi.
Svolgo la mia vita in silenzio, e anche quando si accende una discussione, ci metto il silenziatore perché, fra l’altro, spaventa più una minaccia detta sotto voce piuttosto che urlata.
Di loro so che sono maneschi, che non sanno usare il congiuntivo, che lui è un ex ferroviere e lei casalinga, che la figlia lavora in qualche ente (almeno potesse essermi utile!) e il figlio è guardia giurata. So che lui ha settantacinque anni e ha avuto un incidente grave, che è allergico alle melanzane e che preferisce il pesce alla carne, che la moglie è sua succube e che in passato l’ha tradita. E conosco tutto questo dopo solo un mese che vivono qui e non perché io abbia le orecchie lunghe, ma perché superano di continuo i propri confini e s’insinuano dal giardino nella mia stanza da letto, mentre riposo, e dal cortile interno nel mio studio, mentre penso, leggo, scrivo: perché in villa è più comodo urlare qualcosa dal piano di sotto piuttosto che alzare il culo –così come mi hanno insegnato- e andare al piano di sopra a riferire. Perché se il bambino strilla, bisogna urlare più forte per farlo tacere, e tirargli un ceffone sonoro anziché ragionarci un attimo assieme e fargli capire che ci sono “altri signori” accanto e che non si deve urlare.
Mangiano frittura tutte le sere e fanno grigliate con amici un giorno sì e l’altro pure e ormai, potrei scrivere un trattato sulla telefonia, sulle nuove tariffe telefoniche e sulle compagnie che “te se inculano di più”. I loro discorsi non toccano mai la politica e la cultura “tanto chi se li incula”, navigano nel proprio piccolo bicchiere d’acqua a vele spiegate, si muovono nella pozzanghera della propria esistenza terrena come se viaggiassero su un transatlantico o sulla più bella nave da crociera.
Io, da qui, non posso far altro che prenderne atto, tenere la musica in cuffia a tutto volume, e vendicarmi, scrivendo della loro infinita maleducazione e mancanza di rispetto augurandomi che, non si sa mai, un giorno mi leggano e si vergognino un po’.

11 commenti:

  1. tipico comportamento di quella zona li... con tutto il rispetto per quelli educati, che purtroppo da quelle parti sono minoranza!!!

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  2. in realtà Loreno, facevo proprio qualche settimana fa questa considerazione ma sono arrivata alla conclusione (ho viaggiato tanto e per tanti anni su e giù per lo stivale) che gli italiani urlano un po' tutti... in quanto a educazione mi sa che le file sono più rispettate al nord, comunque è solo una questione di indole. se uno è riservato è anche più educato... a mio modesto parere... ;)

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  3. Rimango "Anonimo" per vezzo, non per timore. "Ciò che conta non è la maschera ma l'idea che nasconde" (cito da "V per Vendetta", non il film, il fumetto). Anyway. Ciascuno di noi rappresenta quel piccolo sasso che, per quanto invisibile, modifica il corso delle acque del fiume impetuoso. Interagire significa incrociare le onde emesse dal proprio essere immerso nella corrente, a volte impetuosa a volte pacata, generata dal mondo che ci circonda. Ho viaggiato molto anch'io da nord a sud, da est a ovest. Del mondo. L'educazione è cosa relativa. In Cina si sputa in nocciolo del frutto per terra per assicurare prosperità al padrone di casa.
    Rispetto e dignità sono concetti universali.
    Se ripercorro i mei ultimi anni ragionando sul numero di persone rispettose che ho incontrato mi fermo alle prime dita della mano destra. Il numero di chi riconosce dignità al prossimo riesce a smuovere solo la falange del pollice, spesso verso.
    Mi permetto di chiosare una tua affermazione. Il fatto di avere una "educazione ottocentesca" o "vivere in apnea" non sono buone medicine per vaccinarsi dall'intromissione di agenti patogeni nella propria vita.
    Ho vissuto esperienze al limite della vivibilità anche quando ho evitato contatti "pericolosi", mi sono premurato di non dare troppo fastidio al prossimo ingoiando piccole e grandi meschinità. E il risultato è stato comunque catastrofico. Pazzi, folli, degeneri, devianti, semplici lestofanti, lenoni e baldracche. Tutti in fila a far delle piccole azioni o incaute (!) parole, il ferro con cui forgiare la punta di lancia che ha inevitabilmente trafitto il costato della Verità (quantomeno della realtà dei fatti).
    Adorerei l'idea di un Pasquino virtuale dove attaccare Post-It con nomi e cognomi.
    Ne varrebbe la pena?

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  4. ma certo che no. inoltre non credo che le persone qui descritte navighino per blog e facciano autocritica. ma io mi sono sentita sicuramente meglio nel descrivere una situazione in cui molti, comunque, si sono riconosciuti. ciao anonimo.

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  5. ah... riguardo l'educazione ottocentesca non significa che sto col fiato corto, solo che "so stare" a qualsiasi tavola... anche del cafone (e sù, un pochino di classismo non fa male nella società dei magnaccioni).

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  6. Sono perfettamente d'accordo. L'autocritica è l'acqua santa per questi individui. Sul navigare talvolta si... giusto il necessario per "rapire" brandelli di identità e usarli a scopi puramente personali.
    Anche sul classismo non ho da eccepire. Anzi. Dirò di più. Magari ci fossero ancora i vecchi e pittoreschi "cafoni". A confronto con ciò cui siamo costretti a sopportare, "loro" darebbero vita ad un vorticoso ed inebriante convivio. Se non altro meno ipocrita di tanti altri.
    Ti potrei raccontare la mia storia, ma mi sa che - nel caso - dovrei riempirti il blog... Cosa decisamente poco carina!!!
    Buona giornata!

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  7. raccontamela in privato, magari, trasfigurandolo ci mancherebbe altro, potrei tirarne fuori qualcosa. Buona giornata.

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  8. Ti ringrazio per l'interesse. Lo farò.
    Scrivere fa bene. Se hai qualcuno a cui raccontare qualcosa fa ancora meglio.
    Grazie ancora.

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  9. bibolotty@gmail.com
    quando vuoi e passa una buona estate.

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  10. Banalmente dico che tutto il mondo è paese, ( in parte è vero)non credo leggeranno mai tutto questo,bisognerebbe ''veicolarglielo'' in altro modo ( non saprei come!)Ciao Elena :-)

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  11. sai una cosa?
    in norvegia i cani non abbaiano.... perche' i padroni sono silenziosi e quindi lo sono pure i cani, ma.....
    il silenzio... e' un indice della morale, qui... se i vicini ti sentono.... e' una vergogna...
    e questo moralismo, diffuso in tutte le forme in cui si esprime, lo dico come lo vedo, e' l'anticamera dell'indifferenza...
    non sara' un caso che qui il suicidio e' una realta' "accettata" e della quale non si parla, non si commenta...
    non si dice nulla della propria anima, non si parla di se', non ci si confronta mai....
    parli di politica? di cultura? di problemi sociali?... ma sei una strana persona allora.....
    insomma, "se non puoi fare niente per cambiare quella cosa" ora, subito e adesso... perche' ti struggi e ne parli?
    appunto... l'anticamera dell'indifferenza...
    tutto funziona, tutto e' tranquillo, i vicini non li senti mai, nemmeno i cani dei vicini, ma....
    le persone si ignorano, ignorano le anime altrui.

    forse in italia e' uguale, intendiamoci, ma almeno da noi un bel
    VAFFANCULOOOOO!!!
    lo puoi gridare a chi se lo merita senza creare nemmeno troppo scandalo.
    cosa sara' meglio?

    il post del tuo blog mi piace, la scrittura scorre via veloce, naturale e godibile.

    grazie, ciao!! matteo

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