sabato 3 maggio 2014

Deriva #53 #derivaditwitter: C'era una volta Twitter

C’era una volta Twitter, un social network che richiedeva una buona capacità di sintesi, senso dell’ironia e originalità.
Ma mentre scrivevo le mie cinquantadue #deriveditwitter, la trasformazione si è completata e le cattive abitudini radicate.
Molti lettori delle mie #derive parrà argomento già trattato ma poiché nessuno più si sottrae alle cattive abitudini della massa, nemmeno io, e il turnover dei follouer continuo, facciamo un ripasso. E invito chiunque pensi che la propria libertà passi attraverso il non rispetto degli altri, delle regole o delle consuetudini, a NON leggermi.

Le regole esistono per essere infrante ma se non le conosciamo e non le rispettiamo, non proveremo nessuna gioia nell'infrangerle.
L’orda barbarica del neofita, è ormai calata sulle TL dei vecchi tuitteri portando “like” ipocriti, la pessima usanza a non condividere, brutte foto (già viste tre anni fa su #FB) mancanza di originalità che, unita alla puerile attitudine a far proprie frasi e idee altrui e alla presunzione che seguirlo sia un dovere, sta facendo di Twitter un social noiosissimo.

L’omissione dell’#hashtag, per esempio, non è da rivoluzionari ma da cretini.
L’hashtag è una stanza nella quale si riuniscono tutti gli utenti che tuittano un argomento, può diventare di tendenza e, che lo vogliate oppure no, fa parte di questo gioco. Non usarlo rende l’argomento in questione di nessun interesse, e basta.
La menzione evitata (@caprone) è da ipocriti.
Se parli male di qualcuno, citalo, altrimenti fai la figura del vigliacco. I pettegolezzi trasversali possono avere un solo esito: defollow e disistima.
Le lamentele sono veramente imbarazzanti.

Twitter era il social della provocazione, oggi è il “nonluogo”dell’invidia meschina.
Non siamo tutti uguali, non siamo tutti originali, né siamo tutti capaci di usare bene le parole.
Che senso ha spendere la propria originalità se si ottengo al massimo una ventina di RT? Twitter è un bel gioco, ma se non si vince nulla allora meglio #FB.
Mettere stelline a un bel tuit, che sia di tizio, caio o tweetstar qui fa lo stesso, significa che vi piace ma non abbastanza, vi piace e per questo non lo rituittate, vi piace e non lo rituittate perché è l’utente non vi piace. Ma allora, se non vi piace, defollouatelo, e basta. Senza infrangere… la pazienza… di chi vi legge lamentarvi dell’arroganza altrui. Non siete mica bambini. Nessuno vi ha ordinato di seguire chi non si adatta ai vostri gusti (semplici).

La stellina oggi viene usata dai feisbucchiani (quelli or ora giunti, quelli con pari follouer e follouing, quelli dalla bio superumana e dai tuit mediocri) come “LIKE” di simpatia.
Un tempo, parlo dell’epoca pre feisbucchiana, le liste dei preferiti, dove finiscono le vostre insensate stelline, avevano lo scopo di mettere da parte articoli da leggere e magari rituittare in un secondo momento, ma erano anche utili al probabile follouer per decidere se seguire un utente oppure no.
Che cosa legge tizio?
Che cosa gli piace?
Siamo in sintonia?
Se oggi andiamo a scorrere le liste dei preferiti troveremo un elenco noiosissimo di emoticon e di tuit che, estrapolati da una conversazione, non hanno nessun significato.
Ma d’altra parte, poiché il neofita non legge nemmeno le bio di chi segue, mi pare improbabile possa decidere di scorrere profili per capire se vale o no la pena follouare quell’utente, che sia una tweetstar o un "ovetto" poco importa.

Il neofita ha solo uno scopo, quello di seguire chiunque lo segua, alla cieca, per fare numero, in buona sostanza non segue profili interessanti se non ottiene il follow back, e così perde tutto il bello di questo social, ossia gli interventi più originali e i tweet più belli. Ma parafrasando il caro e sempre attuale Voltaire, il popolo (la massa) non ha alcun desiderio di riscattarsi, né di prendere il buon esempio, di imparare.
Leggo frasette sgrammaticate e forzatamente comiche, concetti presi chissà dove e messi in bella copia.
Non ditemi che sono feroce ma è proprio così: la maggior parte dei nuovi utenti si comporta come chi, mentre parli pensa alla risposta da darti.


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