mercoledì 1 maggio 2013

Deriva #27 Quando un bel social diventa un sanguinoso campo di battaglia


Ad agosto la mia #derivaditwitter (minigalateto anti cafone) compirà un anno.
Quando scrissi il primo pezzo provai un brivido intenso pensando che certamente, la maggior parte dei tuitteri non l’avrebbe capita, e che per essa mi avrebbero anche insultata. Così è stato, è, e sarà.  Ma non potevo lasciare inutilizzati gli anni passati con le mie nonne tra circoli velici e case ottocento, dove vecchie ingioiellate che sapevano di antico, si riunivano tra mille convenevoli e riti per giocare a qualcosa, non potevo non raccontare l’esperienza accumulata tra feste esclusive in case da sogno e Boutique di gioielli in via dei Condotti. La mia missione è sempre stata quella di osservare e raccontare. Lo facevo quando recitavo e lo faccio oggi, mentre provo a restare a galla in questo mare di squali e di merda, di pettegolezzi e di piccole mafie, materia prima di cui è composta la nostra esistenza. Viviamo in una società classista, e che non lo si voglia accettare mi fa ancora più paura.
Non c’è da offendersi, ma soltanto da prendere atto che se c’è qualcuno che scrive e qualcuno che copia vuol dire che non siamo tutti uguali. C’è chi crea e c’è chi ruba. Che poi sono gli stessi che pur di fare una battuta o di umiliare pubblicamente uno sconosciuto a proprio vantaggio, sarebbero disposti a vendere la propria madre. Insomma come ripeterebbe mia nonna cresciuta in collegio svizzero e vestita soltanto Chanel, Twitter è ormai “alla strada”. La violenza è così diffusa, che anche chi è in possesso di sale in zucca si offende per un nonnulla. Sarà colpa della dipendenza da social network che forse ci opprime con strane ansie da prestazione, ma assisto a uscite di senno clamorose. Come la tizia, che dopo un anno di MIEI RT e di MIEI #FF, è andata in bestia per un mio tuit innocente, e certamente non rivolto a lei che grazie a dio nemmeno conosco, e che ha iniziato a farmi la guerra scrivendo TUIT senza menzione ma evidentemente pieni di astio e livore –del tutto gratuito- verso la mia persona. Bannata subito. Eliminata e senza spiegazioni. Dimenticata con la stessa rapidità con la quale l’ho conosciuta. Chi aggredisce a quel modo e senza una ragione seria ha veramente bisogno di una buona vacanza al mare. Dimentico con molta rapidità il male che gli altri mi fanno e pago a vita la mia disattenzione di un attimo.
C’è ancora chi s’infuria nel non voler ammettere che Twitter è di fatto un mezzo diverso da FB e diversamente va trattato, ma contemporaneamente soffre –senza ammetterlo- di avere pochi follouer, e si vendica insultando di continuo chicchessia, come chi si ostina a non dare il Follou Back per non avere sotto gli occhi una sequela di tuit insulsi e volgari. Non c’è bisogno di salutare la TL, di avvisare cha andiamo e torniamo dal lavoro, che mangiamo e andiamo al cesso. Ve lo immaginate il tizio al Party nell’attico che si affaccia in salone annunciando a tutti il proprio arrivo?
Io esprimo la mia opinione e basta, ed è ovvio che tu sei libero di fare come ti pare, e non dobbiamo nemmeno dirlo ogni volta: è implicito. Ma non lamentarti del se poi ti seguono in dieci. Fai la stessa figura del tizio vestito da Sioux alla festa in maschera con tema “Pirati dei Caraibi”, se sei vestito fuori tema è un problema tuo, non sono gli altri a doversi adeguare a te. Io non mi adeguerò mai alla maleducazione altrui. La TL scorre, come ho scritto un giorno dovrebbe essere il nastro trasportatore dei nostri attimi. Magari attimi belli, poetici, significativi. Ma molto probabilmente gli attimi di tanti di noi sono fatti soltanto di questo: del ruttino del bimbo e di scarpe acquistate, di parcheggi da trovare e di battute volgari.
Così come io sono pur libera di non volerli leggere questi attimi o di denigrarli, libera di non trovarli interessanti e di voler rimanere a guardare il mio cortile di magnolie piuttosto che una discarica di parole inutili, di giudizi su un politico o un altro digitati alla meglio, letti su tuit altrui –i post sono troppo lunghi perché si vada oltre il titolo. Personalmente voglio leggere tuit di qualcuno che ne sappia più di me, e non per sentito dire, e non eco di eco di qualcosa che alla fine non ha più nemmeno un senso. Twitter ha dato a chiunque la possibilità di sparare. Si prende di mira un profilo e si sparano parole.
Non si dice che ferisce più la lingua che la spada? Voilà. Ci si sfoga così della frustrazione accumulata, si puntano i piedi sul fatto che ormai la democrazia è partecipata, ci si elegge da soli a statisti e a grandi esperti di Costituzione. Con la scusa della mala politica, dei ladri e dei corrotti a Palazzo, chiunque si sente in diritto di vestire l’abito del vendicatore mascherato e di dare colpi di fioretto alla cieca. Con la scusa che non esiste meritocrazia chiunque, si sveglia e s’incorona Re, chirurgo, filosofo, intellettuale e attore. E guai a negarla o a metterla in discussione la potenzialità creativa altrui.  Guai a dire che magari si dovrebbe anche studiare, che forse per fare certi mestieri almeno Molière bisogna averlo letto, sapere qualcosa sul Teatro d’avanguardia o sulla commedia dell’arte, sull’uso del corpo o della voce.
Oggi non servono più accademie, non più Maestri, nessuna guida è necessaria: almeno così mi è capitato di leggere sul tuit di una ventenne. Siamo una popolazione di uomini e donne fatte, di persone che possono fare a meno di chiunque, tranne che di se stessi. Ebbene per me non è così.
Ci sono persone che ne sanno più di me, tante. O persone più spiritose di me, tantissime. E grazie a dio è così, se io fossi il massimo della conoscenza, saremmo messi malissimo. Ma ormai non è più importante scrivere tuit sagaci. Non li rituitta più nessuno. La massa di quelli che ti fottono il resto, il posto e magari anche la moglie, sono tutti on line con la propria sicumera da brutti ceffi.
Twitter è diventato un posto troppo chiassoso per me. Non mi piace il livore che leggo ogni giorno. Battaglie che esplodono per amore, per fede politica ma anche per sciocchezze, e si consumano tra una TL e l’altra rosicchiando le nostre energie e i nostri attimi migliori. Strategie di guerra, alleanze, pettegolezzi in DM, Tuit diretti chiaramente a qualcuno, ma che vigliaccamente non viene menzionato. Riferimenti chiari a “quella troia” a quel “bastardo” a “quel figlio di puttana” e che si traducono in un bla bla bla velenoso che non porta a niente. Ma io mi domando: come faccio a odiare qualcuno che non conosco? Buona giornata, buon 1° Maggio. Io vado al mare.

4 commenti:

  1. Questo è il commento di FRANCO che il blog ha deciso di non inserire: Basterebbe un semplice "quoto!"... ma non sarebbe un commento degno di un post preciso, ben spiegato e bla bla bla...(le sottolineature positive si sprecherebbero se continuassi). Tutto vero ciò che hai scritto. Mi sono scoperto vulnerabile anch'io, eppure mi trovo ad usare Twitter solo per una ragione particolare, sicuramente meno "personale" (o socializzante) di molti altri. Aggiungo qualcosa a sostegno di quanto hai scritto. Ho un piccolo blog in una community (non lo pubblicizzo perchè si tratta proprio di uno spazio per "staccare" dal solito impegno monotematico al quale sono ormai assuefatto). Al suo interno, in una colonna del template, ho scritto queste parole: "Avvertenze per l'uso: chi vuole aggiungere questo blog tra i preferiti.. (lì vige questa prassi)..non si aspetti un contraccambio automatico". Non l'ho scritto per arroganza ma bensì per far capire che si inserisce tra i "preferiti" un blog solo se piace, a prescindere da quella che può essere l'azione del suo " su Deriva #26 Se ti levi dal centro della foto magari ci capisci qualcosa

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    1. Ciao Elena,
      non mi sembrava di aver scritto un commento con una piccola introduzione sul fatto che "avevo deciso di non inserire il blog" (sorrido, senza polemica, credimi..) ...anche se mi chiedo perchè hai usato un fraseggio "indiretto"...
      Non ho inserito il nome del blog perchè è inattivo da qualche mese, in standby, non aggiornato come ho sempre fatto; in più è monotematico e contiene post che vertono solo su argomenti di attualità politica (per l'esattezza articoli che scrivevo su un giornale online e poi sul portale nazionale di un partito..). Ho pensato che non fosse interessante, tutto quì... E' molto diverso da questo Tuo "spazio", molto meno interessante, se non per chi vi cerca argomenti politici. Avrei, anzi ho, intenzione di modificarlo; compreso il suo titolo, cambiando non solo look, ma linea ed impostazione. E' troppo "spersonalizzato". Comunque si chiama "ViteInAffitto" ed è ritrovabile su blogspot perchè sto "litigando" con la mia incapacità di assemblare un sito sulla piattaforma di Wordpress. Nella tua "risposta" (ne ho intravista appena una traccia che rimanda ad un post, Deriva#26) mi sembra che Tu mi "consigli" di leggere il contenuto di quello stesso post (descrizione, funzionalità e vari modi di "approcciarsi" a Twitter). Ho compreso meno (diciamo poco..) la frase che segue.."se ti levi dal centro ecc...". Di conseguenza, e prima di fraintendere, mi piacerebbe che Tu fossi più esplicita. Se mi trovo quì è perchè apprezzo il blog e l'autrice, e non per mostrarmi egocentrico o altro. Sono abituato a pormi il dubbio di un mio eventuale sbaglio prima di parlare a caso... quindi, se dovessi aver frainteso o esposto male il mio pensiero, non ho difficoltà a fare ammenda. Franco -autore di ViteInAffitto - ;-)

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  2. Odiare qualcuno che non si conosce risulta impossibile anche a me. Come il personaggio descritto da Gaber in questa canzone, (http://www.giorgiogaber.org/index.php?page=testi-veditesto&codTesto=331), io non riesco neanche a VOLER BENE a chi non conosco:-).

    Si, Twitter è una piazza dove immense moltitudini di essere soli sparano la minchiata che si ritiene faccia più clamore, o la frasetta acida che sia piàù corrosiva, perchè non si rassegnano al fatto che - come nel resto dell'universo reale - l'1% dei twitteri convogli il 99% dell'attenzione e si succhi una analoga percentuale di risorse ed attenzione.

    Non si è nessuno qui se non si è nessuno fuori, e viceversa. Una volta avuta questa consapevolezza, uno vive assai più sereno e riesce persino a star lontano da Twitter per diverse decine di minuti:-)))

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    1. Ciccio e bello3 maggio 2013 12:23

      Quoto...
      Avrei da chiederti se hai mica svolto parte dei tuoi studi al Rosmini. Così. Giusto per.
      Cordialità. :)

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