lunedì 12 novembre 2012

La deriva di Twitter #6: è social, lasciatemi stare!


Inutile che vi arrabbiate, sbuffate, smadonnate e mettiate le mani avanti dicendo: è social!, lasciatemi stare!, faccio come mi pare!
Non è così e lo sapete anche voi che non riuscite a raccattare che tre follower a settimana e vi sentite proprio out.
Anch’io non ne posso più di parlare di twitter e delle vostre derive, che poi sono anche le mie, e forse anche dei miei lettori, i soliti sei, i pronipoti dei lettori di Alessandro ovviamente, e che mi auguro avranno ancora un po' di pazienza se mi soffermo su certe sciocchezze.
Perché credo che definire meglio la “netiquette” consigliata non farà male a nessuno, visto che poi mi sento domandare cosa sono i DM.

Twitter non è FB e ha delle regole che non ho inventato io ma che fanno parte suo "essere", della sua conformazione e della sua struttura.
Abbiamo solo 140 caratteri per definire al meglio uno stato d'animo, un concetto o un punto di vista. Più saremo bravi con la sintassi, gli aggettivi, e i pronomi -di cui si fa un uso smodato- più ci rituitteranno, e più ci rituitteranno più finiremo sulle TL degli altri che, incuriositi, ci seguiranno.
Punto. Basta. Fine.


Io che scorro la TL mi aspetto messaggi interessanti, link, opinioni centrate, battute esilaranti, qualche citazione ci sta anche bene ma di sapere della vostra emicrania e di come si cura, no, non me ne frega niente.
Se proprio dovete, certe conversazioni fatele in privato con i Direct Message (pop up menù a destra) e che se non avete ancora scoperto, lasciatevelo dire, siete poco curiosi e abbastanza incapaci.

Twitter è come un grande condominio dalle vetrate e dalle porte sempre aperte, dove chiunque parla, ascolta e risponde.
Più persone seguiamo (following) più piani aggiungiamo e più chiasso sentiamo.
Se la tizia innamorata, ossessiva e petulante, manda ogni sera alle 19.00 una scarica di tweet con alto tasso di glucosio e in seconda persona singolare, a me, che magari sono in una condizione di spirito diversa darà certamente fastidio.
E il fatto è, che più che defollowarla, non posso fare.

Altra orribile usanza. Domandare perché qualcuno ci defollowa, lasciatemelo dire, è veramente out, non si fa, è maleducato -per i neofiti del genere "educazione", si tratta di una serie di regole messe assieme per un vivere civile. È lo stesso che chiedere all'amica dell'amica, e in pubblico, perché non ci ha invitate al Party della scorsa settimana.
Anche i saluti collettivi sono out, e neanche s’include chicchessia –soprattutto tweetstar- in conversazioni sui capelli di una di cui non ci frega un cazzo.
Poi, toccherà a me pulire la mia TL dell'account dai vostri inutili bla bla bla.

Perché pulire la TL?
Per i neofiti del genere “tweeter” si tratta della “Timeline personale” spazio sul quale scorrono tutti i tweet, comprese le conversazioni inutili.
Questa TL andrebbe pulita perché chi non ci conosce possa capire a colpo d’occhio con che razza di umano ha a che fare e decidere se seguirci o meno.
Se una tweetstar o un common deve followare qualcuno, per prima guarderà la TL.
38 follower e 780 tweet significa che siete dei chiacchieroni, e basta, e che non meritate alcun follow. Allora piantatela di followare solo con la speranza di essere rifollowati, fatelo solo se qualcuno vi piace e se vi piace, farete il possibile per farvi notare e followare. Senza musi lunghi e tante battutine idiote. Un po' di senso critico non fa male, e come ripeto spesso: non è vero che tutte le vite meritano di essere narrate.

Inoltre.
Le foto che fanno un po' di schifo, sì, proprio quelle, dedicatele a FB dove c'è nonna, mamma, zio, e il piccino di casa che hanno piacere a dire quattro puttanate tanto per perdere tempo assieme.
Soltanto ieri mi sono beccata certi piatti di pasta e fagioli che ho temuto in un violento mal di pancia.
Perché, mi domando, che senso ha, mi chiedo ogni volta che da brava puntigliosa rompiballe mi metto qui a scrivere piccoli prontuari per non dover leggere sempre la stessa roba, perché v’iscrivete a tweetter se avete già FB e se intendete usarlo nello stesso modo.
È come avere un amante focoso e superdotato e utilizzarlo come un marito, per una pizza, un cinema al sabato sera e una decina di minuti in posizione del missionario.
È uno spreco! Una follia e anche una perdita di tempo.

Domandatevi prima perché volete stare su twitter.
Chiedetevi se ci state per "rimediare" un po' di sesso, lavoro, visibilità o semplici amicizie. Per l'ultima opzione vi garantisco che meglio FB: mail, foto e tutto il repertorio della "bella de casa".
Ma già prevedo una futura deriva, quella dei profili moribondi, in tanti non ce la faremo, in troppi non capiremo e in troppi si stanno già annoiando.
E non parlo della “massa critica”, parlo di chi animava questo condominio e che, stufo delle banalità, è già andato via o lo farà a breve.
Perché twitter è un social network che richiede attenzione alle regole e buona educazione: ciò che manca a troppi.

Non è un mondo di pazzi dove ognuno parla da solo. Se vi sembra che sia così è perché non l'avete capito.
Non ci si deve pensare troppo a un tweet, basta essere se stessi ma con intelligenza.
So che dico cose ovvie ma spesso, la ricerca di originalità ci porta oltre l’ovvietà che invece, sarebbe opportuno tenere sempre presente.
Se 140 caratteri vi stanno stretti, non ditelo tremila volte al giorno: adattatevi o lasciate perdere.
Per molti non è così, perché ricordate: non siamo il centro del mondo, anche se lo pensiamo, fuori c'è gente che non la pensa come noi.
Basta vedere al di là del proprio tweet, leggere quelli degli altri integrarsi ma senza omologarsi.

Twitter, che lo vogliate a no, mette in risalto la personalità di ognuno, che siano divertenti, drammatiche o poetiche non ha importanza.
Basta scegliere e farsi scegliere.
Come alla famosa festa.
Abito giusto, giusto profumo e sguardo. Se quello che ci piace non ci si fila che facciamo? Andiamo lì e lo strattoniamo accusandolo di essere un maleducato?

I problemi sono quelli di sempre e quelli di tutti: capire che questo social network è diverso da FB. Non è una casetta coccolosa con i gattini e le coperte di lana gettate sul divano. Qui sarebbe più opportuno adeguarsi all'arredamento sobrio di tutti gli altri, perché la pacchianeria personale non disturbi la comunità.
Un'orchidea rara, farà la differenza.

4 commenti:

  1. Io non ne raccatto tre a settimana. Ne perdo, anzi, una cinquantina a settimana, anche più :). Ma, stranamente, aumentano a dismisura. Gli è che l'essere snob, in fondo, paga. Tutti sono capaci di avere 5000 persone che lo seguono se ne seguono 5000: i bimbiminkia sono esattamente così, in fondo. Quando, però, il tuo rapporto followings/followers si aggira sull'1:10 o anche inferiore, significa che "hai un pubblico". Tutto qui.

    Dipende dall'uso che fai del social. Se lo vuoi usare per "amicizie" (e le virgolette esprimono chiaramente come per me l'amicizia su social sia aleatoria ed evanescente anche se possibile) ne avrai tanti. Asterischi a bacetto come se piovesse, "Ahahahah" et similia. Ma io a questo uso non ci credo e neanche tu. E lo sai.

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  2. è tutto giusto, è tutto corretto e condivido tutto quello che hai scritto. Allo stesso tempo penso che sia fatica sprecata (per quanto la lettura sia sempre godibile), e che quelli a cui ti rivolgi costituiscano un sottoinsieme di utenti fisiologicamente inutili ma impossibili da eliminare e che sicuramente non verranno a leggere quello che scrivi e che pure se vengono non si riconoscono in uno dei profili che tratteggi.
    In qualsiasi luogo dove c'è libero accesso c'è una percentuale di gente che non capisce, che non ha chiaro, che fraintende. È, appunto, fisiologico e temo che l'unico modo sia ignorarli.

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  3. Normalmente si scrive per comunicare. Se tutti facessimo spallucce nessuno scriverebbe più e buonanotte.

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    1. Non si tratta di fare spallucce urbi et orbi, ma di accettare che esistano anche persone che agiscono in dissonanza con il mezzo che utilizzano.
      Lo scrivi tu stessa, d'altra parte: "Basta scegliere e farsi scegliere". Tu comunichi, e lo fai molto bene, ma usi un mezzo che non seleziona la platea. Il rischio è quello di trovarsi a fronteggiare persone che sprecano le opportunità di twitter.
      Ma anche questo fa parte del gioco, in fondo.

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