domenica 18 dicembre 2011

Il Diario di LOLA secondo giorno: il senso di colpa


(foto di Brooke Shaden)

Se ieri sera non mi ha neanche sfiorata con un dito, sono certa che stamattina deciderà di esercitare si di me il suo incrollabile senso del dovere.
Per questo ho deciso di attraversare la Piazza e andare in chiesa.
No, non sono una fervente praticante ma mi piace starmene in silenzio all’ultimo banco in attesa che tutti escano per inginocchiarmi ed esprimere al signore la mia gratitudine.
Lo so, lo so che non si fanno queste cose ma alla fine sono così abituata alle mani perfette di mio marito che so anche quanto durerà, e allora preferisco uscire da qui e andare in pasticceria, comprargli un paio di diplomatici e distrarlo con qualche carezza. Poi si farà tardi e sarò costretta a fingermi dispiaciuta di dovermi infilare sotto la doccia per andare a pranzo da sua madre.
Lui lì non verrà. Non mi raggiungerà per insaponarmi la schiena. Non fa mai niente che non sia perfettamente ovvio.
Io ci starò almeno mezz’ora finché mi urlerà dalla cucina che è tardi, che fuori è una giornata splendida e che farei meglio a sbrigarmi se vogliamo passare a comprare la frutta secca e i fiori.
A me spettano i lilium gialli, a lei piante fiorite.
Anche lei, che ha il nome di una Santa da martirio, ha deciso di censurare il mio nome e come il figlio mi chiama affettuosamente bambina.
I miei quarant’anni sono un optional.
Durante il pranzo, in genere arrivati alla carne, mi domanda se anche questo mese è tutto regolare e se sono stata dal dottore.
Al mio stanco “sì”, mi guarderà con l’espressione afflitta di chi si vede negato il solo piacere della vita: avere un figlio è nelle mie priorità le dirò poi lavando i piatti, sapendo già che non potrò fare appello alla sua comprensione.
È moralista e rigida e profuma di vetiver. Suo marito è morto di crepacuore per colpa sua, credo per la sua freddezza, ma lei ha sempre affermato che è stato a causa di un’ingente perdita in borsa.
Che il padre di un bancario muoia a causa del crollo dei titoli non mi sorprende.
La pressione di mio marito sale e scende secondo le variazioni dei mercati!
Una volta terminato il pranzo, Max si addormenta davanti al televisore, sua madre allora inizia a cantarne le lodi e a complimentarsi con se stessa per quel pezzo di carne e ossa che respirano rumorosamente sul divano, io non posso che annuire e far finta di avere qualcuno da chiamare.
Qui, tutto è immobile.
Vediamoci, ti prego, e al più presto.

Scrivo e cancello il messaggio almeno trenta volte mentre Max è di là al computer che fa un paio di chiacchiere con qualcuno. Digita in fretta parole e frasi oscene e si guarda indietro di continuo: gli ho detto mille volte di mettere la scrivania a favore della porta cosicché io non possa prenderlo alle spalle e vedere una che si dimena sullo schermo e lui che la guarda con il sangue agli occhi.
Forse dovrei sbatterlo davanti al monitor al sabato sera e vedere se gli faccio qualche effetto, se magari assieme a un’altra riusciamo a divertirlo.
Mi rispondi di sì, che vuoi vedermi anche tu, che ti sei eccitato come un adolescente e che prenoterai un piccolo albergo in centro.
Anche tu sei prevedibile e invece io ho voglia di qualcuno che mi porti lontano da queste finestre sbarrate, dalla porta blindata e dai lilium in salone, e da mia suocera, che ci richiama per sapere se siamo stati bene, sempre alla stessa ora, con voce rassegnata e dolorante.

Anche tu sai già che alla fine ti dirò che è meglio di no, che devo aspettare, definire dettagli e che vorrei esserne sicura, e sai anche che domani, comunque, aspetterai la mia mail e ancora i miei messaggi.
Vorrei avere il coraggio per dirti di passarmi a prendere, che metterò due cose in valigia e che io e te andremo lontani anche soltanto per questa notte.
Ma so che non sarà così, perché non sarà mai come da anni penso e sogno il nostro incontro -o un altro è lo stesso-, so le battute che dirai, le conosco a memoria e invece, quello che abita nella mia mente mi sorprende ogni giorno e mi lega a sé da sempre.
Nessuno potrà staccarmi a tutta questa immobile beatitudine.
Max è ancora di là a chattare.
Io provo a farti uno squillo solo per sentirti parlare.
Mi rispondi che non puoi e che con tua moglie sei davanti alla tivvù.
Mi mandi un bacio e mi scrivi che mi pensi. Cancello i messaggi e il mio trucco dal viso.
La domenica sta per finire e mio marito non ce la fa proprio a esercitare su di me il suo stramaledetto senso del dovere.
Prego soltanto che domani le borse crollino, poi mi sento in colpa, e m’inginocchio accanto al letto.
Tutto è in ordine e domani inizia un’altra settimana.

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