giovedì 16 gennaio 2014

THE RED LIST #Laura

A guardarla da qui la sua vita sembrerebbe un cerchio perfetto, come la forma del suo corpo, che Laura osserva ogni mattina e sembra averla sopraffatta. Una rotondità sensuale che si sente odiata dal mondo, quello dei settimanali patinati e della televisione, una sensualità che come mi scrive lei stessa “nessuno mai abborderebbe per strada o in ascensore”, cui si aggiunge una morbidezza esistenziale che è noia, da sgonfiare infilandoci dentro asperità e pungoli dolorosi, spilli e aghi, lievi disperazioni, i suoi amanti da una scopata e via, maschi che frugano in lei con curiosità e passione per una volta e basta, in tutta fretta: a che serve andare avanti? Perché rivedersi?
Il suo nickname è “Insospettabile77”, posta frasi qualunque, un'ironia equilibrata, lascia intravedere assai poco di sé. Moglie perfetta di un marito che non la sorprende più, tesse tele in DM e su ogni possibile social network, siti di incontri e chat private.
Lì, nelle stanze colorate di un passato che mai è stato, né mai sarà futuro, inventa una vita non sua, quella di una ragazza magra, libera e creativa, che veste in modo frivolo e danza sulla spiaggia attorno al falò. Lì, la ragazza immaginaria scopre quanto per lei, donna sovrappeso, sedurre sia di per sé un piacere perfetto. Ma non lo è forse per tutti?

Così inizia a rincorrere sogni, uomini che poi la cancellano, la bannano, la defollouano, uomini che la deludono, che la usano.
Ma tanto è perché tanto lei vuole, per non guardare il baratro che vede davanti a sé e il tracollo di cui sente l’odore: un ufficio sempre uguale, una quotidianità più che soddisfacente che lei non riconosce come sua.
Laura vuole un altrove sconosciuto, in un mondo di pixel dove tutto è possibile, fatto di mezze verità, di emozioni che durano una manciata di giorni, che perdono importanza già a pochi attimi da lì, da quel -a suo dire- irrinunciabile batticuore, dall’albergo, dal motel, dalla strada sterrata, dalla piazza affollata, dalla cabina dello stabilimento balneare, dal caffè surriscaldato, dal bagno del treno regionale, dall’automobile ferma in un autogrill in costruzione su una statale qualunque, in orario d’ufficio, dopo una fuga rocambolesca, attuata grazie a un mucchio di scuse inventate all’ultimo istante.
Laura corre verso la fine del tunnel.
Ma la ruota che ha messo in moto gira senza sosta nel suo personale Luna Park di menzogne che lavano via altre menzogne, un dolore che svanisce finalmente solo aggiungendo umiliazione, un coltello infilato nella sua carne morbida e bianca, che vuole farsi chiamare puttana da maschi per lo più poco speciali, il più delle volte mediocri, troppo spesso vigliacchi.
Belli, intellettuali, simpatici, sportivi, coetanei o molto più vecchi: l’importante è che siano tanti, l’importante che siano virili, l’importante è che accettino d’incontrarla e non si sorprendano a quella rotondità che il mondo non accetta, ma può essere estasi.
Laura non sa che la rete (e il mondo intero) è stracolma di uomini che non diranno mai di no a un’offerta speciale.
Perché la rete è piena di uomini che confermeranno l'odio che prova per se stessa, accampando scuse che lei già conosce: fa troppo male, sei troppo intelligente, sei troppo bella.
Perché è inutile, sì, è sempre inutile continuare a vedersi. Inutile farlo un’altra volta.
A casa suo marito l’aspetta.
Nel letto, ai suoi giochi più hard, lui riderà, affettuosamente, un po’ impacciato davanti a quella passione improvvisa e inusuale: che fai? Dai? Sei ammattita?
Un’altra Bovary che calpesta ciò che la vita le ha dato: tre splendidi figli già pieni dei loro difetti, un uomo gentile, un lavoro di dirigenza, una vita tranquilla.
Perché la felicità non è mai felicità se non sai riconoscerla.


E non è più nemmeno uno sport estremo. Certi incontri off line non le danno più piacere né riservano sorprese, così come li aveva immaginati, uguali ai film che gira nella sua testa quando di notte si distende accanto a suo marito, uguali allo storyboard che prepara la sera precedente all’incontro, che lei crede obbligatorio, necessario, irrinunciabile.
La felicità che è un ulteriore travestimento. Il batticuore che si nasconde al di là del monitor, incurante delle frustrazioni che nella vita reale pesano come macigni.
Essere qualcun altro, consapevole del rischio, come un serial killer desiderosa di confessarsi, di raccontarsi a una sconosciuta come me, di mostrarsi nuda attraverso la lente deformante della parola, del proprio “io” ipertrofico, delle lettere, che messe una accanto all’altra non troveranno comunque risposta.
Vai Laura, ferma la ruota del Luna Park e corri verso la fine del tunnel, dov’è la tua vita reale e tutto il colore che cerchi, quello di un tramonto e di un’alba, disegnati dalle minuscole dita dei tuoi figli.

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