sabato 18 gennaio 2014

Deriva #45 #derivaditwitter: Nemmeno più una piacevole risacca

Tra le tante storture che stanno mandando #Twitter in malora, più che alla deriva, ossia mancanza di generosità nei retweet, abitudine a far propri i tweet altrui, stellinamenti di tweet che non rileggerete mai, obbligo d’interazione pena defollou immediato, pretesa del follouback obbligatorio senza che nemmeno ci sia stata l’ombra di un’interazione, c’è un fenomeno assai curioso, anzi, un orsetto, anzi no... un pinguino... insomma un account con le cuffiette da dee Jay che sta diffondendo un’usanza tutta particolare e che piace tanto ai novelli tuitteri.
È il morbo del confessionale del "COME MI SENTO OGGI": “Lo dico a te che davanti agli altri mi vergogno”, “Ti do il buongiorno sennò mi sento sola”, “Piove a dirotto e sto sotto al piumone”, “Sono un po’ stitica oggi”, “Ho voglia di pizza e credo che a i tuitteri possa interessare”, “La ragazza mi ha lasciato... mi devo sfogare” , “Buon sabato”, “Buongiorno”, “Buonanotte”... e giù poesiole, frasi zuccherose, foto che starebbero meglio sulla home di #FB, non su un social che, almeno fino a pochi mesi fa, era più veloce dell’ANSA nel comunicare notizie importanti e punti di vista che diventavano “opinione pubblica”.
Anche i tigì, anche talkshow parlano sempre meno di ciò che pensa e digita il popolo della rete.
#Twitter, come scrissi ormai più di un anno fa, ha perso la sua caratteristica di originalità nei commenti, nei giochi di parole, nello scovare notizie sconcertanti, nel farci sorridere. È diventato loffio come un marito abitudinario, pedante come un suocero militare, noioso come un home video. Pare che basti un nickname accattivante, nomi che abbiano a che fare con il sesso per le neotuittere sotto i quaranta (troietta, patatinagolosa, losucchiobenone), o che facciano percepire virilità per i maschietti (ganzo, bonzo... stronzo), bio rigorosamente in inglese (writer, journalist, opinionist, tuttologist) per quelli di mezza età, ironia stile Lucarelli per le ultraquarantenni in vena di acchiappo, e ci si sente in diritto, complice anche uno sfottò spesso fuori luogo, la chiosa polemica e l'ultima parola, di entrare nella hit dei più fighi del web.

Naturalmente i migliori se la danno a gambe come @marcosalvati, ormai sempre più spesso off line e altri, sconosciuti ai più ma dai tweet esilaranti e che non digitano da Settembre.
Chi tuittava solo per sé, per pubblicizzare Blog o Romanzi in uscita, resiste distribuendo perle di saggezza un paio di volte al giorno, perché si sa che anche il numero di tweet fa la tweetstar (meno tuitti più sei figo). E chi tuittava per sé, non ha nemmeno bisogno di aumentare follouer giacché ha già nome e seguito, per cui poco gli importa.
Ma quelli che i follouer se li sudano, si trovano penalizzati, fermi, bloccati.
Perché l’individualismo, e la paura di “avvantaggiare” chi è più bravo di noi, a pensare e a scrivere, soprattutto se quel qualcuno ha molti follouer e ha un piglio da “divo”, ci impedisce il retweet. E non parlo di me. Io giro, osservo, spio. Scorro TL, cerco spunti. E non ne trovo più, nemmeno per le mie derive.

Anche questa è una novità da non sottovalutare: l’effetto simpatia.
Perché se prima valeva chi digitava frasi all’acido muriatico, oggi vince la banalità comprensibile alle masse. Il populismo ha preso in ostaggio anche #Twitter.
Leggo sempre più spesso che i neofiti rituittano solo chi sta loro simpatico, perché certo, come su FB, si diventa follouer anche di chi non ci piace: un followback val bene un follouing antipatico. Il che significa poi rituittami che ti rituitto, effeeffami che ti effeffeffo.
Ed ecco che tutto perde valore.
Ecco che, un #FF che fino a sei mesi fa mi valeva almeno quindici nuovi follouer, oggi vale zero.
La famosa reciprocità con l’amichetta diventa tutta un’emoticon stellinata. Un fiorire di cuoricini del cazzo (perché poi, alla fine, ma chi ti conosce?).
Scrive @gplexousted “Twitter è il tavernello della letteratura” ed è vero, almeno stando alle banalità che leggo ogni giorno.
L’hashtag questo sconosciuto.
Le regole son per gli idioti.
Ognuno fa come gli pare.
Ed ecco il risultato, la Jaguar del #forcone rituittata all’infinito, fino alla noia, cambiando aggettivi e verbi, lasciando il contenuto intatto, quello del primo tuit, l’originale, the best, rituittato soltanto tre volte. Per non parlare del dilagare dei "non fidatevi di chi" o dei dialoghetti comici, di moda due anni fa.
E allora compare la poltrona del “Grande Fratello”, il confessionale, un referente sconosciuto cui sussurrare la propria stipsi sentimentale, perché la comunicazione one to many sembra da idioti a chi non è abituato a parlare da solo e con gli dei.
Certo, perché senza nulla togliere all'account in questione Comemisentooggi (ironico e mansueto*), sarebbe stato meglio fosse stato un hashtag, la frase preceduta da cancelletto (#) che ormai, in piena #derivaditwitter ha perso ogni senso di esistere. Perché quando si approda su #Twitter ci si sente come dei poveri pazzi che tuittano al nulla, l’interazione, invece, dà sicurezza al neofita del mezzo, e la certezza di essere rituittato, perché il nostro furbo account anonimo Comemisentooggi li rituitta proprio tutti, sia belli che brutti.

(P.S. Per molti stare sulle mi #DERIVE è un onore, non per il POCO IRONICO pinguino che non mi ha nemmeno ringraziata per la pubblicità defollouandomi... che sia una donna? Poverino).

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