giovedì 18 aprile 2013

Deriva #26 Se ti levi dal centro della foto magari ci capisci qualcosa

Consigli per l’uso del presente post: le parole inglesi le italianizzo per comodità e vezzo. Dotatevi d’ironia e mettete via qualunque malanimo. Qui si raccontano DERIVE, ossia cattive abitudini. Se cercate qualcosa che vi tranquillizzi, questa è la sede sbagliata.

L’hashtag questo straniero. Se volessimo riportarlo alla situazione reale, quella che si vive ai piani alti in via Condotti, potremmo paragonare l’hashtag (#) all’abito di una festa a tema.
La proprietaria di casa, la cinquantenne milionaria che non ha niente da fare da mattina a sera se non cambiare arredamento, vuole dare un Party a tema e decide per “Pirati ai Caraibi”. I signori arrivano agghindati con abiti raffinati e originali affittati in grandi sartorie e così le signore, che si aggirano per quei trecento metri quadri di casa, mostrando lingerie sexy tra ampie bluse bianche a manica larga con jabot, stivaloni alla coscia e largi cappelli con piume. Anche il catering è rigorosamente a tema piratesco: enormi cosce di tacchino, spiedini alla brace e verdure trifolate sono serviti su grandi piatti di legno, birra scorre a fiumi assieme al rum in boccali d’argento cesellato.
Il nostro neofita, consigliato anche dalla consorte, decide che anziché da Corsaro vestirà da indiano d’America. Perché? Mah...
L’hashtag è un tema, una tendenza, un’onda. Usare continuamente hashtag che non siano in TT (quindi trendy, top, tendenza) non causa danno, per carità, d’altra parte nessuno dei cattivi comportamenti del neofita causa guai, forse leggeri fastidi passeggeri, come passeggeri sono i tuit insulsi sulle nostre TL, figuriamoci, ma quell’hashtag non avrà nemmeno alcun effetto. Chi si unirà a un hashtag così personale? E da chi si farà notare il neofita che solo soletto se la ride per tanta originalità?
Volete follouer? Unitevi ad hashtag popolari scrivendo tuit originali.

La domanda imbecille.
Perché in tanti si ostinano a tuittare domande le cui risposte possono essere trovate, e in tempo reale, su google? Perché costringere uno sconosciuto a rispondere in centoquaranta caratteri a una domanda banale, quando il web è pieno zeppo d’informazioni più esaustive? Poi non dite che sono (pre)supponente, perché questo è un vero mistero.
È forse un atavico bisogno di contatto umano? Ma ci sono modi più simpatici per ottenere l’attenzione di qualcuno. E a proposito di questo, mi preme sottolineare con doppio tratto blu, che l’esigenza costante d’interagire con chiunque e di commentare e dire la nostra anche su tuit che non hanno bisogno di alcun completamento e che bastano a se stessi così come sono, è spesso imbarazzante.
Non ci basta Face book con l’apposito spazio commenti?
Un tuit vuole soltanto essere rituittato, usanza che da feisbukkiani proprio non accettiamo, così come non ci vanno giù le condivisioni di post, di o su scrittori che non siano noi stessi.
Sappiate però che uno dei pochi gesti che spinge una tuitstar a darci il follou back è proprio il rituit. E badate che una volta dato il follou back il rapporto va mantenuto perché la tuitstar non ha nessun bisogno di noi: siamo noi che abbiamo bisogno di lei. Un rituit da parte di qualcuno che un pacco di follouer non è cosa da niente. Abbassiamo il capino ogni tanto e cerchiamo di farcene una ragione. Esistono persone che, nonostante il nostro specialissimo e disconosciuto talento, hanno fama e nome.
La tuitstar ha da fare, si affaccia su tuitter per qualche minuto tra una riunione di redazione e l’altra, non può star lì a rispondere sempre alla stessa domanda. Perché anche scorrere le TL è faticoso per il neofita che guarda solo e soltanto ciò che gli scorre sotto il naso e stellina tutto ciò che gli piace o piaciucchia, pensando erroneamente che si tratti del “mi piace” di Facebook.
Mai e poi mai, infatti, il valoroso cercatore di follouer si metterà con pazienza a studiare il mezzo sul quale sta viaggiando da mesi senza capirci granché. Mai e poi mai l’inventore di hashtag bizzarri andrà a spulciare tra i post del centro assistenza di twitter per capirci qualcosa in più. Perché mai?

Le famose “stelline” sono i PREFERITI: a sinistra in alto sulla schermata del vostro “account”, sì, proprio lì, la sagometta dell’utente. Normalmente si usa per mettere via tuit particolari, o per articoli che non si ha il tempo di leggere in quel momento ma che ci interessano. Che stelliniamo a fare le emoticon che l’amichetto ci ha appena tuittato?
Alcuni anni fa i capi del social media volevano eliminarli per inserire il feisbucchiano “like” poi, giustamente, decisero di lasciarli così come sono: preferiti.
In realtà, il neofita li usa per dire che quel tuit gli piace ma non abbastanza: altrimenti perché non rituittarlo?
Per egoismo? Per avarizia? Un rituit è gratuito e sicuramente arricchirà la nostra TL.
Sono ormai tre mesi che il fenomeno della stipsi da rituit è diventato tendenza: proviamo a non essere avari, la vita è già abbastanza misera e se non siamo in grado nemmeno di esaltare la creatività e l’intelligenza altrui, beh, allora siamo messi peggio di quanto immaginassi.

Il follow back.
Siamo sempre al Party in centro storico. Silenzioso in un angolo buio, vestito fuori tema con un cosciotto d’agnello in una mano e un boccale di birra nell’altra, il neofita si guarda attorno. Vede una signorina particolarmente interessante che, circondata da un folto gruppo di bellocci, se la ride sul divano. La preda si alza e si dirige al centro del salone, balla per un po’ circondata ancora una volta da persone che la riempiono di attenzioni e poi si dilegua all’esterno. Il neofita la guarda e la segue in terrazza.
Appoggiata alla balaustra, la donna gli rivolge un’occhiata di sfuggita e pensa: chissà chi sarà questo sconosciuto vestito da Sioux in una festa dove sono tutti pirati... e giustamente rivolge la sua attenzione altrove. Poi si mette a odorare gelsomini in fiore e se ne appunta uno tra i capelli ricci. Lui, ostinato, rimane a guardarla come un allocco e non le rivolge la parola, non le fa un complimento, non le dice che la luna è splendidamente piena e banalità di questo genere, no. Ma quando la donna si accinge a rientrare in casa e il tipo le urla: aò, ma lo sai che sei proprio stronza! Io ti ho seguito e perché tu non mi hai rivolto nemmeno un saluto?
Ecco a cosa somiglia la pretesa del follou back.
Ragioniamo assieme per un attimo solo: se sei tu a seguirmi significa che ti sono piaciuta. Che tu sia uomo o donna non ha importanza: non siamo su twitter per fidanzarci ma per divertirci e conoscerci, allora, se non hai la pazienza di seguirmi e interloquire con me ciò significa soltanto che non ti piaccio abbastanza. E se non ti piaccio abbastanza, per quella che è la mia logica, puoi anche startene nel tuo account.
Spesso, il follouer offeso introduce l’insulto nei miei confronti con questa curiosa postilla: ti seguo da sempre e leggo tutti i tuoi post, ma... e qui l’insulto, che ometto, prende il colore verde acido di chi lo digita.
E quindi?
Io mi domando: che vuol dire?
Il fatto che mi segui è di per sé garanzia di che cosa?

Infine: perché c’è sempre una fine e un fondo da toccare. Non ci si può sentire sempre feriti dai tuit altrui –salvo che non siano troppo espliciti e colpiscano un’intera categoria di persone: gli indifesi. Nessuno ci guarda, nessuno pensa a noi mentre scrive di sé.
Se siamo di fronte a un bel panorama e vogliamo fotografare l’amato, cercheremo un’inquadratura che metta il soggetto al margine della foto, non al centro che copre castello e valle. O no? Perché dei tuit non cerchiamo di captare il senso generale, perché non cerchiamo anche di vedere i nostri limiti nel limite segnalato da un altro?
Perché le mie #derive piacciono soprattutto alle tuitstar e sono invise a molti neofiti? Non sono regole, e l’ho scritto decine di volte, sono banalissimi consigli che raccontano ciò che leggo sulla mia TL, niente di più.
Se siete ancora lì al Party in calzoncini di nappa e con giacca con le frange: Keep calm e seguite il flusso.

6 commenti:

  1. Ciao Elena, questa tua ultima deriva la trovo, se possibile, ancor più interessante delle altre. Ne approfitto per una considerazione partendo da ciò che dici verso la fine:

    "Non ci si può sentire sempre feriti dai tuit altrui –salvo che non siano troppo espliciti e colpiscano un’intera categoria di persone: gli indifesi. Nessuno ci guarda, nessuno pensa a noi mentre scrive di sé. "

    Due premesse: quanto dirò non è assolutamente rivolto a te e men che meno alla premessa che tu stessa fai, ovvero di avere un minimo di ironia e mettere via qualsiasi malanimo prima di leggere, premessa che condivido anche io.
    Detto questo, noto che c'è un pericoloso aumento dell'abuso della giustificazione "twitter non è la vita reale, non prendetevela state male, se non vi vado bene non leggetemi, io scrivo quello che voglio" ecc ecc.
    Saranno anche concetti giusti, tuttavia ci troviamo sempre e comunque su un Social, dove, in teoria, siamo chiamati ad un'interazione con la gente. Magari dopo un processo selettivo molto forte, ma alla fine non si può stare su facebook e twitter e porsi come un monaco tibetano in clausura. Un'interazione è "obbligatoria" e questa non può comunque non sottoporsi a norme basilari e un minimo sindacale di buon senso, educazione, e rispetto reciproco. Insomma, non si può dire tutte le peggio boiate che la mente partorisce e giustificarsi sempre con la solita idiota frase "ma qui è un gioco, non prendetevela" e far passare contemporaneamente per idiota l'offeso di turno.
    Ecco, io noto un aumento di utenti che vanno oltre al giochino dell'odiare tutti. C'è un aumento di persone che prende come divertimento o magari sfogo l'offendere ripetutamente e costantemente qualsiasi categoria.

    Lo so, mi si può rispondere con la più logica delle risposte "non seguirli". Sto facendo piano piano così, tuttavia rilevo che non si parla più di gocce in un oceano, ma di una tendenza che a mio avviso è preoccupante.

    Un abbraccio, buon week end.
    Rett.

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  2. Ciao Elena!

    Mi piace molto questa tua trasposizione nella vita reale della vita di twitter. Questo attualizzarla nella realtà quotidiana (anche se non partecipo né organizzo feste piratesche) mi fa sorridere su degli atteggiamenti normali nel mondo parallelo di twitter.

    L'uso della stellina spesso è anche un mio problema. Certe volte la uso come un "ho letto", non come un "mi piace ciò che dici". Imparerò.

    Il "follow back" poi è fantastico. Pretendere che tu mi segua perché ti seguo è assurdo e nemmeno i bimbi lo fanno.

    Diventiamo più adulti fuori e dentro twitter...

    Grazie - @lapanificatrice - Barbara

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  3. Io sono una neofita di twitter, son pochi mesi che ho creato l'account, ma questa deriva e le altre non mi hanno offeso, anzi. Le considero dei fari che fanno luce su alcuni meccanismi a volte un po' oscuri. Non sono verità assolute ma spunti interessanti per fermarsi a riflettere e capire meglio cosa sta accadendo e cosa si sta facendo.
    Grazie!

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  4. Basterebbe un semplice "quoto!"... ma non sarebbe un commento degno di un post preciso, ben spiegato e bla bla bla...(le sottolineature positive si sprecherebbero se continuassi).
    Tutto vero ciò che hai scritto. Mi sono scoperto vulnerabile anch'io, eppure mi trovo ad usare Twitter solo per una ragione particolare, sicuramente meno "personale" (o socializzante) di molti altri. Aggiungo qualcosa a sostegno di quanto hai scritto. Ho un piccolo blog in una community (non lo pubblicizzo perchè si tratta proprio di uno spazio per "staccare" dal solito impegno monotematico al quale sono ormai assuefatto). Al suo interno, in una colonna del template, ho scritto queste parole: "Avvertenze per l'uso: chi vuole aggiungere questo blog tra i preferiti.. (lì vige questa prassi)..non si aspetti un contraccambio automatico". Non l'ho scritto per arroganza ma bensì per far capire che si inserisce tra i "preferiti" un blog solo se piace, a prescindere da quella che può essere l'azione del suo "proprietario". Eppure(W la sincerità) proprio stamane sono caduto nella trappola della contraddizione proprio su Twitter. Stavo leggendo un "tuitt" di un noto giornalista, (e noto paraculo!) che ha fatto le sue fortune perchè esiste (ahimé per tutti noi..) un certo B, quando mi è venuta l'ispirazione di premere quel benedettissimo SEGUI. ..................[momento di suspense] .......... NON L'HO INVECE FATTO! Ho notato che aveva oltre 360.000 Follower e pochissimi Following (in pratica il solo e sparuto gruppetto che collabora con lui nel giornale di cui è vicedirettore). Bè, ammetto che è stupido fare così, ma in questo caso, e conoscendo il tipo, ho attribuito a quei "numeri" un'eccessiva quanto "spavalda"(rafforzativo) arroganza. Della serie: "io scrivo quello che voglio e non mi frega un cazzo se ci siete e di quello che pensate voi".
    Consiglio di non farlo... sono caduto nel pregiudizio! (sia pur comprensibile visto l'"essere" in questione...

    Bene, stacco e ringrazio dell'ospitalità.
    Chissà, magari in tempi "non sospetti" potrei premere quel SEGUI anche su @Bibolotty... ;-)

    Buona giornata
    Franco Frediani

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  5. “ L’esigenza costante d’interagire con chiunque e di commentare e dire la nostra anche su tuit che non hanno bisogno di alcun completamento e che bastano a se stessi così come sono, è spesso imbarazzante.”

    Il tweet non va commentato? Twitter come semplice e muta raccolta di aforismi ? Allora in rete se ne trovano a migliaia. Twitter come vetrina per un futuro, grande scrittore ? E sia, ma un commento non pregiudica il tweet. Il follower vede il tweet e solo se clicca sopra “ espandi ” vede anche gli eventuali interventi.
    Io convengo che il commento può essere fastidioso, inopportuno, idiota, volgare, offensivo, ma discende direttamente dal fatto che stai facendo appunto un tweet in rete, e non stai pubblicando un tuo racconto.
    Ci sono molti modi per far capire che il commento non è desiderato: dalla semplice, glaciale, mancanza di risposta, passando per il defollow, fino al blocco dell’utente.
    Io amo commentare, ancora più che postare o twittare. Dal commento si capisce subito il livello di conoscenza, di cultura, di sensibilità di una persona. Il commento, a differenza del tweet, non può essere copiato, perché è contingente, si riferisce a ciò che l’altro ha appena scritto. Il commento è personale, e mi dice molto di più su una persona che non un’anonima stellina o un retweet. Il commento è gratuito, non si presta a quella sorta di commercio, per cui i retweet assumono via via importanza crescente, come i bitcoin. Da cosa uno commenta io capisco, in ultima analisi, se quella persona mi piace, se mi è simpatica, e se la voglio o meno seguire, senza neanche perdere tempo a scartabellare la sua timeline.
    Se poi chi fa il tweet è Dostoewskij, c'è da considerare che magari lo è chi commenta... ;)

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    Risposte
    1. piccolo refuso... Dostoevskij ;)

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