domenica 7 ottobre 2012

#DerivadiFeisbùc


L’invito insistente

Sono ore che scrivo, che cerco d’imbastire un post sul “tradimento” che non sappia però di luogo comune, ma sono costretta ad abdicare. Mi riesce più semplice parlarne attraverso storie immaginarie, perché alla fine, gira e rigira, del tradimento e delle sue cure possibili non se ne può proprio più soprattutto quando, nonostante tutto ciò che si è scritto, ci ostiniamo a meravigliarcene ancora.

Ciò di cui mi meraviglio sul serio, invece, è che nonostante i millantati corsi e le numerosissime lauree in Scienza Comunicazione, e quando in tanti si dicono maghi nel self management e dello start up d’impresa, ancora in troppi si dedicano all’arte di scatenare odio e rancore, il “ban” e lo sputtanamento pubblico da parte dei propri “friend” di feisbùc.
Non è raro, infatti, leggere status del tipo: basta inserimenti nei gruppi!, vi prego non invitatemi più da nessuna parte!, tra poco sarò costretto a cancellare chiunque m’invii inviti.
Hanno ragione, perché basta.
Perché mi costringete a scriverlo per esteso e a caratteri cubitali che non se ne può più d’inviti a manifestazioni che il novantotto per cento delle volte vengono declinati con un paio di bestemmie domenicali.
Stamattina me ne sono arrivati otto.
Ieri ne ho cancellati duecentosei. DUECENTOSEI!

Corse campestri in Valle d’Aosta, meeting di motociclisti nel Veneto, incontri tra maghe e tarocchiste, corsi di scrittura creativa tenuti da Pincopallo e Sempronio – perché poi, più le case editrici sono piccole più corsi devono mettere in piedi-, corsi di fotografia e poi mostre, spettacoli, fiere: della salsiccia, della melanzana arrostita del topinambùr e del burro di arachidi.
Iniziative tra le più diverse e che non interessano quasi mai il ricevente.

Sorvolo su quelli che sono gli aspetti positivi del social media, li conosciamo tutti: amicizie, minor senso di solitudine e informazione 24h e di vario genere, soprattutto non condizionata dai governi che vogliono farci sapere solo ciò che più li tutela. 
Ed è anche per questo che mi preme sensibilizzare qualcuno a evitare certi eccessi, perché la vita su Faccialibro è ormai tutto un evento, ossia, nessun evento.
Eh sì, perché a pensarci bene, questa parola, nata grazie ai “PR” in voga dei locali della capitale durante i favolosi anni "dell’edonismo reganiano", significa veramente poco.
Perché se l’evento è la presentazione del libro di Caio nella libreria di Tizio presenti dodici persone -dico dodici- per la metà familiari allora vorrei sapere per quale motivo si tratta di un “evento”.
L’evento si riferisce a un avvenimento lieto o disastroso già avvenuto o che potrebbe avvenire: una calamità naturale, una nascita, l’inaugurazione del più esclusivo shopping center del pianeta, il primo però, perché già il secondo non è una novità.

Vedo amiche che hanno il dono dell’ubiquità e che in un solo pomeriggio partecipano a una manifestazione nazionale a due mostre e a un reading letterario.
Perché alla fine, anche per gli organizzatori quella di FB è una vera e propria trappola più che un’opportunità. Infatti, finché non rifiuti l’invito o non accetti, finché non clikki su uno di quei maledetti pulsantini e non chiedi di eliminare le notifiche riceverai duemilacinquecento aggiornamenti.
Succede quindi che i meno sinceri, la maggior parte dunque, quelli che preferiscono tenersi amici un po’ tutti, accetteranno l’invito dimenticando poi di andarci.
Gli organizzatori si troveranno con un catering per centro persone da distribuire ai venti carissimi amici arrivati puntuali perché proprio non potevano farne a meno.

Intanto, come dice un mio carissimo amico scomparso dai pixel già qualche mese fa, in questo momento è meglio il “non esserci” di morettiana memoria anziché l’esserci male. Uno dei motivi per cui mi rifiuto di mettere la parola “fine” ai miei manoscritti, è proprio quello di vedermi costretta a inviare e mail amichevoli con il link su cui acquistare la mia novità letteraria. Ma questo è un altro argomento che ha più a che vedere con la #derivadellaletteratura ed è una storia che prima o poi analizzerò cercando di non farmi prendere la mano.

Ma tornando a Faccialibro, vogliamo parlare dei gruppi?
Devo soffermarmi su quante volte mi risveglio partecipante a gruppi cui non ho mai deciso di aderire?
Gruppi che sono così distanti dai miei interessi che mi domando se quelli che m’inviano sono gli stessi che clikkano “mi piace” al mio post senza nemmeno averlo letto, gli stessi che mi domandano in DM chi sono e cosa faccio dopo aver rituittato un mio articolo e quando il mio curriculum è su almeno cinquanta portali diversi visto che sono disoccupata. Gli stessi che commentano senza leggere i link che generosamente posti e che dicono esattamente il contrario di quanto loro affermano, probabilmente, chi m’invita ad acquistare un giornale di destra non ha mai scorso nemmeno la mia bacheca. E questa, io, la chiamo mancanza di rispetto.


Perché basta veramente poco per fare del marketing intelligente e far sì che il nostro prossimo non s’imbestialisca, ma anzi, partecipi di buon grado alle nostre strabilianti iniziative. Basta un minimo d’impegno in più, per evitare che il ditino impertinente “flagghi” chiunque indiscriminatamente solo perché ha avuto la malsana idea di mettersi su feisbùc senza riuscirne più a venirne fuori.
Perché è una perdita di tempo portare il mouse in alto a sinistra e sbuffare, andare sulla pagina e clikkare che no, non voglio più ricevere notifiche e che sì, voglio assolutamente uscire dal gruppo. Perché è una noia quando ne arrivano otto in una sola mattinata e duecento a settimana.

Allora. Se nonostante avete già sperimentato che la comunicazione su feisbùc non funziona o comunque non funziona come speravate, ma vi ostinate a credere che sia comunque meglio di niente, fate almeno un elenco di massima dei vostri contatti dividendoli, chessò, per città, regione o interesse. Se avete poi una segretaria –giovane per carità e senza esperienza-, visto che sicuramente sta già su FB da mattina a sera, fatele fare questo genere di lavoro così almeno si risparmia le palpitazioni di essere beccata in flagrante in chat.
Evitate comunque di inviare troppi inviti –direi che uno al mese è già seccante- fate dei gruppi di massima o domandate a ogni contatto –so che è una fatica ma è meglio che sentirsi mandare pubblicamente a quel paese- se desiderano o meno essere aggiornati sulle vostre attività.
Questa è una vecchia legge di mercato: un eccesso di informazione equivale a nessuna informazione.
Ah... lo stesso vale per il tradimento, quando pensiamo di conoscere così bene la persona che ci sta accanto da sembrarci impossibile che possa capitare proprio a noi.  


1 commento:

  1. non è questione di web marketing.
    E' che si è portati, per comodita e .. un po di narcisismo, a ritenersi in grado di fare qualcosa nel momento in cui se ne hanno gli strumenti.
    Il mio primo collegamento a internet è stato a marzo 1998, se non ricordo male.
    da allora ho maturato la convinzione che internet avrebbe fatto sviluppare e potenziato POCHE attivita e fatto comodo a POCHE persone.
    I danni sulle altre sarebbero stati immani.
    Tutti o quasi son diventati:
    grafici
    web master
    psicologi
    biologi
    ambientalisti
    architetti
    curatori alternativi
    vegetariani (col kebab in bocca)
    comunicatori
    filosofi
    politici esperti
    fichi.

    non si possono seguire piu di 250 persone su FB.
    A parte i limiti imposti dal software (seleziona da se cosa far vedere e cosa no e da parte di chi), ci sono limiti umani oggettivi oltre che temporali.
    Basta selezionare i contatti.
    Se il compiacimento di avrne millemila supera l'onesta di avere a che fare solo con chi vuoi avere a che fare.. beh.. trovarsi in 100 gruppi al giorno è fisiologico.
    Vai col repulisti!

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