mercoledì 13 agosto 2014

Deriva #54 #derivaditwitter: il tasto ZITTISCI

Evviva! Finalmente su Twitter una utility degna di nota! Il magnifico e nuovissimo tasto "togli voce", ossia "zittisci" che mi ha procurato un orgasmo mentale.
Stamattina di buon'ora ho subito l'incursione di un anonimo follower desideroso di entrare nel novero delle mie #derive, che ha iniziato a sfottermi scherzosamente per poi a entrare in polemica sul mio atteggiamento, a suo dire troppo serio, entrando infine nel merito della mia scrittura senza aver letto di mio niente di più che qualche tweet, un po' come giudicare una donna dai piedi senza vederne nemmeno il viso.
Ma niente paura, perché dopo alcuni botta e risposta –sicuramente troppi- l'importuno cafone è stato zittito grazie alla nuova opzione "togli voce", continuando così far polemica da solo e con gli amici, che qui ringrazio, accorsi in mia difesa. Non che chiedessi tanto al ciarlatano nascosto da nickname se non di manifestarsi e dirmi il suo nome e cognome, come si fa tra persone perbene.
Perché sì, scusatemi, ma di Picopallino frustratelli ce ne sono a iosa sui social e di perdere tempo con loro sono anche un po’ stufa. Il tasto in questione, dunque, ci permetterà d'ora in avanti di ignorare gli utenti più polemici, antipatici o noiosi, che non sapranno mai, contrariamente al “BAN” di essere stati resi invisibili sulla nostra TL.
Per me, che trovo difficile ignorare le false accuse, le critiche infondate e le domande sciocche, questa nuova opportunità è semplicemente geniale. L'ho scritto e ripetuto centinaia di volte che detesto l'uso di Twitter come chat, e non perché non mi piaccia interloquire con gli utenti, ma perché trovo complicato farlo su argomenti seri in soli centoquaranta caratteri. Se si desidera discutere realmente e non per esibirsi sulle TL altrui e acquisire follower, si può farlo per e mail, nel mio caso sul blog, nello spazio dei commenti che, come nel caso specifico di stamattina, permette anche di muovere critiche fondate, o su FB.
Discutere su Twitter fingendosi cauti e attenti critici, celandosi però dietro pseudonimo mi fa lo stesso effetto che prestare la mano a qualcuno perché si faccia una sega. Perdonate il paragone, ma chi si erge a critico letterario senza fare esempi concreti e restando nell'anonimato, senza dare perciò all'aggredito la facoltà di controbattere e di poterlo giudicare a sua volta, mi pare altrettanto volgare.
Quindi, d'ora in avanti, chiunque di noi: stalker digitali, fan rompiballe, logorroici 2.0, viscidi adulatori e critici senza nome, faranno bene a limitare le proprie incursioni, pena la figuraccia di continuare a menzionare a vuoto il contatto in questione. Se anche gli sciocchi sono muniti di tastiera ben venga l’opzione “togli voce”, sicuramente più umiliante di un insulto, eventualità che comunque non mi sono lasciata sfuggire. Ma tolta di mezzo l'utilità del tasto in questione, rimane un fatto a impensierirmi: perché l'esigenza di togliere la voce a qualcuno che comunque abbiamo deciso di seguire? Perché al contrario di un paio di anni fa, il neofita non accetta più di seguire qualcuno senza ricevere il follow back. Ciò permetterà alla twitstar, costretta a seguire qualcuno pena la diminuzione dei seguaci, di mantenere una buona visibilità senza però essere infastiditi dalle loro banalità: ti seguo ma non ti vedo. Ipocrisia dannatamente sottile figlia della naturale #derivaditwitter.

2 commenti:

  1. Ciao, Elena...posso solo aggiungere un mio saluto...:-)

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  2. se il mio interlocutore fosse idiota io stesso sarei un idiota. le false accuse, le domande sciocche, persone sgradevoli hanno il merito di scoperchiare il marcio che ogni uomo cela. potrei dilungarmi ma non basterebbe lo spazio e l'attenzione. L'Armando

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