venerdì 26 agosto 2011

Stalking, la nuova ossessione dell'italiano medio.


Esiste il walking, uno sport che si pratica con bastoncini da sci di fondo, perfetto in piano e possibilmente su una spiaggia, assai poco praticato da -troppo spesso panciuti- uomini, che fanno, invece, un uso smodato dell’accusa di stalking. O comunque la masticano spesso, vantandosi di quante vittime abbiano mietuto e di quante, li rimpiangono a tal punto, da diventare ossessive persecutrici.
Ero al bar l’altro giorno, non ricordo dove, forse su un’autostrada dall’asfalto liquefatto, quando mi volto per vedere il gran figo che, con accento burino del nord dice, beh, sai, io ne ho certe su feisbuc che sono assurde!, dopo un po’ non te ne liberi neanche se preghi.
Ho pensato che lo stempiato cinquantenne avesse preso una botta di calore e invece insisteva convinto. L’amico, lo guardava altrettanto sorpreso, ascoltando storiacce di centinaia di e mail, di poste sotto casa e via dicendo.
Ora, mettendo da parte quelli che sono gli aspetti seri della faccenda e il ringraziamento, volendo la genuflessione, davanti a chi ha proposto e approvato questa legge, mi preme parlare del fenomeno di costume assai preoccupante.
È vero, forse io conosco solo uomini strani, rare creature in possesso di mente capace, super uomini in numero elevatissimo o più probabilmente, e propendo per questa ipostesi, narcisisti così convinti del proprio valore, da sentirsi tallonati da noi signore.
Non è che non creda a certi racconti, lontano da me mettere in dubbio fatti provati e storie, a mia volta ne ho conosciute molte di donne ossessionate dall’idea di un uomo e forse, lo ammetto, anch’io lo sono stata.
Ricordo che dodicenne, innamorata di un pischello da spiaggia, ascoltai “E penso a te” un numero tale di volte che mio padre non decise di spaccare, facendosi anche male, l’intero LP di Battisti.
Quando pochi anni dopo mi lasciai andare all’ascolto compulsivo di “Via Poalo Fabbri 43” –l’oggetto del desiderio, non ricambiato, era uno strafigo “compagno” del liceo -, papà sradicò l’intero impianto stereo montato da poco, all’avanguardia e da lui pagato.
Anche Alain Delon, l’attore francese, fu vittima del mio ossessionante innamoramento. Gli scrivevo una lettera a settimana –ci fosse stato il web anche una al giorno, cento forse- e cercai di raggiungerlo sul pedalò, con un mare non propriamente calmo, su un’isoletta di fronte a Saint Malo, in Bretagna, dove mi trovavo in vacanza: avevo quattordici anni.

Questo nuovo clima che vuole il Q/C, quaranta cinquantenne single, stressato, pressato e perseguitato da donne assatanate, mi fa un po’ ridere.
Fatto salvo, e lo ripeto, i casi acclarati di maniacalità femminile, credo che esista sempre una buona ragione per cui una donna ossessiona un uomo.
Uno dei motivi principali è lo scaricamento da giorno dopo, tipico.
Inutile stare a raccontare il fatto per intero. Sicuramente l’invito a cena e il dopo a casa di lui (primo errore), del povero uomo indifeso che poi dovrà sostenere una lotta a coltello per difendere la propria libertà.
Certo, della mancanza di rispetto del mattino dopo, quando nemmeno le offre il caffè e la sbatte giù dal letto perché deve andare al lavoro, quella non la racconta all’amico.
Che poi durante la notte gli siano “sfuggiti” (per ottenere la massima prestazione) delle mal recitate frasette di passione, sono indizi e prove che non scagionano la femmina ossessiva anzi, fanno di lei una stupida credulona.
Non sono una nostalgica, hanno fatto peggior danno alle mie pro genitrici i matrimoni riparatori che il lavoro in fabbrica, ma certi uomini, farebbero bene a ricordare che fino a poco tempo fa, esisteva la lupara a difesa del buon nome della femmina.
Ma va bene, voglio anche dargli atto che i tempi sono cambiati e che le donne si donano - termine meno volgare di quello gergale-, con facilità a volte eccessiva, ma non bisogna esagerare.

Veniamo al secondo uomo tipo: quello che si nega.
Quello che c’è, vive, amerebbe pure –e pubblicizza se stesso come il più capace Casanova-, ma non ha tempo, l’ha già fatto, è stanco, non prova più troppa emozione.
Non è mai l’ultimo arrivato. Ha carisma, classe, meglio ancora le mani bene in pasta, uno che, idealmente, offre alla donna scenari di vita coniugale modello –in momenti di crisi assai rari-, di pace e calma interiore.
È quello che in passato ne ha fatte più di Carlo in Francia, ma che ora, redento, cerca il suo giglio, una donna giovane ma matura, indipendente ma non stressata dal lavoro, e che possibilmente non voglia figli –metterebbero disordine in quella vita perfettamente cadenzata e triste che si sono creati in anni di solitudine-.
La terza vittima della stalker in gonnella è la “primula rossa del web 2.0”, quello che lancia messaggi, sempre ambiguo, che le cerca per un po’ e poi si nega.
Gentile a parole ma di fatto inesistente, è forse lo stempiato dell’autogrill, o chissà chi altro.
Credo che i signori, si siano un po’tutti montati la testa, anche se ma molta della responsabilità, è certamente nostra.
Credo che il problema sia il solito, che abbiamo dimenticato i buoni consigli delle nonne e che con questa storia del femminismo ci abbiano fregato, che stiamo pedalando in salita da anni e diventerà sempre peggio.
Penso che gli abbiamo concesso troppo, e che la frase “avanti un’altra” detta ridendo se una signora si nega, denoti quanto la pigrizia e la mancanza di curiosità in sé, per l’oggetto della propria passeggera passione, faccia di certi uomini creature ancora più misere.
Bisogna imparare a schioccare le dita signore!, e dare il via, e il frustino, è un optional irrinunciabile!
Correre un po’ non gli farà male, metteranno giù pancetta e impareranno a comportarsi da Signori.
Se sono così feroce e sessista è perché sono una donna assai ordinata e, almeno per me, voglio ogni cosa al posto giusto.
L’atteggiamento di una donna che scrive e mail sdolcinate e patetiche a ripetizione si chiama passione e innamoramento, lo stalking lasciamolo a storie veramente serie e a patologie da curare.
Se non siete disposti ad avere donne ossessive tra i piedi, cercate prima di conoscerle meglio , evitate di fare i pavoni e soprattutto, di portarle a casa.

5 commenti:

  1. troppe troppe donne ancora dipendenti emotive e convinte che la base della sopravvivenza sia doversi accoppiare-accompagnare a un altro essere umano in modalità di "se io ti do questo, allora tu mi dovrai dare quello".
    troppi troppi ...infinitamente di più gli uomini convinti di essere indispensabili e che soprattutto lo sia il loro cazzo. Del resto peggio ancora quelli che confondono il loro cazzo con la loro testa, per via delle pene...e del pene. e poi non c'è limite all'immaginario voluto e costruito pur di avvallarsi e rimpallare all'altro (genere, razza, tipo) mancanze e limiti propri.
    Cara Elena...a me viene sempre e solo da uccidere: con una risata e con la penna. Si tratta solo e sempre di volersi autarchicamente più bene. BBKill

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  2. Cara BBKill, è nel il monito finale del pezzo che invito le colleghe a evitare di farsi umiliare. la testa è ciò che li fotte, specialmente quando pensano di usarla meglio di noi. ;) Grazie.

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  3. Eoni fa mi piaceva darmi il soprannome stalker, per quel senso di ricerca nel nome di un personaggio di un libro e poi un film (diversissimi ma entrambi da gustare, anche se "picnic sul ciglio della strada" preso per puro caso ad una bancherella di libri usati ha il pregio di scavare in profondità senza voler, o meglio dover, cercare di essere ermetico: non chiede l'assoluta dedizione e concentrazione eo prostrazione come a volte mi sembra richieda Tarkovsky.
    Purtroppo oggi la parola lascia una brutta ombra attorno.

    Ma ci sta anche il termine, dalle storie di stalking che si sentono è rapido passare al desiderio di Roscho di oggetti che possono rendere immortali oppure uccidere: senza però saperlo però, nessun bugiardino: provare e sperare: chi sbagia paga e non potrà neanche lasciare testimonianza ai successivi cercatori. Alla fine mi sembra che uomini o donne si stia diventando sempre più oggetti invece che Soggetti. Forse perchè la nostra identità è sempre più veicolata da oggetti (il pc, la tv, gli oggetti che ci rappresentano) e ci siam persi la semplicità di essere.

    Appunto, lasciamolo alle cose serie però, che tempo fa ho sentito un ragazzino dire all'amichetto che i genitori gli facevano stalking perchè non gli comperavano l'iffoon.
    Uillo

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  4. Bel post anche questo, con vari spunti di riflessione.
    Un paio di storie vere di donne realmente ossessionate le conosco, comunque: l'innamoramento ossessivo (e unilaterale, il più delle volte) esiste, e talora ne sono protagoniste anche le donne; ma comunque, anche in quei casi, non sempre si può parlare di vero e proprio "stalking" (temo che questa parola tenderà a inflazionarsi, ormai, rischiando di perdere il suo autentico significato).
    Ricordo ad es. la vicenda di un mio parente sposato che cominciò a ricevere a tutte le ore telefonate da una donna che voleva "conquistarlo ad ogni costo". Lui non nascondeva affatto la cosa alla moglie, proprio perché non desiderava affatto quelle "attenzioni", e tuttavia per un certo periodo i rapporti coniugali rischiarono di incrinarsi. Penso infatti che cominciasse a scattare nella moglie il sospetto: "se questa è così insistente, lui qualche cosa avrà pur fatto o detto per 'attirarla' così" (altro meccanismo infernale, quello dei sospetti...). Però la "stalker", benché ostinatissima, dopo qualche tempo (mi pare un paio di settimane) desistette, perché forse aveva ritrovato il senno. Di solito credo che il finale sia questo... ci saranno anche casi seriamente "patologici", ma saranno la minoranza (spero).
    Tempo fa, su un altro blog, si discuteva dei confini tra corteggiamento "insistente" e stalking: in alcuni paesi stanno tentando di tracciarli, tuttavia credo che non sarà possibile fissare "paletti" precisi al millimetro; è necessario comunque che si arrivi a una più profonda "educazione alla convivenza", l'unica strada per sradicare la mentalità che porta allo stalking (quello vero e drammatico).
    E' una questione che coinvolge soprattutto gli uomini, spesso protagonisti delle storie più drammatiche; ma si applica anche alle donne-stalkers, poche o tante che siano.
    P.S.: anche mio padre contrastava duramente le mie passioni musicali, però, anche se poteva eliminare fisicamente dischi o radio, mi restava il pianoforte, che mai lui avrebbe sabotato (per ovvie ragioni)...

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  5. Beh, del resto la parità è all'ordine del giorno. Ci sono "He-Stalkers" e "She-Stalkers". Ok. Lo abbiamo capito. Ma lontani dalle definizioni pro-denuncia, l'aspetto più terrificante della faccenda - come hai accennato - è l'ossessività dell'amore.
    Che l'Amore sia una dolce ossessione terreno da poeti. Il continuo e lutulento pensare all'essere amato è un comprtamento che non ha tempo o sesso. Capita. Come capita un femore rotto o una passione per i Concerti Brandeburghesi.
    A mio modesto parere il problema si radica sempre nella personalità latente degli individui.
    Non tutti gli/le innamorati/e dolcemente ossessionate saranno stalkers in pectore. Lo sarà chi probabilmente ha una storia personale di mancanze, di difficoltà irrisolte e di chissà quanti altri temibili e terribili problemi.
    Magari sono gli stessi che su Facebook si fanno chiamare Mario Rossi con foto da tronista al seguito e che in realtà sfuggono lo sguardo per timore di far notare la "piazzetta" o l'acne tardo adolescenziale. Oppure (storia vera!) come quelle donne che, sempre su Facebook, hanno tre diversi account con moni diversi e dialogano tra loro.
    Insomma, un conto è il luogo comune che vuole l'uomo interessato più alla copula come atto primario per la dispersione dei propri geni, un conto è la realtà dei fatti che la follia non guarda certo a che si ha in mezzo alle gambe.
    Prima che i nostri legislatori (e non solo nostri) stigmatizzassero comportamenti per la maggiorparte usuali e li rendessero materiale da libro noir, si viveva molto meglio.
    E'vero, ci poteva scappare una mano morta sul bus, a cui però faceva seguito un gran manrovescio sulla mascella dell'impenitente.
    Pessime abitudini entrambe ovviamente, ma l'etichettatura dei comportamenti rischia di rendere ancora più presente il problema.
    Ben vengano pene severe per chi ossessiona.
    Ma che la norma non divenga strumento per liberarsi dell'uomo usato e poi gettato che chiede spiegazioni (sembra strano ma ci sono anche loro).
    In poche parole. Lui o Lei poco importa. La dolce ossessione ci pervada e che sia dolce. La maleducazione e il poco rispetto siamo banditi, sotto qualsiasi forma.
    Certo è che se invece che incontrarsi di persona continueremo a mandarci SMS o scriverci E-Mails, sarà più difficile gestire la cosa.
    Un ultimo appunto.
    Io (maschio 44enne etc. etc.) ho subìto stalking da una donna 43enne con la quale ho intrattenuto unicamente ed irrimediabilmente rapporti professionali. Un giorno si è alzata ed evidentemente ha deciso di rovinarmi la vita. E io sono tipo da accettare anche fiori da una donna e dichiarazioni d'amore anche se non corrisposte.
    Quando ad Einstein, profugo in USA, chiesero di che razza fosse, rispose: "Umana".

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