mercoledì 24 agosto 2011

Nel porno dove la poesia non c'è.


Diciamo piuttosto che va di moda e che se ne parla per penuria di idee o quando, c'è bisogno di riempirsi la bocca in qualche modo, e perdonate, perché la metafora, qui, calza a pennello.
Nel porno, al contrario di quanto scrivono alcuni, non c’è niente di poetico e per parlarne, bisogna conoscere almeno un po’ la materia e fare le debite distinzioni, prima di tutto, tra erotismo, pornografia e real sex. Tre cose ben distinte.
Le testimonianze, in letteratura, lasciano il tempo che trovano.  La poesia è nelle lacrime e nel sangue, e vederlo versare da altri per raccontarlo, non fa lo stesso effetto che provare certe emozioni su di sé.
L’erotismo, fatto salvo l’eros in senso filosofico o anche letterario di proustiana memoria (e mi fermo qui perché di esempi ce ne sono tanti), è quella roba patinata da settimanali consentiti anche in famiglia: la Fenech sotto la doccia che s’insapona, la sodomia “supposta” da un’espressione di sofferenza della prima attrice, quello che in tanta letteratura, soprattutto “femminile” in senso dispregiativo, fiocca come neve nei film hollywoodiani: poco reale e fastidiosa.
L’erotismo, almeno da agenti letterari e "gente" dell'ambiente, è inteso come quello che dice seno e non tette, sedere o fondoschiena anziché culo, membro invece di cazzo. L'erotismo, è imbevuto ormai da una tale falsità di linguaggio, che fa lo stesso effetto che fumare eucalipto al posto marijuana.

La pornografia è assai peggio dell’erotismo, e fa male.
Ancora meno poetica e lontana dalla liricità del reale, dell’uomo timido e normodotato –anche bruttarello- che si sente a casa e finalmente libero, esprime i suoi più profondi desideri erotici.
Nel porno, ci sono uomini superdotati –pagati anche bene- e donne siliconate in primo piano, scelti da un regista per recitare un atto sessuale completo e le sue variazioni, e che mettono in primo piano, in location scelte ad hoc, impersonali e che non raccontano nulla sulle loro storie, ridicole performance che hanno il solito comune determinatore: orgasmi multipli e lunghi e ripetitivi gemiti mal interpretati.
Cosa c’è di poetico in questo?
Quale liricità posso leggere in un’attrice che dopo un regolare provino passa da un set all’altro, come da uno sportello all’altro di qualsiasi ufficio postale munita, anziché di bollettini e francobolli, di biancheria volgare e fazzolettini disinfettanti?
Il porno è un’industria cinematografica ed editoriale e basta, spesso guardata e comprata anche dai suoi più temuti oppositori, lontana mille miglia da quello che gli umani, quelli brutti, sporchi e cattivi, fanno, pensano e vogliono veramente accada nel proprio letto o nella cabina dello stabilimento balneare.

E la poesia, invece, sta proprio lì, ed è ben nascosta nella verità dei desideri più comunemente chiamati perversioni, le più diverse e spesso inimmaginabili, quelle delle lacrime e del sangue che, inespresse, abitano la fantasia del nostro vicino di casa, la sculettante quarantenne che va a fare la spesa e la signora con il carrello che si guarda attorno al supermarket alla ricerca di offerte speciali.
La poesia è nel real sex, quello che ci racconta cose mai viste, distante da orgasmi ripetuti di sadiana memoria –che pure è più real di qualsiasi film porno- o da orge di 600 uomini con una porno star di grido, al festival dell’hard core più frequentato.
La poesia è in una donna in un bagno pubblico che beve ciò che si beve in un cesso e da sette uomini diversi, solo perché è il suo Master (Padrone) ad averglielo domandato.
Perché lì sta la bravura e il coraggio di chi racconta, lì la sfida al vero perbenismo, anche quello che si traveste da nuovo cultore del porno e solo perché, ripeto, non trova altra ispirazione, perché va di moda, perché bisogna sempre far finta di scoprire qualcosa di nuovo.
La poesia non si trova nei salottini di Club Privè dove la serata si riduce a quattro imbecilli in tute di latex e qualche troietta che balla sul cubo con la lingua di fuori e le tette al vento, è molto più probabile che si trovi nella complicità di due coniugi che pagano camionisti in un autogrill: lui vuole vederla scoparci, mentre lei lo guarda negli occhi, con amore.

6 commenti:

  1. Complimenti Elena, aggiungo un mio commento.
    Il perbenismo cataloga la donna mandata dal Master nel cesso del locale o il marito che guarda la moglie con i camionisti come preversi; ma non è sufficiente, perché c'è un alone di mistero e di poesia in tutto questo. E per questo siamo in una poesia dell'oggi, perché racconta un immagine vera, non salottiera finalizzata ad autoerotismo del mouse, appunto. È vero, occorre coraggio poter ritrarre tutto ciò, occorre molta forza per non impazzire (nel perbenismo), e per reggere l'urto, come invece accade al fotografo folle del colonello Kurtz. Servono lacrime e sangue per vivere, fotografare e raccontare questa poesia del mistero. Solo la poesia può tentare una testimonianza del mistero e di questo mistero della donna e della coppia. Il resto è posticcio e on-line.

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  2. Sul discorso del Porno inteso come porno-divismo, diciamo che ormai appartiene al passato. Da quel che mi risulta, hanno più successo i filmetti fatti in casa e similia che i vari Rocco e... i suoi fratelli, proprio per quel motivo da te citato. Rocchi e Ciccioline sono il corrispettivo della fotomodella anoressica per le adolescenti; traguardi poco raggiungibili e comunque stressanti e non liberatòri (e anche libera-tori) come il sesso dovrebbe garantire. Come la religione, hanno avuto il loro momento di utilità per insegnare ai maschi che 35 secondi non sono record da battere... ma ora basta... evviva la smagliaturina, il seno non plasticato ed il marito con la giusta panzetta (senza esagerare come faccio io), e vai di telecamera... anche questa è poesia... o no?

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  3. Mi trovo molto d'accordo con quel che scrivi in questo post: mi sembra che tu faccia acute osservazioni.
    Personalmente ai film "hard" ho sempre preferito i racconti che scavano nei meandri del desiderio, sapendo lasciare ampio spazio all'immaginazione del lettore. Infatti nel film porno di solito non c'è storia, i personaggi sono "macchine da prestazione" senza alcuna personalità, non si sa da dove vengono, come si sono desiderati prima di arrivare "là", e per questo non mi coinvolgono per nulla.
    Ognuno poi ha evidentemente il suo modo di essere e sentire, quindi il mio è un semplice punto di vista, però mi "intrigano" molto di più, ripeto, i narratori che sanno raccontare non solo l'approdo degli amanti (occasionali o non), ma anche il percorso del cercarsi, dello sfiorarsi e del desiderarsi, che è appunto la poesia del sesso. Sarà perché di tutta la gamma di colori dell'eros preferisco la passione, che senza poesia (la *sua* peculiare poesia) non è nulla.

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  4. Leggere "Le Estremità dell'Amore" di Geoff Nicholson. Sfondo noir (per esigenze di scaffale) e grande tensione erotica adornata di doviza di particolari. Gustoso.

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  5. L'eccitazione ed il desiderio non sono canalizzabili, arrivano... semplicemente ci sono! Pulsioni... voglie.... attrazioni. La penetrazione fine a se stessa è solo masturbazione, è il contorno che fa il sesso-

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