martedì 23 agosto 2011

The Last exorcism di Daniel Stamm (2010)

È il mio destino, conoscere uomini che amano film diversi da quelli con i quali sono cresciuta e che mi hanno formata: De Sica, Visconti e Pasolini, li ho messi sulle mensole in alto, da tirare fuori assieme a una commedia di Eduardo a Natale, quando proprio non si può evitarlo.
Comunque, non disdegno certi film meno impegnativi, anzi, c’è della creatività e del genio assoluto anche nei primi effetti speciali de “La casa 2” quando gli zombie escono dal tombino e vermi di cera pongo invadono lo schermo.
Quando però arriva un’opera come il mockumentary horror del regista tedesco Daniel Stamm, il discorso cambia, e non giustifico la sua visione per la teatralità delle luci, come mi capita con un Argento d’annata assistito per gli effetti speciali dal genio di Mario Bava, per l’ingenuità di certe scelte registiche, per le location, sulle quali è costruita l’intera trama. Con un film come “The last exorcism” mi prende la trama, la recitazione iperealistica, lo story board perfetto che si svela nei particolari, come il diavolo, quando anche le inquadrature che sembrano le più casuali raccontano e insinuano dubbi.
Intanto, il Ministro evangelico non è un viso conosciuto ai più, anche se Patrick Fabian ha lavorato in telefilm come “Friends”, “Ugly Betty” addirittura “Beverly Hills”, a vederlo in Lousiana alle prese con le anime perdute dei suoi fedeli non ci si pensa neanche. Se poi il pastore dichiara alla giornalista Iris Bahr, di non credere all’esistenza dei Demoni e di avere una forte cultura filosofica e religiosa, ci si accorge subito di essere in presenza di un film diverso.
Lui non ci crede, ma li pratica. Pratica esorcismi finti, perché sin da bambino ha usato certi trucchi da mago Silvan, e convince le persone “possedute”, chiaramente affette dalle più diverse patologie mentali, di aver finalmente scacciato Satana o chi per lui.
Con questo Documentario, il pastore intende infatti dimostrare che la possessione demoniaca non solo non ha ragione di esistere, ma che bisogna smetterla di praticare esorcismi che il più delle volte, mettono a repentaglio le vite di chi li subisce.
Sceglie una lettera a caso, davanti alla telecamera e alla giornalista, anticipando addirittura il contenuto della richiesta che conosce a memoria, perché, sostiene, sono tutte uguali.
La ragazzina c’è sempre, è d’obbligo, e qui è una straordinaria Ashley Bell al primo lungometraggio. È lei la vergine di cui avere compassione e che vive il trauma dell’adolescenza, il dolore dell’abbandono dell’infanzia e la morte della madre, tutte sono cause plausibili per giustificare l’isteria del gruppo familiare.
Il padre alcolizzato che ha perso la moglie e che ritiene l’educazione casalinga della figlia l’unica via di salvezza per l’anima, ti mette subito nella disposizione d’animo di pensare a un sentimento crudele e incestuoso, assai più osceno della purea di piselli e delle pustole sul corpo.
E poi c’è umanità. C’è l’umanità del fratello che sostiene la teoria dell’isteria e non della presenza demoniaca, così come quella del Reverendo del paese, assistito da una grassa e materna perpetua che immagini cucinare rassicuranti torte per i fedeli e infine, il contesto di una cittadina tranquilla funestata solo da qualche rissa tra ragazzi al sabato sera.
Come se in Rosmary’s baby, Polansky non ci avesse svelato dal principio l’ambiguità dei due anziani vicini e della mousse al cioccolato e fossimo andati alla cieca in cerca di segni e ipotesi così, in “the last exorcism” ti domandi di continuo quando verrà fuori la verità, quando il padre confesserà la sua violenza, o quando dalla bocca della figlia sgorgherà finalmente vomito verdognolo, si solleverà fino al soffitto e camminerà sui muri a conferma che noi, a casa e sul divano, siamo lontani da certi orrori, che possiamo riderne e stare sereni.
Tu prete hai dubitato e sarai punito! Così vuole la trama classica, così si deve arrivare al colpo di scena.
Eppure, anche quando la giovane posseduta sembra aver sputato, per fortuna solo il rospo, raccontando del suo innocente amore per un ragazzino che l’avrebbe ingravidata, quando anche il padre, Louis Herthum, l’unico sostenitore della presenza demoniaca, si scagiona dall’accusa e anzi, capisce di dover ridare la libertà alla sua bambina, senti che non sei ancora arrivato alla fine.
E il colpo di scena arriverà, inimmaginabile e originale.
E saranno ancora una volta i particolari che non avevo colto, scritti magistralmente da Huck Botko e Andrew Gurland, e che nel dopo film, andando a ritroso, ho finalmente scovato, a farmi leggere le verità nascoste, quelle piccole ambiguità che nascondono il male.
Consigliato anche ai non amanti del genere.

(The Last exorcism, Regia di Daniel Stamm)

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