lunedì 31 marzo 2014

Deriva #50 #derivaditwitter: La fiera delle banalità

Il neofita si è fatto furbo. Ha letto il Blog di Skanke, ha saputo dall’amico come ci si comporta. Ha duecento follouer, predica che i #social servono per fare amicizia, ma di sapere chi  tu sia non gli importa un fico secco. Non le legge le bio, ti attacca per un nonnulla, chiosa ad minchiam, non rituitta manco morto, stellina chiunque, e se non gli dai il followback ti fa “ciao ciao” con la manina. 
Lui, con i suoi #FF al sole e all’amore, è libero e sa ciò che vuole. Infatti, i Friday Forward che fino a un anno fa potevano farti guadagnare anche dieci follouer, non hanno più alcun senso. 
Lui si porta i post da FB. Quelli con gli errori di ortografia che giravano sul social di Zuk già tre anni fa. Che se gli dici che è un falso ti risponde: lo sapevo già, l’ho postato solo per ridere. Che poi, se è un post falso, con errori messi lì a bella posta, mi domando cosa ci sia da ridere.
Ma lui è fatto così. Lui sa di sapere.
Il neofita posta su #twitter le foto del pranzo fuori porta con tanto di nonna. La cagnetta smarrita. Quella malmenata. Tutte cose che qui su #TW il social della parola originale e dello scambio rapido di battute, noi puristi (e ormai siamo rimasti in tre) avremmo preferito non leggere.
Perché avere due social uguali identici, mi dovete dire che senso ha, e una volta che me lo avete spiegato, vorrei anche che qualcuno mi convincesse che è giusto.

Ci sono due scuole di pensiero: più follouer comunque sia, anche se la mia “Taimlain” diventerà una collezione di banalità. Meno follouer ma più qualità di scambio.
Io opto per la seconda scelta. Cosa che faccio da sempre anche nella vita, da quando iniziai a fare teatro scegliendo di lavorare per registi meno quotati ma certamente più sperimentali.
Perché se hai troppi follouer in TL, tuittatori compulsivi del primo piano del proprio orribile alluce in riva al mare, ma anche di De Chirico e Balla fa lo stesso, perché non si arriva a capire che il consenso non si ottiene facendo chiasso, sarà anche complicato vedere gli altri, i Tweet più sensati.
Perché sì, lo ripeto da tempo. Non siamo tutti uguali, e di copioni, loffi, inutilmente egocentrici, il mondo è pieno e la rete pure. Di donne che nonostante le notizie di cronaca continuano a sostenere, parlando a nome e per conto di tutte,  “che parliamo d’amore ma vorremmo tutte essere sbattute faccia la muro”, la rete è così piena da non distinguerle più una dall’altra.
Inoltre, chi si appropria di tuit altrui e scrive banalità non verrà mai a leggere il mio blog, né comprerà ciò che scrivo. Al massimo farà finta, unendosi al coro di chi mostra la “selfie” originale con la copertina del mio romanzo, e soltanto per ottenere un rituit. 

Ma il defollou si sente da lontano.
Soprattutto verso chi si è instupidito all’improvviso.
Quando il vecchio follouer, quello che credevi abbastanza sobrio, inizia a rituittare la banalità della neofita in francesine, e una e due e tre, finché non arriva la battuta fortemente sessita. Finché non digita la parola chiave perché parta il mio “ban”, senza rendersi conto che “uterina”, forse, può a dirlo a sua sorella, non a me che di lui non conosco nemmeno il nome di battesimo.  E che tra “femminile” e “uterino” c’è un abisso che lui non vuole proprio riconoscere.
Perché domandare scusa non si usa proprio più.
Perché la massa fagocita e dimentica.
Come la tizia beccata ieri nel RT di un amico, lei, primo piano di uno splendido tacco dodici sicuramente non suo, che non solo ha tuittato l’abusatissimo “Ci sedemmo dalla parte torto visto che tutti gli altri posti erano occupati” ma lo ha poi attribuito a un tale “anonimo”. Povero Brecht, in pochissimi mesi  saccheggiato e dimenticato.
Perché se l’ignoranza è nemica della storia, il populismo è nemico della proprietà intellettuale.
Il populista ti accusa di arroganza se per caso lo correggi, ti dice “cazzo vuoi”, se è a corto di parole. 


In una società dove il 37% della popolazione compra un libro l’anno, uno solo, le parole d’ordine vincenti sono buonismo e banalità. Popolarità, che fa il paio con tivù. Perché come ci ha giustamente ricordato Camilleri, in questo paese esiste solo la speculazione economica, quella intellettuale, forse, costa troppa fatica.

3 commenti:

  1. Pensa che una bella percentuale di quel 37 compra proprio Camilleri perché, comunque, nell'unico giorno dell'anno che entra in libreria chiedendo la "novità", guarda caso un Camilleri è appena uscito... per il resto posso dirti poco a riguardo. Non twitto nulla. Trovo quel social molto feisbuccato. Ancora meno su feisbuc. Pochi follouer vale la pena averli sul blog. Conoscerli e poterci bere un tè scambiando pareri mentre attorno schegge di tweet e svariati messaggini si perdono nell'etere oltre il "cancelletto" lasciato aperto...

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    1. "il cancelletto lasciato aperto" è bellissima.

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    2. Trovo anch'io che "il cancelletto lasciato aperto" sia un'espressione stupenda, che dice tutto!

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