domenica 8 dicembre 2013

Subway

Tra i viaggiatori che l’umanità la ignorano, tenendo gli occhi su tablet, cellulari, giornali e libri, quelli che la evitano, cercando un posto defilato, saltellando da un sedile all’altro, alzandosi ogni volta per spostarsi un po’ più in là, c'è chi tra gli altri ci sta a proprio agio, che tra gli altri si sente al caldo, affine e complice.
Io appartengo a questa specie, quella curiosa che si perde tra i dettagli, unghie, capelli, pulizia e grana della pelle, che ficca il naso nei libri altrui, che origlia discorsi, accenti, intenzioni e ritmi, che prova a ipotizzare, tra le pieghe di una gonna, un passato da ginnasta o da ballerina, che sulle dita delle mani conta anelli, intuisce età, fatica e indole.
Metto in allarme i miei sensi, tutti e sei, per scatenarli nel vagone come radar sensibili, alla ricerca di uno svago, il mio, sempre a caccia di esistenze sulle quali indagare per ingannare il tempo, quello, il solito, fuggevole e disonesto.
Tra tutti mi soffermo su un vecchio elegante che il passato glorioso ce l’ha nelle spalle, fatiche disegnate dal tempo, abitudini e vizi, la tristezza della perdita –o di molte- scritta a caratteri cubitali nello sguardo. Ormai a un passo dalla fine certa ha negli occhi un’ombra di terrore, lacrime che, in quei crateri infossati e lividi, si sono fatte laghi. Sopravvissuto al proprio passato e comunque sia vincente. Che sia stata una vita gratificante o meno non ha importanza, ciò che vedo mi basta.
Il loden ben spazzolato, custodito con cura ogni anno come se fosse l’ultimo e poi rindossato, come per un miracolo, una grazia, o forse una condanna. Il cappello in tinta, regalo rituale di qualche nipote per un Natale che non riserva più sorprese, e che anzi crea disordine, un caos insopportabile in una quotidianità tutta abitudini. La sciarpa di cachemire odora di lavanda. Unghie pulite, mani come sentieri accidentati. Il polsino, fiero di essere mostrato al mondo, inamidato e lindo, come il colletto della camicia attorno al collo esile, un tronco di salice che si accascia su un prato. Il naso consunto solcato da occhiali.
Porta due fedi all’anulare. Tira fuori dalla tasca un fazzoletto bianco con iniziali e asciuga l’eccesso di nostalgia che gli ha appena tolto il fiato.
Ecco la sua fermata. Scende. La folla lo trascina via, risucchiandolo di nuovo in un futuro di cui io non saprò nulla.


Foto by Valery Titievsky

7 commenti:

  1. Molto bello Elena, molto bello... mi ci perdo sempre nelle tue parole :) Onip

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  2. Poi chi hair visto di personaggi interessanti durante il tuo viaggio in metropolitana?

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  3. E sapere comunque che, così ordinato, qualcuno si prenderà cura di lui. Bella immagine.

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  4. Io faccio photo street in metro, rigorosamente di nascosto, con la mia digitale invisibile rubando attimi di pensiero. Prima o poi me corcano. Elegantemente magari, prima di essere risucchiati via, ma me corcano. ;)

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  5. leggerti è sempre un piacere... sei nata per scrivere... Silvano C.

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  6. Veramente straordinario.
    Maurizio

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  7. Come vorrei esser degno di un tuo sguardo.

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