giovedì 20 dicembre 2012

Deriva #12 L'imbarazzo della risposta imbecille

Okkei, non rispondono.
E neanche io.
È che talvolta mi trovo in imbarazzo. Certe risposte mi lasciano in standby e non so proprio se replicare o andare oltre facendo finta che quel tuit, che non posso cancellare ma che non c’entra granché con la mia affermazione, non sia presente sulla TL.
Ad esempio, preferisco un RT anziché una risposta che ribadisce ciò che ho appena pensato e scritto, come fanno i politici dei Talk Show che ogni volta ripetono ciò che il tizio all'opposizione ha appena affermato e che uno si domanda ma perché non fanno un partito assieme visto che non c'è nessun contrasto.

Non amo lasciare qualcuno senza risposta –sono una che in fila alla Posta si trova a fare carte con l’ottantenne in vena di confessioni- ma qui su Twitter mi trovo spesso nella condizione di fermare il mio dito sul tasto “invio”.
Lo so, non dite niente, non rispondere è cafone ed è una di quelle robe che nelle tuitstar mi lasciano a bocca spalancata. Ma qui è un po’ come in Editoria, ognuno pensa di aver scritto un capolavoro e il rifiuto è pressoché impensabile, almeno all’inizio, prima di capire che la faccenda è governata da ben altre dinamiche... ma questa è un’altra storia.

Insomma, se in Editoria nemmeno inviano più la mail di default, la tuitstar risponde solo se insultata –e non sempre. Certo, ha anche le sue buone ragioni, soprattutto se ventimila rompiballe fanno domande idiote o cercano di interagire a tutti i costi.
Avete mai spiato le TL delle rockstar? Di quelle vere? Pensate sia possibile interagire con i propri fan?
Laddove non sono fake direi proprio di no.
Perché se alla festa c’è il personaggio di turno son tutti lì a porgere bicchieri, saluti e complimenti, e andarsene dopo mezz’ora non è per la “star” un modo per far notare la propria assenza, ma una necessità che nasce dall’assillo: sentirsi contare anche i bulbi piliferi del naso non fa piacere a nessuno.
Ognuno pensa di avere diritto a una risposta ma se la risposta rischia di essere offensiva allora il silenzio diventa d’oro.

E poi si ricade sempre nell’errore del “farsi notare”: se la tuitstar con ventimila follower mi risponde significa che potrei acquisire almeno un paio di inseguitori in più.
Che tristezza.
Perché?, dite di no?, siamo veramente convinti che non ci siano certi calcoli dietro la rispostina acuta, la battuta sferzante e il complimento umido?
E si sente. Uhhh... se si sente! Come per un romanzo ripassato all’ottanta per cento dall’editor esperto e che manca di autenticità.
Poi ci si riduce come su FB dove il “mi piace”, presente sotto ogni stramaledetto commento
(sennò non mi vuoi bene, sennò non mi stimi, sennò non mi hai letto), ha perso completamente di senso.

“Domandare è lecito e rispondere è cortesia” direbbe la mia nonnina vestita Chanel.
Ma credo proprio che su twitter l’interazione non sia sempre necessaria. E soprattutto credo sia giusto battere la lingua al palato dieci volte prima di farlo.
Leggere attentamente un tuit è il minimo, spesso leggo risposte che c’entrano veramente poco con l’affermazione digitata dal proprietario del profilo. E soprattutto, quando si tratta di frasi di tipo personale e dal sapore poetico, non mi pare nemmeno lecito esprimere il proprio punto di vista.

Inoltre, se già non ti follouo significa che non desidero sentirmi obbligato a interagire: per cui poche storie e piantatela di fare i piagnoni.
La modalità di comunicazione one2many, non deve piegarsi a nessun obbligo di risposta, salvo che la tuitstar, che ha diecimila follower e cento follouing, non voglia fingersi democratica e non solo rispondere a chiunque, ma lasciare in TL tutti i tuit scherzosi generosamente elargiti.
La “stellina” è un altro modo che certe "dive" democratiche hanno per sdebitarsi: per gratitudine o simpatia o semplicemente per mettere fine a un botta e risposta che “mannaggia a me e quando l’ho cominciato”.

Ma se la risposta di default, soprattutto in un momento di crisi, dovrebbe essere d’obbligo in azienda, pena il licenziamento in tronco dell’addetto alla segreteria: perché se anche non si può assumere, ignorare una “gentile offerta” di collaborazione determina nel mittente disoccupato una frustrazione crescente che alla millesima mancata risposta può trasformarsi in depressione, non è così nei social media dove spesso –non sempre per carità- i tuit sono provocazioni gratuite o inutile piaggeria.
Anche la mail, inviata sulla casella di posta personale, non ha obbligo di risposta. Se mi invii la locandina all’evento, se m’invii un manoscritto senza domandarmi se posso o voglio leggerlo, se m’invii auguri natalizi assieme a una mailing list di mille sconosciuti, se ti ho già detto che non mi va d’incontrarti e di conoscerti, se continui a scrivermi orrendi poemi, non meriti nessuna risposta.

Se nel mondo zero punto zero tacere significava acconsentire, oggi è ciò che è: t’ignoro.
Punto e basta.
A voi defollouare con un clik pieno di stizza.

5 commenti:

  1. Tu praticamente sei tutto quello che penso su certe dinamiche di #Twitter, ma per il quale mi mancan le parole.

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  2. Bah. Secondo me non rispondere, *nei casi in cui una risposta sia richiesta in modo più o meno esplicito*, è da cafoni, punto e basta, e tutto il resto è aria fritta.
    Quelli che usano Twitter devono semplicemente tirarsela un po' di meno, scendere da quel dannato piedistallo e riscoprire il piacere della chiacchierata tra due o più persone. Si chiama SOCIAL network per un motivo, no? Altrimenti rimane un Hyde Park virtuale, tutti a sparare le loro sentenze dal podio con sotto gli ascoltatori.
    E il paragone con le rockstar non regge: è ovvio che è impossibile rispondere personalmente ad un milione di fan, ma quando i numeri sono più limitati sarebbe doveroso!

    Ma poi, questa cosa: "se già non ti follouo significa che non desidero sentirmi obbligato a interagire". Ma chi sei? Ti credi superiore? Metti caso che non conosci l'interlocutore? E se, come faccio io, detesto scrivere su Twitter ma mi piace leggere e fare due chiacchiere con qualcuno? E se io fossi un premio Nobel di letteratura, o di qualsiasi altra materia di tuo interesse? Ci perderesti *anche tu*, col tuo fare di superiorità.
    "La faccenda è governata da ben altre dinamiche"? E dove sono scritte, di grazia? Ve le siete ficcate in testa voi!
    Tornate sulla terra, twittatori. Davvero. Siete esattamente come noi che vi leggiamo, né più, né meno.
    Certe cose mi fanno veramente inorridire, ma probabilmente sono io che sono all'antica.
    *Defollow*

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  3. Anche con 2.000 contatti è complicato rispondere e comunque sì, su TW la reciprocità non è d'obbligo (vd. deriva 1) e il resto va da sé. se vuoi la reciprocità c'è FB.

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  4. Io sono d'accordo con Bruno, ok che i divi nn possono rispondere a tutti i propri fans passi anche che la reciprocità nn è un obbligo ma in certi casi nn rispondere è strafottenza. Se sei così intelligente a scrivere certe cose anche interessanti devi essere consapevole che quelle cose possono essere argomento di discussioni anche costruttivi x te stesso che le hai scritte. In ogni caso come dicevo l'altro giorno io arrivo dalla transumanza di fb, nn sapevo quali fossero i requisiti o su quali criteri si basava twitter e come ho scritto l'altro giorno x quello te ne sono grato x le tue derive, ma ho sempre più l'impressione che tuutter sia pieno di malati cronici, innamorati pazzi,e donne che solo li sentissero i propri partner chiederebbero il divorzio sentimentale istantaneo. Detto questo da quelle persone nn voglio a priori aspettarmi una risposta, li considero un pò poveri e nn sprecherei il mio tempo.

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  5. infatti, non rispondere è spesso cafone, ma appunto dipende anche dalla domanda e poi, ci sono tuit cui rispondere non è necessario e neppure richiesto. Naturalmente ciò che dico io non è in contrasto con ciò che dite voi. nel modo più assoluto. però, bisogna evitare di lottare contro i mulini a vento: pretendere la risposta da uno che riteniamo supponente non è che una perdita di tempo.

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