«Ho subito
un danno. Le persone danneggiate sono pericolose. Sanno di poter
sopravvivere... è la sopravvivenza che le rende tali... perché non hanno pietà.
Sanno che gli altri possono sopravvivere, come loro».

Anna ha
subito un danno e vive di una passione sfrenata che la porta a condizionare in
negativo la vita di tutti quelli che la circondano.
Per
sofferenza e danno non posso quindi prendere in considerazione la storiella
andata male con il fidanzato del liceo. Quella ha un altro nome.
E credo
che, iniziando a chiamare le cose con il nome più giusto, potremmo già cominciare
a intenderci.
Sui social
leggo spesso che chi ha sofferto è di norma una persona solare, generosa,
ridanciana.
Io dico
che questa è una versione dei fatti, ed è sicuramente una versione della realtà
inutilmente edulcorata. Perché nella vita e sui social oggi vince la retorica
del buonismo a tutti i costi, quella che premia i sorrisi anziché i cazzotti
che, a mio avviso, oggi, sarebbero più indicati.
Perché in
questa italietta dall’apparire, quanto e più di ieri, conta solo l’immagine,
che sia del “vincente” o del “buono” fa lo stesso ma purché non sia quella del
frustrato, dell’alcolista e del drogato.
Come se la
frustrazione in una società dove per vincere devi conoscere qualcuno non fosse
una condizione normale per la maggior parte di noi.
Affermare
che chi ha sofferto sia a tutti i costi generoso e amabile è a mio avviso un
paradosso da romanzo rosa.
Le
considerazioni filosofiche, oggi come ieri, vanno fatte non sulla base di ciò
che si pensa ma su ciò che si vede. Soltanto quello che è riscontrabile in natura,
risponde a verità. Anche perché gli umani il più delle volte sono bugiardi.
Se mi
brucio col fuoco, potrei arrivare ad avere paura della luce stessa.
Se una
volta sono stato per annegare proverò ansia anche davanti a una pozzanghera.
Troppo
cibo ingrassa. Troppo amore ammorbidisce. La sofferenza indurisce.
Al
contrario di tanti altri, io ho sempre riconosciuto chi ha sofferto perché il
più stronzo della compagnia.
Per
stronzo intendo una persona che abbia costruito attorno a sé una corazza di
modi tali da tenere a distanza chiunque. Una persona brusca è tutto fuorché
affabile. Il che non significa che non sia la più generosa e fragile. Ma
sicuramente non è quello riconoscibile dal sorriso.
Le
biografie dei grandi attori, ma anche ciò che truccatori e attrezzisti mi hanno
raccontato in tanti anni di teatro, sono ricche di episodi di vera crudeltà
perpetrati da artisti di grande talento e fama, quelli cui non era certo
bastato avere la tessera di un partito per dimorare nell’olimpo di Cinecittà, a
danno di colleghi o amici.
Difficilmente
si sentono storie di bontà gratuita.
Di
solidarietà, sì. Ma la solidarietà è tradizione ed è fatta in gruppo, essere
solidali tra attori significa assicurarsi un futuro. Nessun attore lascerà mai un
altro attore morire di fame. E se ad alcuni è successo, ed è successo, è stato perché
non hanno chiesto aiuto o lo hanno chiesto a persone sbagliate.
È raro
sentire di talent scout che hanno aiutato giovani senza chiedere nulla in
cambio. I vecchi attori hanno sempre schiavizzato e spremuto come limoni gli
attori giovani, è quasi un’usanza, fa parte della gavetta, e credo sia anche
giusto così.
La Palma
d’oro della crudeltà, e parlo soltanto di attori storici di casa nostra, pare
l’abbiano avuta celebrità come Eduardo, Anna Magnani, Paolo Stoppa, Arnoldo
Foà. E questa è storia, non sono invenzioni a effetto.
Eduardo stesso
diceva che “chiunque ha un carattere ha un cattivo carattere” proprio per
giustificare il suo essere naturalmente brusco, l’accoglienza che riservava ai nuovi arrivati,
il modo di correggere gli errori dei tecnici luce.
Chi ha
sofferto sarà sicuramente una persona che valuta il presente con grande serietà
ma che usa i sentimenti con enorme parsimonia.
Forse sì,
chi ha subito un danno sarà il più generoso tra gli uomini ma mi pare eccessivo
pubblicizzarlo come un beota dall’espressione felice.
Chi ha
sofferto veramente ha ancora la paura nello sguardo e paga un analista per
riuscire ad attraversare la strada da solo.
Sono un po’
stanca della retorica del buonismo da social network e talk show. La
frustrazione non è un male e la cattiveria neanche, quando abbiamo subito un
danno vediamo la realtà per quella che è, impietosa e ostile.
In caso
contrario non è la vita che abbiamo vissuto o non è un danno che abbiamo
subito.
molto bello. siamo tutti coinvolti in una vita che ci rende volenti o no convolti nel dolore e nella sofferenza, ma anche la sofferenza ha stadi di gravità differenti, e di sopportazione differenti. Personalmente me la porto e ho imparato come dici tu a metter le mani avanti, per difendermi. Ma quanto è difficile difendersi dalla sofferenza.
RispondiEliminaBrava Elena.
mi arrendo... condivido, semplicemente. Silvano.
RispondiElimina