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martedì 11 ottobre 2011

Teresa e il Jazz


Stasera dice cose tristi la mia tonda Teresa, si è cambiata d’abito otto volte ed è tesa, malinconica direi, cosa che non è da lei.
«Terry ma che hai? Non sei contenta che siamo al cambio di stagione, che l’autunno avanza e che stasera hai un’inaugurazione? I locali stanno riaprendo e così la grande caccia, stai serena che sennò non acchiappi nessuno con sta faccia!»
Ma non c’è niente da fare, scalcia per la stanza borsette e scarpe, accende dell’incenso e dice cose senza senso, si butta sul letto a braccia aperte e a ruota libera mi dice della maturità che avanza, delle rughe che le stanno facendo la corte ormai da tempo, e che di certi orrendi occhiali per vedere da vicino, non può più fare senza.
Le propongo un salto giù in pasticceria, una cioccolata calda o una corsa in profumeria ma Teresa non si muove presa da un’ostinata e immobile afasia.
Metto su il suo pezzo preferito, ma ascoltare Sinatra nemmeno l’aiuta, anzi si alza infastidita, fa tutto il corridoio a passo lento, si gira e mi saluta.
«Ma dove vai Teresa? Aspettami che vengo anch’io».
«Non sto uscendo, faccio una prova, solo il giro del palazzo in cerca dell’approvazione generale, oggi sta storia mi prende proprio male.
So già chi rivedrò stasera, li conosco uno per uno e da una vita e anche loro sanno bene la mia storia.
La verità è che detesto questa grande città che resta paese, che un anno ancora è passato e che in questa nazione nulla è cambiato.
Cerca di capirmi, oggi sono proprio pessimista e intollerante, non credo sia positivo per me star tra la gente!
In quel locale ci andai la prima volta che avevo tredici anni, portavo lunghe trecce e minigonna e camminavo senza fretta quando alla fine di corso Vittorio e sulla sinistra, sentii venire su quell’armonia perfetta.
Il buio m’ingoiò in un solo istante e mi strinse forte, così come l’odore di muffa e della gente.
Un tizio magro che sembrava fatto suonava per dei tizi grandi e per la bionda Picchi, che gentile e sorridendo mi offrì da bere e mi domandò cosa stessi cercando, ora lei non c’è più e il trombettista Chet neppure.
Secondo te come mi dovrei sentire?
Ecco perché non voglio uscire, andare lì è come vedere un cielo all’imbrunire, ascoltare una canzone della mia infanzia, andarci stasera è come programmare una crisi d’ansia!
Dove sono finiti i soldi alla cultura?
Dove stanno più l’aggregazione e le passioni vere?
Dove sarà finita l’antica e sana capacità di vivere per l’arte e con fatica?
L’abnegazione non si compra, per fortuna, il cosiddetto fuoco sacro non ha bisogno solo di denari, è un dono degli avi, sta nel dna familiare e se non si può fabbricare!»
Io non oso parlare perché Teresa ha proprio ragione, ma non ha messo in conto la cosa più importante, che il vero talento non appartiene mai al regime ma alla gente.
La mia constatazione non la lascia indifferente, decide per un bianco e nero molto jazzy, trasparente da renderla tanto breezy da prevedere una serata niente affatto bluesy.

mercoledì 5 ottobre 2011

Opportunismo.

Lui mi prende alle spalle, sì.
No, non è possibile che mi risponda, mai fatto, e meno che mai che mi passerà a prendere, e nemmeno è ipotizzabile che io me lo veda arrivare così, di faccia, lì davanti a tutti.
Allora gli scrivo così: volevo solo dirti che venerdì c’è l’inaugurazione bla bla bla... sarei felice di rivederti eccetera...
O la va o la spacca.
D’altra parte se non viene, significa una cosa sola... ma non ci voglio pensare.

Quindi lo invito e non aspetto risposta.
È deciso, vado lì da sola e se mi deprimo chiamo qualcuno, sì, perfetto, se vedo che per le undici non arriva, telefono a un amico che abita lì vicino. Ma sì, d’altra parte è venerdì e di depressi ne troverò un mucchio a casa davanti alla tivvù a mangiarsi le unghie.
Non sarà un problema.
Magari a un certo punto esco a fumare, mi porto fuori anche una birretta... sono lì che prendo appunti, che scrivo qualcosa, lì nell’ombra, vicino a un’auto, anzi appoggiata a un’auto, e vedo qualcuno che arriva, aspetto perché tanto non ci si vede niente... ah, ma se non lo vedo io, nemmeno lui può vedermi...
Allora ecco, esco dal locale, con la birra, prendo il quaderno... anzi no, mi metto a sfogliare qualcosa, Marias è perfetto, lo adora, e allora io sono lì seduta su un gradino –tanto credo che metterò i jeans e non un vestito- e sono lì che leggo, e la birra mi frizza sulla lingua quando lo vedo arrivare, lui si avvicina e mi sorride no, sicuramente no –non lo fa mai, non posso proprio immaginarmelo- lui si avvicina e allora... e allora mammamia.

In realtà sono mesi che non lo chiamo, non gli scrivo, non lo taggo, non lo linko... e certo dovrei resistere ancora, non dovrei andare ogni dieci minuti sulla sua pagina, no, non dovrei neanche leggere i profili di tutte maledette trenta, quaranta, cinquantenni, single che ha tra le amiche, no, e poi anche quelle sposate purché appetibili...
Non ne posso fare a meno, no, non è nemmeno pensabile.
Dio!, come mi fa sangue quell’uomo, è così... così... mah... così, e basta.
Sì, in effetti se dovessi descriverlo non saprei proprio da dove iniziare: appena lo vedo il cervello mi va in pappa, e quando ci penso anche, anzi, mi fa impazzire ancora di più, maledizione!

E comunque è così che dovrebbe andare... io esco con la birra, la sigaretta, mi siedo sui gradini, quelli davanti al locale... ah... e se qualche imbecille ci ha parcheggiato la macchina davanti?
Beh, speriamo di no!
Quindi, se il tizio o chi per lui non parcheggia proprio lì io posso sedermi sul gradino, sono lì che leggo e con la coda dell’occhio lo vedo arrivare, anzi no, vedo un’ombra che si avvicina e vedo subito le sue mani, no, una mano, solo la destra, è più bella, e poi non c’è la fede...
La fede...
Sì lo so, lo so, lo so, è questo il problema.
Ma no, no, no che non è questo il problema, non è mai un problema per lui.


Metto il vestito nero, no, i jeans... va beh deciderò dopo, secondo il taglio che mi faccio.
Ma sì, ho voglia di cambiare look così cambio mood...
Che stress.
Sono tre anni che gli corro dietro, lo so, lo so, lo so... è questo il problema!
Ve beh!
Ma se non lo invito come saprà dell’inaugurazione?
Certo potrei fargli arrivare l’invito tra i tanti, un evento, non c’è niente di male... mi è sfuggito, nemmeno ci ho fatto caso, magari lo vede e gli viene voglia di venire.

E quindi sono sul benedetto gradino con la birra in mano e i jeans... beh certo che l’abitino fa molto più... poi lo so che impazzisce per le caviglie, ama i tacchi alti.
Lo vedo il feticista in bacheca come gli dà di bianco e nero super bondage... ecco, ecco, ho trovato! Certo, ma come non mi è venuto in mente prima: trucco pesante, labbra rosso intenso, aderentissima –non c’è nessun problema- e così colpisco duro!


«Ah... tesoro... è finito il film? Domani porti tu i bambini in palestra? Devo andare dal parrucchiere... venerdì lo sai... ma dai ma rimanda questo viaggio!, almeno mi accompagni all’inaugurazione del locale... no eh?, peccato... va beh... dai dammi un bacio amore mio, buona notte».

Dunque, dov’ero rimasta, ah ecco sì, l’invito.
No, così non si può.
Devo almeno avere la certezza che l'abbia ricevuto, e che sappia che io sono lì, così se non viene, mi metto in testa una volta per tutte che non è lui ma che sono io il problema.
Certo, questo è il solo modo per decidere, o almeno cominciare a capire, a dirmi, a convincermi –lo spero- che con lui non c’è nessuna speranza, che non è roba per me, che me lo devo levare dalla testa.
Nessuna certezza.
Huuummm...

(Foto Nicholas and Sheila Pie- http://weimarart.blogspot.com/)

domenica 2 ottobre 2011

Teresa e le notizie del giorno.

«Cosa ci serve il giornale stamattina?» domando a Teresa che non ha una bella cera.
«Dopo le dichiarazioni di CONFINDUSTRIA e le lettere di Della Valle, ci si aspetterebbe qualcosa di più che storie di mignottelle».
«Lo so Teresa ma è normale, domani inizierà il processo per la storia di Ruby minorenne, e visti i tempi brevi e le testimonianze, il Premier dovrà giustificare le orge nelle sue stanze».
«Sono anni che si parla di scandali e minorenni e poi lo sai l’udienza potrebbe essere bloccata e qui si parlerebbe ancora di “patata”. Oggi comunque, e dappertutto, si parla solo di Katarina e degli anelli».
«Di che anelli parli?»
«Di quello che lui le avrebbe regalato in quanto fidanzato. Dice che la storia è ormai ufficiale e che sarà lei la nuova first lady nazionale».
«Non pensavo si arrivasse così in basso, che per mandarlo via facesse tanto chiasso. Adesso arrivano anche dal Montenegro e in tre sorelle per fargliene vedere delle belle».
«Il drago non è mai sazio, diceva la sua ex moglie, stanca di sorvolare sulle sue voglie. Però ci sono anche le modelle che saltan fuori dalle torte ma che poi, capita quale sia la vera via, si mettono in preghiera e così sia».
«Pubblicità anche quella, ormai per farsi un nome, ci si rivolge pure al signore!».
«Io penso che LUI non cadrà mai, ogni volta si contano le ore ma non ci finisce mai in prigione. Un testimone all’ultimo momento, il legittimo impedimento, un cambio di procure e tante di quelle lordure che alla fine lui è sempre lì, e il nostro buon nome va sempre più giù».
«Ma tu Teresa ci pensi mai al dopo? Pensi mai che riponiamo tanta speranza in un cambiamento ma che caduto questo governo, non avremo certo di meglio?».


«Se li metto tutti insieme non ne faccio uno solo che andrei volentieri a votare.
Del piddì ne ho le scatole piene, entrano in aula solo quando gli conviene, il giustizialismo di Tonino non è che un mucchio di parole, visto che a palazzo si porta pure la prole, Casini mai contemplato che sia ultra cattolico è acclarato, i radicali poi non li capisco... forse rimane sinistra e libertà ma sempre consorziati a qualcuno se dovrà sta. Vedo un futuro ancora molto duro, gli aghi della bilancia e i piccoli ricatti, le solite beghe di palazzo di cui a noi non fotte un... »
«... fermati Teresa non andare oltre, non vedo un bel futuro neanche io, non so perché ma non riusciamo a ribellarci, restiamo a guardare e continuiamo a scandalizzarci, qui sarebbe da andare oltre i partiti, scendere giù in Piazza e lottare tutti uniti».
«Credo che tu sia proprio una che sogna. Lo sai che l’abitudine a fare il proprio bene a discapito degli altri si elimina con la cultura e con un’etica profonda e non è roba che si compra né che s’insegna. Io non ci credo più alla rivoluzione, c’è chi si venderebbe madre e figli, per un facile successo e una vita d’imbrogli».
«È vero Teresa ma ci rimane questa bella giornata».
«Una bella passeggiata proletaria?».
«Sì, andiamo a prendere un po’ d’aria, domani sarà dura, si parlerà solo di lui e della sua lordura».

sabato 1 ottobre 2011

Teresa e il cyber sesso

La passione con gli uomini che stanno on line, dura neanche il tempo di dirsi come stai.
Teresa si domanda se non sia il suo parlare chiaro a far sì, che in breve, essi passino di mano.
Ma forse son tutti così gli uomini d’oggi, ti chiedon l’amicizia, ti fanno complimenti, scrivono e mail infinite e duemila commenti, lo fanno per un massimo di tre settimane, poi capiscono di che musica si tratta e lasciano stare.
Ma per forza che è così se non sentono il mio odore, se non sanno com’è il mio sguardo e non conoscono il mio ardore e poi sì, non sono una che va per il sottile, quando si tratta di un bluff, non c’è mai troppo da capire e poi on line, si sa, si prendono un mucchio di grosse fregature.

Me lo ricordo il tizio che sembrava amarmi alla follia, e poi diede forfait al primo invito in pizzeria.
Il cretino mi chiamò poco prima che uscissi da casa, e con un fare da grand’uomo inventò una scusa, «sai com’è non prendertela a male, uno come me ha sempre un gran da fare».
«Ma io non me la prendo, sei tu che mi hai cercata, certo che a saperlo un’ora prima mi sarei riorganizzata».
Una volta ho letto su un giornale che il problema del maschio d’oggi sarebbe proprio che non ha più da cacciare, che come un bimbo davanti a una vetrina di offerte, si sente in imbarazzo e preferisce evitare.

Terry ne ha una bella collezione, intellettuali cinquantenni e giovanotti, politici e giornalisti, impiegati o qualunquisti, uomini che sembrano affidabili ma che di persona, si presentan tristi e fragili e non dicon più parola.
Per Terry è diventata proprio una mania, metter le loro icone tutte in fila sulla scrivania.
Si diverte a farne il tiro al bersaglio: prendere la loro faccia e centrarla di freccette, è il solo modo di vendicarsi che la diverte.

Non puoi chiamare all’ultimo momento, lasciar che passi sola il fine settimana e solo perché il tuo Edipo non risolto, trema davanti a una sottana.
Certo fin che sono lì rinchiusa nel tuo computer, hai un bel da fare a scioglierti in complimenti e a inviare canzoni dai titoli significanti, poi, alla resa dei conti ti prende la paura, e ti domandi con terrore se sarà storia che dura.

Sai che palle vedersi tutti i giorni, sai che ansia dover ricominciare?
Meglio una storia on line che non sai mai come va a finire, meglio star lì ogni giorno a rimandare. A fare cyber sesso ci si può solo guadagnare, niente sforzi inutili e ansia da prestazione, che poi gira che ti rigira, non c’è tanto da sapere: il piatto è sempre quello e il contorno pure. Ed è inutile girarci attorno, ciò che conta è solo l’immaginazione, è giusto il pensiero che ci fa tremare: chattiamo di grandi cose fino all’alba, e poi si va a dormire.